Siccità e ondate di calore: quale futuro per i bambini?

Immagine di un lago quasi secco in Somalia, una piccola pozza di acqua è circondata da terra quasi del tutto desertificata

In queste settimane il problema della siccità in Italia è balzato agli onori della cronaca e resta notizia di primo piano sia in televisione che sui social. Le immagini del Po, l’Adige e il Brenta in secca sono davvero impressionanti (erano 70 anni che non si presentavano in questo stato) e in molti comuni del nord Italia la situazione sta causando disagi anche nella vita quotidiana, con frequenti black out per il caldo eccessivo, mentre all’orizzonte si profila anche lo spettro del razionamento dell’acqua.

Per dare un’idea di quanto sia grave la siccità che sta colpendo il Paese basti pensare che - ad esempio - il Po a piena portata d’acqua tocca quota 12 mila metri cubi al secondo, oggi siamo a 300. Una situazione davvero drammatica che è il risultato di almeno 5 mesi caratterizzati da temperature elevate (sopra la media) e scarsità di piogge e nevicate.

La situazione che stiamo vivendo in questi giorni è la manifestazione degli effetti della crisi climatica in atto, contro la quale molti giovani hanno iniziato a mobilitarsi attraverso, ad esempio, il movimento del Fridays for Future. Avere cura del pianeta in cui viviamo è infatti una preoccupazione di primo piano per molti giovani che temono di dover vivere una realtà climatica molto più complicata di quella dei propri genitori o dei propri nonni.

Siccità in Italia: risorse idriche e rischio desertificazione

 Come ci stiamo rendendo conto anche in questi giorni, i fenomeni estremi legati all’aumento delle temperature non risparmiano - e non risparmieranno nemmeno in futuro - le regioni italiane. I modelli climatici prevedono tra il 2011 e il 2095 una diminuzione delle precipitazioni soprattutto nelle regioni meridionali, nelle quali la disponibilità di acqua potrebbe essere fortemente a rischio in futuro. Secondo le mappe della Commissione Europea, World Atlas of Desertification (presenti all’interno del nostro Atlante dell’Infanzia a Rischio 2021), anche la desertificazione si presenta come un rischio concreto a livello nazionale.

Le ondate di calore eccessivo

Ma la situazione è molto grave in tutto il pianeta. In base agli impegni presi dai Paesi per contenere l’innalzamento della temperatura, a livello mondiale i bambini nati nel 2020 saranno esposti alle ondate di calore eccessivo in media sette volte in più rispetto ai loro nonni. I neonati di oggi saranno anche 2,6 volte in più colpiti dalla siccità e quasi 3 volte in più dalla perdita di raccolti. 

Alla luce di questi dati, come sottolineato dal nostro rapporto “Nati in crisi climatica: Perché dobbiamo agire subito per proteggere i diritti dei bambini”, anche se l’86% delle emissioni globali di CO2 è responsabilità dei paesi più ricchi, i bambini che vivono in quelli a basso e medio reddito e nelle comunità più svantaggiate saranno colpiti prima e più pesantemente.

Consapevolezza e eco-ansia

 La maggiore consapevolezza dei più giovani verso il tema della crisi climatica, sfocia in alcuni di loro in vera e propria eco-ansia. Abbiamo raccolto le testimonianze di molti giovani spaventati per il futuro, dei molti che chiedono che fosse presente un’educazione ambientale nelle scuole e di tanti altri che sentono l’urgenza di dover fare qualcosa ora, prima che sia troppo tardi.
 

Un cambiamento ancora possibile

Invertire l’andamento è ancora possibile. Se si riuscirà a limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5 gradi come sancito dall’obbiettivo dell’Accordo di Parigi, l’esposizione dei neonati attuali a alle ondate di calore eccessivo diminuirà del 45%, del 39% per la siccità, del 38% per le inondazioni dei fiumi, del 28% per la perdita dei raccolti e del 10% per la devastazione degli incendi.

La crisi climatica è, di fatto, anche una crisi dei diritti dei bambini. Agire per contrastare questi fenomeni non è solo un obbligo morale ma anche un obbligo legale per i Paesi di agire nell’interesse e nella difesa dei bambini.

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