A scuola di democrazia: esercizi di partecipazione

due ragazze sedute al banco di scuola una di loro con un libro di esercizi in mano parlano tra loro

Una delle 15 azioni di cambiamento che le scuole aderenti a Fuoriclasse in Movimento possono realizzare riguarda l’istituzione di momenti dedicati di ascolto durante i consigli di classe e i collegi docenti, per garantire momenti di consultazione sulle tematiche di interesse dei ragazzi.

Perché dare voce agli studenti?


Poter esprimere le proprie opinioni e partecipare alla vita della scuola favorisce negli studenti la costruzione del proprio curricolo, la crescita individuale e di gruppo, l’assunzione di responsabilità rispetto alle decisioni prese, perché viene riconosciuta loro autonomia, consapevolezza e protagonismo. 

Dar voce agli studenti vuol dire renderli partecipi, consapevoli del significato di stare a scuola, fiduciosi verso gli adulti che gli stanno accanto, capaci di ascoltare e farsi ascoltare. Per gli adulti vuol dire conoscere, lasciarsi sorprendere e scoprire aspetti nuovi e risorse del gruppo classe e dei singoli ragazzi. 

Le testimonianze delle scuole


Lo testimoniano le scuole che hanno sperimentato la partecipazione di delegazioni di studenti ai collegi docenti, come la Direzione Didattica Anna Frank di Torino e l’Istituto Comprensivo Gregorio Caloprese di Scalea.  


L’apertura del collegio docenti è stata per i bambini anche una bellissima occasione per conoscere il funzionamento della scuola. “Ricordo con tenerezza la discussione che aveva suscitato nella mia classe la riflessione sul comprendere cosa fosse il collegio dei docenti, dall'osservazione di E. che pensava si trattasse di un posto in cui vengono mandati i docenti che non si comportano bene, a quella di M. che pensava ad una sorta di momento di svago degli insegnanti dopo il lavoro, fino al comprendere che è il luogo in cui possono essere fatte proposte che riguardano il funzionamento della scuola, la didattica, i progetti, un luogo in cui vengono prese le decisioni di indirizzo sull'anno scolastico in corso e sui successivi”. 


In alcuni casi, l’esperienza ha permesso di rafforzare l’alleanza scuola-famiglia. Al collegio dei docenti hanno infatti partecipato anche rappresentanze di genitori, per permettergli di vedere i loro figli cimentarsi in una esperienza così importante e poter partecipare attivamente alla loro vita scolastica, sostenendo le proposte dei Consigli Fuoriclasse. “Un piccolo grande passo verso la partecipazione e la costruzione della comunità educante”, così ha commentato un’altra insegnante coinvolta nelle attività.

Primi passi per una crescita democratica


È grazie al prezioso lavoro degli insegnanti che la scuola può diventare palestra di democrazia, innanzitutto attraverso la costruzione di un clima di lavoro positivo, fatto di rispetto per il modo di essere di ciascuno e per le diverse opinioni. Discutere insieme costituisce un sostegno cognitivo all’apprendimento di capacità argomentative e alla riorganizzazione delle conoscenze, diventa quindi una risorsa fondamentale per imparare a ragionare e per sviluppare il pensiero critico.

Per questo costituiscono momento di crescita democratica i dibattiti argomentati, fin dalla scuola dell’infanzia, dove i bambini imparano ad approfondire gli aspetti legati ad ogni argomento trattato, a fornire informazioni per spiegare le proprie opinioni, ad ascoltare quelle degli altri valutando ipotesi, operando scelte, cercando soluzioni condivise. Si assiste così all’emersione delle diversità e alla loro valorizzazione, ognuno diventa consapevole del ruolo proprio e di quello degli altri.  


La scuola deve essere sempre più una comunità, un luogo del vivere democratico dove l’appartenenza condivisa si costruisce, dove le differenze si incontrano, dove la partecipazione attiva si insegna anche attraverso azioni concrete. 

“Se si vuole che la democrazia prima si faccia e poi si mantenga e si perfezioni, si può dire che la scuola a lungo andare è più importante del Parlamento e della Magistratura e della Corte costituzionale”
(Piero Calamandrei)

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