Decreto Sicurezza: divieti e restrizioni non contrastano la violenza giovanile
Gianfranco Ferraro per Save the Children
Per affrontare il problema della violenza giovanile è importante andare oltre risposte allarmistiche o esclusivamente punitive.
Alcune misure contenute nel decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri sembrano andare in direzione opposta: rischiano di introdurre divieti e restrizioni che possono ostacolare la crescita, la partecipazione e la responsabilizzazione dei minori, contribuendo anche ad aumentare situazioni di esclusione.
Cosa prevede il Decreto Sicurezza su violenza giovanile e quali sono i rischi
Le politiche sul tema della violenza giovanile non possono limitarsi alla gestione dell’ordine pubblico, ma devono tenere conto del loro impatto sui percorsi di crescita, sulle relazioni e sui diritti di ragazze e ragazzi.
In particolare, il rafforzamento del Daspo urbano, che si applica anche ai minori ultra14enni, insieme a quello delle zone a vigilanza rafforzata possono avere un impatto sui percorsi di integrazione e reinserimento sociale dei giovani, soprattutto per chi risulta segnalato per condotte antisociali. Anche altre misure, come l’ampliamento dei reati per i quali è previsto l’ammonimento o le sanzioni per i genitori di minori che commettono reati, rischiano di aumentare la stigmatizzazione dei giovani vulnerabili e a rischio di devianza e di colpevolizzare le loro famiglie, senza intervenire realmente sulle cause profonde del disagio e della violenza giovanile.
Sicurezza e giovani: necessario un cambio di prospettiva della politica
È necessario un cambio di approccio, da parte della politica e del mondo adulto, che metta al centro l’ascolto, la prevenzione e il dialogo tra generazioni. Promuovere la partecipazione di ragazze e ragazzi e costruire relazioni positive, sia tra coetanei sia con gli adulti di riferimento, è fondamentale.
Servono comunità educanti forti, con adulti in grado di accompagnare i percorsi di crescita e non solo di controllare. Allo stesso tempo, è importante investire in territori che offrano spazi e opportunità concrete, come sportelli di ascolto nelle scuole, percorsi di sostegno alla genitorialità e attività culturali, sportive e sociali capaci di coinvolgere i giovani in modo positivo.
Per essere davvero efficace, soprattutto nei contesti più fragili, la rete educativa deve essere strutturata e continuativa, radicata nella conoscenza del territorio e fondata sul coinvolgimento della comunità. L’integrazione tra scuola, famiglia, sport e spazi rigenerati, insieme a risorse stabili, è essenziale per trasformare le periferie in luoghi di crescita, inclusione e opportunità, prevenendo disagio ed esclusione.