Nel nostro logo, la promessa di salvare i bambini ad ogni costo: la storia di Mohamed*

Nel nostro logo, la promessa di salvare i bambini ad ogni costo

Nei primi 5 mesi del 2016 sono giunti sulle nostre coste oltre 7.500 bambini migranti, di cui solo 550 con un adulto al loro fianco. Per supportarli nel loro viaggio, siamo presenti nelle principali località di sbarco in frontiera Sud e in quelle di transito, come Roma e Milano, per informarli e renderli consapevoli dei loro diritti, dei rischi che possono incontrare e delle opportunità che hanno.

Con le nostre attività di protezione, da gennaio 2016 abbiamo aiutato circa 6.300 bambini, di cui oltre 5.400 soli, che hanno affrontato il pericoloso viaggio senza alcun familiare al loro fianco.

Grazie alla passione e all’impegno che ci accompagnano quotidianamente nel nostro lavoro, siamo riusciti a supportare un adolescente di soli 16 anni, originario della Tunisia, che vagava da solo per Roma e che ci ha chiesto aiuto dopo aver riconosciuto il nostro logo visto al momento dello sbarco a Lampedusa. Dietro quel logo ha riconosciuto la nostra promessa di salvare i bambini ad ogni costo.

La storia di Mohamed*e di un pomeriggio da raccontare nelle toccanti parole di Claudia, team leader dei nostri dialogatori.

“Cari dialogatori, voglio condividere con voi l’esperienza di oggi pomeriggio, a beneficio di chi non c’era e a ricordo di chi c’era. In turno alla stazione tiburtina, Davide, Jessica, Francesca e Piergiorgio hanno incontrato un ragazzino tunisino di 16 anni di nome Mohamed*.

Lui si è avvicinato a loro perché ha riconosciuto il logo Save the Children: era lo stesso che lo aveva accolto quando è sbarcato a Lampedusa circa due mesi fa, erano le stesse facce che lo avevano aiutato ad avere una coperta, un po’ d’acqua e un panino, gli stessi sorrisi che lo avevano aiutato a trovare una sistemazione ad Agrigento come minore non accompagnato, e lo avevano protetto dall’incertezza di trovarsi in terra straniera, solo.

Mohamed* dopo un mese e mezzo ad Agrigento, però, in un contesto di accoglienza che gli dava cibo e un tetto sulla testa, aveva bisogno di altro: voleva andare a scuola, voleva imparare delle cose, voleva vivere e non aspettare. 

Ha preso un treno ed è arrivato a Roma, con l’idea di raggiungere una città del nord Italia dove vive un amico di un vicino di casa in Tunisia, che gli ha detto che lì, da qualche parte, c’è una comunità che lo avrebbe fatto studiare. Si è messo in viaggio quindi, da solo, nuovamente, per andare in cerca di quella strada che voleva. Ma, arrivato a Roma, non sapeva più che fare, non aveva soldi, non riusciva a raggiungere il suo luogo di destinazione, non aveva un cellulare né un contatto da chiamare. Non parla una parola di italiano, Mohamed*.

Quando ha riconosciuto le pettorine Save the Children ha pensato che avrebbe ricevuto aiuto, e così è stato. Abbiamo chiamato subito in sede e ci hanno messo in contatto con Civico Zero. Al Civico Zero un mediatore arabo era pronto a parlare con noi per trovare una soluzione.

Di gran corsa abbiamo accompagnato Mohamed* al Civico Zero, dove ha condiviso la sua storia e, alla presenza della responsabile del Civico Zero, lo hanno aiutato a trovare una sistemazione per la notte, gli hanno offerto un panino e accolto i suoi sogni di futuro. Stanotte Mohamed* dorme in un letto all’A28, la struttura notturna che Save the Children insieme ad Intersos mette a disposizione dei minori non accompagnati in transito.

È il primo letto che Mohamed* vede dopo 15 giorni, da quando ha lasciato Agrigento, eccezion fatta per una notte in cui un connazionale lo ha ospitato qui a Roma, per il resto ha dormito in strada, dove capitava. L’ultima immagine che mi porto via dal Civico Zero è Mohamed* che saluta un ragazzino marocchino o tunisino, che parla la sua lingua, conosciuto in quel momento, a cui potrà raccontare il suo viaggio e le sue speranze, in cui potrà specchiarsi e riconoscere un altro sé. Diventeranno amici, magari, oppure litigheranno domani.

Però quel che conta è che da oggi Mohamed* non è più solo, ha di nuovo 16 anni, e può sognare di studiare, di giocare con i coetanei e di desiderare un futuro, con qualcuno accanto che tuteli la sua adolescenza. Tutto questo è stato possibile perché Mohamed* ha riconosciuto un logo, il logo Save the Children, e dietro quel logo le tante splendide persone che ogni giorno mettono i bambini e i loro diritti al di sopra di ogni cosa.

Non prendetela per propaganda, è quello che è davvero successo oggi pomeriggio. Sono le persone che fanno la differenza. E noi la facciamo, ogni giorno, e senza tanto rumore. Claudia”

Scopri di più sul nostro intervento in favore dei minori migranti

*il nome è stato cambiato per proteggere la privacy del ragazzo