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Crisi climatica e disuguaglianze: il punto di vista dei giovani

bambini e ragazzi seduti a cerchio con un adulto di fronte a loro che fa delle domande

I legami tra povertà, disuguaglianza ed emergenza climatica vengono definiti da un ragazzo di 14 anni del Regno Unito "aggrovigliati insieme come una ciotola di spaghetti". Quest’osservazione, per quanto cruda, è comune tra tanti altri suoi coetanei che sono stati intervistati durante una nostra indagine condotta tra maggio e agosto di quest'anno, che ha coinvolto oltre 42.000 bambini e ragazzi di 15 Paesi, tra cui anche l’Italia. L’indagine fa parte di una serie di consultazioni più ampie che hanno coinvolto più di 54.000 bambini in 41 Paesi.

Nel corso delle consultazioni, i bambini da ogni regione del mondo hanno condiviso le loro osservazioni e le loro esperienze sul degrado ambientale e sulle catastrofi naturali. Tra le loro testimonianze vengono descritti danni e pregiudizi che ciò sta causando nelle loro vite. Ben l'83% delle bambine e dei bambini di 15 Paesi, ovvero 4 su 5, afferma di essere testimone del cambiamento climatico o della disuguaglianza, o di entrambi.

Cosa dicono i ragazzi in Italia?

Alcune bambine e bambini hanno descritto come le esperienze vissute abbiano scatenato in loro sentimenti di rabbia per le mancate azioni concrete da parte degli adulti e i timori per il futuro. I loro racconti dimostrano in modo toccante l'impatto sulla loro vita: ben l’84% di coloro che hanno risposto al questionario ha dichiarato di osservare un peggioramento nel benessere mentale di bambine, bambini e adolescenti, come ad esempio ansia, depressione, stress, in relazione ai cambiamenti climatici e alle diseguaglianze.

Molti di loro sostengono con fermezza che il cambiamento non solo è necessario, ma è anche possibile. La maggioranza dei giovani intervistati nel nostro Paese, ovvero il 90%, ritiene che gli Stati debbano lavorare insieme per fronteggiare il cambiamento climatico e le disuguaglianze economiche: “Dovrebbero riunirsi per parlare dei problemi economici e aiutare prima i Paesi che sono in difficoltà, successivamente aiutare la gente povera che vive nei Paesi più ricchi”, spiega il diciassettenne Giulio. Tutti gli adulti hanno il dovere di mantenere la speranza nei confronti delle future generazioni.

In Italia 3 bambini e ragazzi su 4 tra quanti hanno preso parte alla consultazione ritengono che alcuni Paesi abbiano più responsabilità rispetto ad altri e che siano i Paesi più ricchi quelli maggiormente responsabili. Alla domanda su cosa gli Stati dovrebbero fare, la risposta data con più frequenza è stata: “collaborare”. Seguita dal bisogno di fare di più e agire concretamente, e di supportare le famiglie e minori più poveri. Ecco altre significative risposte fornite In Italia dai 317 partecipanti alla consultazione, di età compresa tra i 10 e i 25 anni:

  • identificano nelle ondate di calore estremo (78%), nella siccità (68%) e negli incendi (44%), i principali disastri climatici che colpiscono la propria comunità.
  • I 2/3 vedono chiaramente un peggioramento nella condizione delle famiglie di accedere a beni essenziali, quali vestiti e carburante e il 53% un peggioramento nell’accesso ad acqua pulita.
  • Il 91% ha dichiarato di notare un peggioramento in Italia per quanto riguarda i cambiamenti meteorologici e l’84% per il degrado ambientale.

Le tristi verità evidenziate dai bambini e ragazzi nel mondo

Durante la ricerca, l’opinione dei giovani intervistati, non solo offriva degli spunti di riflessione importanti, ma venivano costruiti dei collegamenti solidi e lungimiranti. Ad esempio, molti bambini e adolescenti hanno notato che alcune persone sono più a rischio di altre per quanto riguarda gli impatti climatici: bambini provenienti da famiglie a basso reddito, le bambine, i disabili e i bambini sfollati dalle loro case sono quelli più frequentemente citati come più a vulnerabili.  

