Le ragioni per cui abbiamo firmato il codice di condotta per le ONG impegnate nel Mediterraneo

A seguito della nostra scelta di firmare il Codice di Condotta proposto dal Ministero dell’Interno alle Ong che operano in mare per portare in salvo i migranti, ci sono state sottoposte molte domande in merito, per questa ragione abbiamo deciso di esporre qui di seguito i motivi che ci hanno spinto a firmare.

Il Codice di Condotta prevede varie regole per chi opera in mare, quali ad esempio, il divieto di entrare in acque libiche, di spegnere i trasponder – i dispositivi cioè che servono a localizzare la nave -, quello di fare segnali luminosi che consentirebbero la localizzazione ai trafficanti. Inoltre prevede che le ONG abbiano una attestazione delle proprie capacità tecniche di partecipare a missioni di ricerca e salvataggio, la trasparenza nei finanziamenti, il divieto dei trasbordi a meno che non siano coordinati dalla Guardia Costiera, nonché la possibilità di far salire sulla propria imbarcazione agenti di polizia giudiziaria.

Perché abbiamo firmato l’accordo

La decisione di firmare è arrivata dopo una valutazione all’interno dell’Organizzazione, a livello nazionale e internazionale, ed è unicamente dettata dalla volontà di garantire continuità alle operazioni di salvataggio, in modo trasparente e ristabilendo il giusto clima di fiducia e collaborazione. Oltretutto è importante sottolineare che, sin dall’inizio delle operazioni nel 2016, le attività di ricerca e salvataggio in mare della nostra nave si sono già svolte con modalità operative corrispondenti alla gran parte delle indicazioni contenute nel testo del Codice di Condotta, come ad esempio quella di coordinarsi con la guardia costiera italiana e non entrare in acque territoriali libiche.

L'imperativo assoluto rimane quello di salvare le vite di bambini e adolescenti in mare e per questo abbiamo ritenuto importante confermare l'impegno alla maggiore collaborazione possibile con tutti i soggetti, istituzionali e non, coinvolti nelle operazioni, al fine di garantire la massima protezione alle persone in pericolo e soprattutto alle più vulnerabili, come i bambini.

Questo accordo non implica il respingimento dei migranti in Libia

La nostra organizzazione continuerà ad operare come ha sempre fatto, in collaborazione con le autorità e sotto il coordinamento della Guardia Costiera. In particolare, sappiamo che la Libia continua ad essere porto non sicuro, come emerge quotidianamente dalle testimonianze dei migranti, e che dunque si dovrà continuare ad operare secondo il principio di “non respingimento”, sino a che non si modifichino sostanzialmente le condizioni di accoglienza nel Paese.

La nostra posizione rispetto al divieto di trasbordo

Nella prima bozza del Codice di Condotta proposta dal Ministero dell’Interno, era previsto che il trasbordo di rifugiati e migranti su altre navi avvenisse solo in condizioni di grave e imminente pericolo che richiedessero un’assistenza immediata. Se questo aspetto non fosse cambiato, avrebbe potuto depotenziare le attività di salvataggio delle imbarcazioni e provocare situazioni di potenziale rischio per le stesse. Il punto – anche a fronte delle richieste delle ONG -  è invece stato modificato e nel testo da noi firmato si legge che le ONG si impegnano a rispettare il divieto di trasbordo, a meno che non sia richiesto dalla Guardia Costiera, come già avviene, senza circoscrivere questa eventualità esclusivamente a situazioni di imminente pericolo. Di fatto, poiché la nostra nave già ad oggi non compie trasbordi senza indicazioni della Guardia Costiera, il codice non cambia le attuali modalità operative.

La firma dell’accordo non significa rinunciare ai principi umanitari

Il Codice è stato firmato con una riserva scritta e apposta in calce alla copia firmata, la quale accetta la presenza della polizia giudiziaria a bordo solo se disciplinata dalla nostra Safety and Security Policy. Pertanto, ove ci chiedessero di ospitare polizia armata a bordo, ciò avverrebbe secondo le procedure che applichiamo anche in scenari di guerra, quando ad esempio il nostro staff – spesso attaccato e a volte ucciso - ha bisogno di scorta.

La nostra posizione sulla “collaborazione alla raccolta di elementi utili ad attività di polizia e investigative”

Non abbiamo nessun timore che ciò sia una distorsione dell’obiettivo della nostra missione. Già dall’inizio della nostra operazione di ricerca e salvataggio in mare nel 2016 è accaduto che in porto la polizia e i magistrati abbiano chiesto al nostro personale di riferire e, come giusto che sia, lo ha fatto. Ricordiamo che i cosiddetti “scafisti” non sono che degli assassini che mandano a morire esseri umani innocenti. Quindi se possiamo dare delle informazioni utili, lo facciamo.

La nostra posizione sulla lotta ai trafficanti

Comprendiamo che la lotta ai trafficanti deve essere dura e inflessibile, perché troppo spesso mette a rischio la vita umana e di migliaia di bambini e adolescenti. Nella consapevolezza che la vita di ogni essere umano – a partire dai più indifesi, i bambini – è troppo preziosa per poter essere messa in palio, riteniamo che essa vada condotta a terra, nei paesi di origine, sulle coste libiche e su quelle di sbarco e non può essere combattuta in mare, se questo significa mettere a rischio le vite di bambini e adolescenti.

Non crediamo che questo accordo comprometta la salvaguarda delle vite in mare

Le modalità operative che abbiamo sottoscritto corrispondono in larga parte alle procedure che avevamo già adottato dall’inizio dell’operazione nel 2016. Da parte nostra monitoreremo costantemente che l’applicazione del nuovo Codice di Condotta non ostacoli l’efficacia delle operazioni di ricerca e salvataggio in mare da parte delle ONG, che sono l’imperativo assoluto di questa missione. Nel caso di un paio di articoli all’interno del Codice che ci preoccupavano, come per esempio il divieto a fare trasbordi, siamo stati rassicurati dal fatto che sia stata inserita la possibilità di farli su indicazione della centrale operativa della guardia costiera italiana.

Rispettiamo le posizioni delle ONG che non hanno firmato

Siamo rammaricati del fatto che non si siano create le condizioni necessarie per l’adesione di tutte le ONG al Codice di Condotta, ma esprimiamo il pieno rispetto per tutte le posizioni espresse sulla base delle diverse identità e prassi.

La nostra posizione sugli accordi in corso tra Italia e Libia

Seguiamo con attenzione l’evolversi dello scenario in merito alla concretizzazione degli accordi tra Italia e Libia. Auspichiamo che il rispetto della vita e dei diritti umani fondamentali, in particolare quella dei bambini e adolescenti in fuga dalla Libia, sia sempre considerato prioritario rispetto a qualsiasi altra valutazione di carattere politico da parte degli Stati.

Non è ancora chiaro quali saranno gli effetti della mancata adesione al codice

Auspichiamo che non ci siano ripercussioni sull’efficacia delle operazioni di ricerca e salvataggio in mare da parte delle ONG, che nel 2017 hanno effettuato il 40% dei salvataggi in mare. Attraverso l’operazione di ricerca e soccorso in mare della Vos Hestia, dall’inizio delle operazioni ad oggi abbiamo salvato circa 7300 persone, di cui circa 1200 bambini. L’imperativo assoluto – condiviso da tutti gli attori, istituzionali e non, coinvolti nelle operazioni -  è quello di salvare le vite umane in mare.