Gaza: gravi conseguenze sulla salute psicologica dei bambini

Gaza bambina tra le macerie

Una nuova ricerca condotta dalla nostra Organizzazione rileva che i bambini di Gaza vivono in una profonda sofferenza psicologica, causata dalla paura delle bombe e dal vivere in una costante situazione di insicurezza.

Già prima delle recenti proteste i bambini mostravano preoccupanti segnali di sofferenza quali incubi, dei quali hanno avuto esperienza il 63% dei bambini interpellati e difficoltà nel dormire, riportate dal 68% dei minori intervistati.

Il rumore degli aerei è stato citato dal 78% dei bambini come maggiore fonte di paura. Bambine e bambini, infatti, hanno affermato di essere “spaventati” o di sentirsi “insicuri” a causa della prospettiva di una guerra o dei bombardamenti che possono colpire loro e le loro famiglie.

Faccio incubi terribili e ho la paura costante di essere colpita da una bomba, di venire ferita o uccisa” racconta Samar, quindicenne di Gaza che ha vissuto tre guerre e non ricorda altro al di fuori della vita sotto embargo.

Samar ha partecipato alle proteste della Marcia del ritorno.

“Alla Marcia ho visto persone ferite, ero scioccata” ricorda Samar. “Avrei voluto piangere quando ho visto bambini innocenti, che non hanno commesso alcun crimine, venire feriti e ho pianto quando li ho visti morti. Mi ha spezzato il cuore, è stato doloroso”.

Siamo profondamente preoccupati che la crescente violenza vissuta dai bambini, insieme all’aumento del senso di insicurezza provato, metta fine anche alla loro resilienza.

Nonostante le enormi pressioni fronteggiate da molti bambini, la ricerca ha rilevato che la maggior parte di loro mostra ancora segni di resilienza: più dell’80% dice di poter parlare dei problemi con la famiglia e con gli amici e il 90% afferma di sentirsi supportato dai genitori.

“Una significativa parte del senso di sicurezza provato dai bambini è legato alla stabilità che le famiglie sono state in grado di offrire, con oltre l’80% dei 150 bambini intervistati che non si sentirebbe al sicuro lontano dai genitori” spiega Marcia Brophy, esperta in salute mentale di Save the Children in Medio Oriente. “Durante le ultime settimane in migliaia hanno visto il padre, la madre o un parente ferito o ucciso: una tale perdita di equilibrio a livello familiare, in un ambiente che è già caratterizzato dall’insicurezza, mette a dura prova la salute mentale dei bambini e costituisce una grave minaccia per i loro fragili meccanismi di difesa. Questo li espone a un alto rischio di stress tossico, la più pericolosa forma di risposta allo stress, provocata da una forte o prolungata esposizione alle avversità”.

È previsto che le proteste proseguano fino a oggi, giorno della commemorazione della dispersione forzata di massa avvenuta con la fine della guerra del 1967. Oltre mille bambini e almeno 11.000 adulti sono stati feriti dalle forze israeliane dall’inizio delle proteste.

Negli ultimi dieci anni le famiglie di Gaza hanno affrontato difficoltà e incertezze: l’embargo imposto da Israele, così come i tre conflitti, hanno posto sotto enorme sforzo l’economia e i servizi essenziali.

Molti bambini a Gaza non conoscono altro che l’embargo, la guerra e la deprivazione. Stress e ansia accompagnano ogni giorno che viene vissuto nell’incertezza. Oltretutto, molti sono stati feriti o hanno assistito a violenze” afferma Jennifer Moorehead, Direttrice di Save the Children nei Territori Palestinesi Occupati.

“I bambini di Gaza sono resilienti, ma devono ricevere con urgenza un maggiore supporto per superare le esperienze traumatiche. La comunità internazionale deve poter incrementare l’assistenza e introdurre maggiore supporto psico-sociale e per la salute mentale nelle scuole, nelle attività extra curriculari e nelle case. Solo facendolo immediatamente, focalizzandosi anche sulla fine dell’embargo e sull’individuazione di una soluzione duratura e giusta, i bambini avranno maggiori speranze per il loro futuro” conclude Moorehead.

Per approfondire leggi il comunicato