In Africa e in Medio Oriente, molti degli intervistati hanno tracciato un collegamento tra il cambiamento climatico e l'aumento della fame, in particolare i suoi effetti sull'agricoltura. Le bambine e i bambini, inoltre, hanno fatto riferimento all'aumento del costo del cibo e della vita, e alcuni hanno collegato questo fenomeno alla crisi climatica. Questo è uno dei più importanti aspetti venuti fuori e che come sempre denunciamo con fermezza.

Le bambine e i bambini dei Paesi che sono stati particolarmente colpiti dall'attuale crisi alimentare nel mondo vedono e sperimentano quotidianamente gli effetti di queste crisi combinate: morti durante i conflitti, i suicidi, il lavoro minorile e i matrimoni precoci. Tragiche situazioni che nessun bambino dovrebbero mai vivere. Se vuoi approfondire gli effetti e le conseguenze della crisi climatica sulla fame nel mondo leggi il nostro articolo.

Attivarsi e collaborare per il cambiamento 

In Italia la maggior parte dei ragazzi e giovani, il 34% è già attivo su queste tematiche e il 47% vorrebbe esserlo. Al contempo il 58% di loro spera di essere aiutato per poter dare il proprio contributo concretamente, chiedendo un maggior supporto nel fare ascoltare le loro richieste ad altri adulti, soprattutto ai politici, seguito dall’interesse di essere messi in contatto con esperti (46%).

Tra le risposte più frequenti emerge anche la necessità del 37% degli intervistati di essere aiutati nel capire questi problemi, supportati con delle formazioni (34%) o finanziamenti (32%) ed avere degli spazi sicuri per potersi incontrare (33%). Dunque, la maggior parte degli intervistati ritiene che gli adulti, compresi i governi, le imprese e i leader delle comunità, molti dei quali parteciperanno alle riunioni del G20 e della COP27, dovrebbero fare di più per affrontare questi problemi.

Dal mondo, invece, riportiamo l’esperienza di Krishna, diciassettenne che vive in una comunità di baraccati alla periferia della città di Patna, nello Stato del Bihar, in India. A 13 anni è diventato il leader di un gruppo di giovani attivisti del suo quartiere che si battono per i diritti dei bambini. Nell'agosto del 2019, una devastante alluvione ha colpito la sua comunità, distruggendo le case e tutto quello che le persone avevano, privandole dei beni di prima necessità per due giorni. Krishna ha raccontato: "Quando sono arrivate le inondazioni ci siamo tutti inzuppati. L'acqua è entrata nelle case all'improvviso nel cuore della notte, mentre tutti dormivano. Per una settimana le nostre case sono state piene d'acqua e anche la scuola è stata chiusa. Abbiamo preparato da mangiare su uno sgabello che superava il livello dell’acqua e dormivamo seduti."

I loro punti di vista, le loro azioni e le loro richieste di cambiamento sono tra le più audaci e tenaci. Il loro diritto a partecipare alle decisioni che li riguardano è sancito anche dalla legge internazionale sui diritti dell'infanzia.

Le nostre richieste

Chiediamo ai leader mondiali di ascoltare le richieste dei bambini e di intensificare, in linea con gli obblighi internazionali, le proprie azioni per affrontare la crisi climatica e delle disuguaglianze e il suo impatto sproporzionato sui bambini. Siamo particolarmente preoccupati perché i Paesi più colpiti dalla crisi climatica globale e dalle conseguenti disuguaglianze stanno affrontando costi crescenti per il rimborso del debito a causa delle turbolenze economiche globali che impediscono loro di investire nella protezione e nei servizi vitali per l’infanzia, compresa la protezione dai disastri climatici e dalla crisi alimentare globale.  

I risultati delle consultazioni sono stati raccolti in un nostro nuovo rapporto innovativo sui cambiamenti climatici e le disuguaglianze che sarà diffuso da  il 26 ottobre 2022. “Generation Hope: 2,4 miliardi di ragioni per porre fine alla crisi globale del clima e delle disuguaglianze” esaminerà l'intersezione tra povertà e rischio climatico e il suo impatto sui bambini di tutto il mondo, incorporando le risposte dettagliate dei bambini. 

Per approfondire leggi il comunicato stampa.

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