Raddoppiano gli spazi del CivicoZero a Roma

Civico Zero

Raddoppiano gli spazi del centro diurno CivicoZero a Roma, che in 10 anni ha accolto e accompagnato nel percorso di inclusione oltre 10.800 adolescenti.
Inaugurato oggi in via Bruzi 10 nel quartiere di San Lorenzo a Roma, il centro è stato rinnovato grazie al supporto della Fondazione Raimondo Biscaretti Di Ruffia. Un modo per celebrare questi 10 anni attraverso le storie di tanti minori che sono passati dall’accoglienza all’inclusione, dalla vulnerabilità alla resilienza.

Gestito dalla Cooperativa CivicoZero, e parte di un nostro progetto nazionale che ha creato centri analoghi a Milano, Torino e Catania, il centro di Roma ha diversificato e sviluppato negli anni le sue attività e i servizi offerti in base alle esigenze concrete e immediate dei minori stranieri, in particolare i più vulnerabili, a partire dall’unità di strada, che ha svolto più di 5.800 interventi di contatto nelle situazioni più marginali e nei luoghi di aggregazione spontanea, raggiungendo quelli maggiormente esposti al rischio di devianza, abuso, sfruttamento sessuale, lavorativo, o finalizzato ad attività illecite. 

Il centro fornisce loro servizi di base (biancheria e vestiti, generi di prima necessità, connessione Internet e telefono), accompagnamento all’assistenza sanitaria, consulenza legale, corsi di alfabetizzazione e lingua italiana, laboratori artistici ed espressivi, attività sportive e culturali, fino all’orientamento alla formazione e alla ricerca di lavoro con l’erogazione di borse di studio o lavoro. 

Negli ultimi anni, per supportare maggiormente il loro percorso di inclusione, più di mille adolescenti e ragazzi hanno frequentato corsi di alfabetizzazione, fondamentali per molti di loro per cominciare un percorso di integrazione.

“Senza imparare bene la lingua e senza un titolo di studio si finisce nella rete dello sfruttamento, come è successo a molti, troppi ragazzi che conosco. Quando mia madre, dall’Egitto, mi ha chiesto di andare a lavorare per mandare i soldi a casa, grazie al supporto degli operatori di CivicoZero, le ho spiegato quanto fosse importante per me continuare a studiare se volevo integrarmi in Italia, per poi trovare un lavoro e aiutarla davvero”, ha raccontato oggi Ahmed, un ragazzo egiziano che da qualche anno frequenta il centro. “Mia madre con questa spiegazione ha capito. Oggi grazie anche a Civico Zero sto continuando a studiare. Frequento le scuole superiori, sto facendo una scuola da elettricista. Mi sento integrato, parlo bene l’italiano, ho tanti amici italiani, mi sento molto amato a scuola sia dai compagni che dai professori. Vorrei diventare un ingegnere”.

Con l’ampliamento e il rinnovo degli spazi del centro, progettati in collaborazione con la facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza di Roma con il coordinamento della prof. Domizia Mandolesi e ai quali ha contribuito anche IKEA con gli arredi necessari, potremo garantire un’attenzione sempre maggiore ai diversi bisogni specifici delle decine di minori che ogni giorno frequentano il centro, come ad esempio il supporto psicologico e psicosociale nei casi più vulnerabili, individuali o di gruppo, differenziando opportunamente, in una stessa giornata, le diverse tipologie di intervento necessarie.   

Nell’ultimo anno il solo centro Civico Zero di Roma ha fornito assistenza e supporto specifico a 87 minori nell’accesso e nell’espletamento delle procedure di ricollocamento. Grazie al supporto degli operatori, questi ragazzi hanno potuto raggiungere il loro paese di destinazione attraverso vie sicure e legali: 19 sono stati i ragazzi che sono stati trasferiti in altri paesi dell’Unione Europea e uno di loro ha potuto usufruire del ricongiungimento familiare con il fratello che viveva in Inghilterra, come previsto dagli accordi di Dublino. 

“CivicoZero è stato per Roma un modello di intervento significativo per i tanti ragazzi che sono passati in questa città e si sta trasformando negli anni in un modello di inclusione. Grazie al rapporto di fiducia che ogni giorno viene coltivato tra gli operatori e i ragazzi, si riesce a dare aiuto e a sviluppare consapevolezza e resilienza. È anche cosi che tornano ad essere protagonisti delle loro vite e fanno i primi passi per costruire una prospettiva di integrazione reale”, ha dichiarato Raffela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa, “sono però ancora troppi i minori che non riescono a intraprendere un percorso di inclusione e restano facilmente vittime di forme di sfruttamento e abuso di ogni tipo. È indispensabile rafforzare le reti di protezione per la loro tutela”.