Tutoraggi Pedagogici: cosa sono e come funzionano?

Insegnante con i bambini seduti sui banchi a svolgere attività

All’interno del progetto Fuoriclasse in Movimento, la rete di scuole promossa da Save the Children contro la dispersione scolastica, favoriamo una didattica partecipativa, attraverso i Tutoraggi Pedagogici, un’azione innovativa di supporto pedagogico alle scuole e ai docenti, realizzata in collaborazione con l'Università degli Studi di Milano - Bicocca e il Movimento di Cooperazione Educativa (MCE), attraverso la quale raggiungiamo 120 scuole in tutta Italia, coinvolgendo oltre 1000 docenti.

Cosa sono i tutoraggi pedagogici?

I tutoraggi pedagogici sono percorsi di accompagnamento rivolti ai docenti, strutturati secondo la modalità del tutoraggio tra pari e sono condotti da docenti-tutor con comprovata esperienza formativa. I tutoraggi rappresentano una presa in carico di grande responsabilità attraverso l’azione di cura che inizia da una attenta attività di ascolto e di orientamento per la ricerca di modalità di intervento efficaci nella pratica didattica.

LE INTERVISTE AI TUTOR 

Per raccontarvi come viene vissuta questa esperienza nelle scuole, abbiamo intervistato Matteo Colturi e Daniela Politi, entrambi tutor Fuoriclasse in Movimento. Ecco le loro testimonianze:

Chi è e di cosa si occupa il tutor? Che supporto professionale forniscono i tutor ai docenti delle scuole partecipanti al progetto “Fuoriclasse in movimento”?

  • M. Il tutor è un insegnante che possiede esperienza in ambito formativo e capacità di accompagnamento professionale di altri insegnanti e che è in grado di supportare colleghi di altre scuole nel riflettere su questioni didattiche e educative quotidiane.
  • D. Un docente di esperienza capace di ascoltare, animare la capacità riflessiva dei docenti. La matrice del Movimento di Cooperazione Educativa di tutti i tutor ha caratterizzato in modo significativo l’intervento di cui il lavoro cooperativo e la pedagogia popolare, fondati sui principi della operatività, del “metodo naturale”, della solidarietà sociale e dell’emancipazione nel pieno rispetto della persona bambino o bambina, ne sono il segno fondante. 

In che modo i tutor possono affiancare gli insegnanti per rispondere alle sfide scolastiche quotidiane?

  • M. Attraverso il tutoraggio andiamo a supportare le scuole coinvolgendo quei docenti motivati che fanno scuola in una maniera stimolante poichè la didattica attiva, l’attenzione ai ragazzi e alle ragazze, ai processi di apprendimento, la coerenza tra progettazione, attuazione, documentazione e valutazione, la vivono quotidianamente in classe. La sfida che si presenta diventa, allora, come allargare la partecipazione ad altri docenti della stessa scuola o di scuole vicine, oltrepassando i problemi organizzativi contingenti che periodicamente si verificano nelle scuole e superando la paura o la fatica del cambiamento che, spesso, si affaccia davanti ai problemi. 
  • D. Il tutoraggio non dà ricette, ma mette in condizione i docenti di sperimentare approcci, tecniche, strumenti diversi e soprattutto di sostenere il proprio agire attraverso la documentazione, quale elemento indispensabile nella ricerca pedagogica.  Se da una parte c’è il Consiglio Fuoriclasse, espressione ed esercizio di pratica democratica degli studenti che vivono personalmente il contesto scolastico, dall’altro lato ci sono i docenti che, consapevoli di un bisogno di cambiamento in atto, si mettono in gioco in una posizione nuova, diversa, per ascoltare ed essere ascoltati, per trovare soluzioni all’interno delle risorse messe in campo,  le intuizioni, le riflessioni  in  uno spazio vero di ricerca condivisa. In una dimensione democratica. Insieme è la politica.

Raccontate la vostra esperienza da tutor:

  • M. Come tutor ho seguito una scuola secondaria di primo grado, l’I.C Bonghi di Napoli. Una scuola al quarto anno di lavoro al fianco di Save the Children. Io, maestro delle Alpi, con un carattere serioso ed essenziale, mi sono trovato insieme a docenti aperti e brillanti. Posso dire, con molta serenità, che esperienze così sono state davvero arricchenti per me sotto il profilo umano e professionale. Non so quanto sia riuscito io a dare, come tutor: mi viene l’immagine del palo che avevo affiancato al mio glicine nel momento che lo avevo trapiantato. Avevo indirizzato la crescita in orizzontale sotto le finestre della casa, invece, inaspettatamente, i suoi rami hanno deciso di prendere tutt’altra strada ed arrampicarsi, in alto, creando un accogliente angolo nel terrazzo! È così anche per il tutoraggio. Si accompagna, viaggiando assieme, decidendo assieme la meta. E allora, tra le qualità del lavoro di tutoraggio, l’ascolto diventa fondamentale, come anche il confronto. Senza però stravolgere, senza giudicare, valorizzando, facendo lievitare il già fatto, aiutando il gruppo e ciascuno ad aprire nuovi e possibili sguardi pedagogici e didattici sui ragazzi.
  • D.  Ho vissuto l’esperienza da tutor come opportunità: di confronto tra pari, di crescita personale e professionale. Il mio è stato un osservatorio privilegiato sullo stato della scuola, grazie agli incontri periodici tra tutti i tutor sparsi per l’Italia. Mi sono state affidate tre scuole del Nord. Inizialmente, per alcuni docenti incontrati,non è stato facile dare senso al tempo dedicato al tutoraggio, perché spesso il tempo del docente è sovraccaricato da mille problemi di contesto e dalla burocrazia e gli insegnanti coinvolti temevano una formazione impostata su lezioni frontali.  Fondamentale è stata la relazione tra pari, arma vincente in questi Tutoraggi. Quello che manca spesso nella scuola è il tempo per fermarsi a riflettere: c’è una tensione elevata verso il raggiungimento di obiettivi, tralasciando a volte l’attenzione ai processi. Mi sono posta accanto ai docenti per promuovere atteggiamenti riflessivi, accompagnandoli attraverso uno sguardo pedagogico ispirato dalla visione cooperativa del lavorare insieme. I docenti chiedono una scuola profondamente trasformata dal basso, nella quale le diverse professionalità concorrano alla formazione di ragazzi e ragazze attraverso percorsi di studio che rispondano coerentemente a bisogni di una società in trasformazione.  L’interculturalità, prima di tutti, è una di queste realtà. Abbiamo utilizzato strumenti per lavorare insieme sul web perché anche a distanza il cooperative learning è possibile, attraverso modalità diverse, anche di gioco, avendo cura ed attenzione per tutti, in primis attraverso l’ascolto. Sono riuscita a costruire relazioni molto significative, superando i limiti dello schermo, che sono andate oltre, di scambio costruttivo, alimentate da interesse e voglia di mettersi in gioco perché al centro ci sono i ragazzi e le ragazze e il loro benessere.   

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