Yemen: nei primi sei mesi del 2026 uccisi più bambini che in tutto il 2025

Ahmed Albasha / Save the Children

Nei primi sei mesi del 2026, in Yemen sono stati uccisi da mine antiuomo e altri ordigni inesplosi (UXO) più bambini rispetto all'intero 2025. Tra gennaio e luglio di quest'anno abbiamo rilevato un aumento del 61% sia dei decessi sia dei ferimenti di bambini causati da mine o UXO rispetto allo stesso periodo del 2025, un dato che evidenzia la necessità di un'azione urgente per proteggere i minori e accelerare la bonifica del territorio dai letali residuati bellici. 

Parallelamente, cresce anche l'allarme per la crisi alimentare in Yemen. Le interruzioni nello Stretto di Hormuz e l’aumento dei costi del trasporto marittimo stanno facendo aumentare i prezzi di carburante e beni alimentari in un Paese dove oltre la metà della popolazione (52%), pari a circa 18 milioni di persone, affronta una delle peggiori crisi alimentari al mondo. Il drastico calo delle importazioni di carburante ha inoltre aggravato le carenze e rallentato gli aiuti umanitari.

Yemen: più bambini uccisi da mine e UXO nei primi sei mesi del 2026 che in tutto il 2025

In Yemen cresce il numero di bambini uccisi da mine antiuomo e ordigni inesplosi (UXO), nei primi sei mesi del 2026 le vittime hanno già superato quelle registrate nell'intero 2025. Attualmente le mine antiuomo e UXO causano più vittime tra i minori di qualsiasi altra forma di violenza armata, compresi raid aerei, bombardamenti e l'uso di armi leggere, rappresentando una delle principali minacce per l’infanzia in Yemen. Un nostro rapporto dello scorso anno ha evidenziato che, a livello globale, le armi esplosive stanno uccidendo i bambini come mai prima d’ora: nelle aree di conflitto, il 60% delle vittime infantili è oggi causato proprio da questo tipo di armi.

Nel Paese i minori hanno un rischio tre volte superiore rispetto agli adulti di essere uccisi o feriti da ordigni esplosivi. A incidere sono la scarsa consapevolezza dei pericoli legati alle mine e la maggiore esposizione al rischio durante lo svolgimento di lavori pericolosi. Attualmente il 12,5% dei bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni è coinvolto nel lavoro minorile. Emblematico è il caso di Othman, 16 anni, che ha perso una gamba dopo l’esplosione di un residuato bellico nascosto tra rottami metallici che raccoglieva per sostenere la famiglia.

Inger Ashing, Ceo di Save the Children International, dopo un recente viaggio in Yemen, ha dichiarato: "Nessun minore dovrebbe rischiare la vita per contribuire al sostentamento della famiglia o perdere un arto perché armi letali contaminano le aree in cui vivono, giocano e sono costretti a lavorare. La comunità internazionale non può voltarsi dall'altra parte mentre i bambini in Yemen continuano a pagare il prezzo più alto, spesso con la vita, a causa della duplice minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi residuati bellici e dal lavoro minorile. Abbiamo urgente bisogno di maggiori investimenti per sostenere ragazzi come Othman e garantire che le loro famiglie non siano costrette a ritirarli da scuola per impiegarli in lavori pericolosi".

la crisi umanitaria in Yemen: fame, aumento dei prezzi e malnutrizione

Oltre alla minaccia rappresentata dagli ordigni esplosivi, in Yemen continua ad aggravarsi la crisi umanitaria e alimentare. Le famiglie più vulnerabili sono costrette a ridurre i pasti e a rinunciare a cibi essenziali. 

Tra febbraio e giugno, ad Aden e Lahj il prezzo della benzina è aumentato fino al 42%, quello del diesel del 23% e quello del GPL del 14%, mentre a Taiz il costo del riso è cresciuto del 30% e quello dei pomodori del 59%.

La crisi economica e gli shock climatici, come le inondazioni improvvise, hanno compromesso i mezzi di sussistenza e oggi un bambino su due sotto i cinque anni soffre di malnutrizione. Abbiamo difficoltà sempre maggiori nel sostenere i programmi di assistenza economica alle famiglie, proprio mentre i finanziamenti internazionali diminuiscono.

“Da oltre un decennio, i bambini in Yemen sono colpiti da una crisi dopo l'altra, mentre l'attenzione globale è andata scemando. Ora sono vittime di un'escalation regionale che ha avuto pesanti ripercussioni sul Paese, interrompendo le catene di approvvigionamento e facendo lievitare i prezzi dei generi alimentari di base, lasciando i bambini senza cibo. La graduale riapertura dello Stretto di Hormuz non rappresenta una soluzione immediata alla crisi delle catene di approvvigionamento e dei sistemi alimentari. In Yemen, anche brevi periodi in cui le famiglie non riescono ad accedere al cibo a causa dei prezzi proibitivi possono avere conseguenze irreversibili sulla crescita e sullo sviluppo dei bambini. Gli effetti di queste crisi si ripercuoteranno sui bambini e sulle famiglie per gli anni a venire.” ha dichiarato Rishana Haniffa, Direttrice di Save the Children in Yemen.

Cosa chiediamo

Operiamo in Yemen dal 1963, con programmi dedicati all’istruzione, alla protezione dell'infanzia, alla salute e nutrizione, all'acqua e servizi igienico-sanitari e alla risposta alle emergenze nella maggior parte del Paese. Gli interventi comprendono anche assistenza specialistica per i bambini feriti da armi esplosive ed educazione sui rischi legati alle mine. Anche attraverso all'assistenza medica, supporto psicosociale, protesi e aiuti economici, sosteniamo i minori sopravvissuti agli ordigni esplosivi e le loro famiglie. 

Chiediamo alla comunità internazionale maggiori investimenti per la bonifica degli ordigni inesplosi, l’assistenza alle vittime e il contrasto al lavoro minorile, oltre a sollecitare tutte le parti in conflitto a rispettare il diritto internazionale umanitario e a cessare l’uso di armi esplosive.

Chiediamo inoltre il pieno ripristino del transito di beni alimentari, carburante e aiuti attraverso lo Stretto di Hormuz, un cessate il fuoco duraturo nella regione e maggiori finanziamenti internazionali: il Piano di risposta e dei bisogni umanitari ONU per lo Yemen è infatti finanziato solo al 14,7%. Le gravi carenze di fondi hanno costretto a ridimensionare programmi salvavita nel momento peggiore possibile, mettendo a rischio milioni di bambini e minacciando di vanificare anni di progressi umanitari. È preoccupante l'impatto dell'aumento dei prezzi alimentari sui nostri programmi, come l'assistenza in denaro (cash assistance) – una componente fondamentale delle sue attività, che nel 2025 ha raggiunto circa 115.000 persone.

Per approfondire, leggi il comunicato stampa.
 

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