Sud Sudan: una famiglia riunita dopo due anni di distanza forzata

Il 15 maggio, come ogni anno, si celebra la Giornata Internazionale della Famiglia. Nei nostri progetti in tutto il mondo ascoltiamo spesso storie di famiglie che vivono in contesti disagiati, in condizioni di povertà e vulnerabilità e che, nonostante le difficoltà, trovano la forza di andare avanti proprio nello stare insieme.

Quella che vi raccontiamo oggi è invece la storia di una famiglia che è stata costretta a dividersi a causa delle violenze scoppiate nel proprio paese. Per fortuna, è una storia a lieto fine.

Durante il picco della violenza in Sud Sudan, a dicembre del 2013, Grace è stata costretta a separarsi dalle proprie figlie: Rebecca di sei anni e Abi di cinque.

Mentre stavano scappando dai combattimenti, Grace si rese conto che suo fratello- di appena 13 anni- era rimasto indietro. Affidò così le figlie a sua madre per raggiungere e recuperare il fratello. Si erano accordate su dove riunirsi ma la violenza non accennò a diminuire e le bimbe furono costrette a fuggire di nuovo allontanandosi definitivamente dalla madre.

Grazie anche al nostro intervento, la famiglia è riuscita a riunirsi dopo due anni, nel novembre del 2015. Ecco la storia che ci ha raccontato Grace appena prima di poter nuovamente abbracciare le sue piccole.

“Mi sono separata dalle mie figlie quando ho deciso di affidarle a mia madre per sicurezza e di andare a cercare mio fratello che avevamo perso di vista. Nel frattempo i combattimenti nella zona si sono intensificati e non sono riuscita a riunirmi con le bambine. Da allora non le ho più viste.

Non sono mai stata così infelice nella mia vita. Non sapevo se le mie figlie erano vive, se stavano bene. Continuavo a pregare Dio affinché le proteggesse sempre. L’unico mio scopo di vita era poterle abbracciare di nuovo.

Chiedevo a chiunque di loro. Sapevo che Save the Children lavorava nel Paese per salvare e proteggere i bambini così mi sono rivolta a loro per un aiuto. Grazie anche a loro oggi so che le mie figlie stanno bene e non vedo l’ora di stringerle di nuovo a me.

Qualsiasi madre sarebbe infelice se non potesse stare con i propri figli e la propria famiglia. Quando invece è con loro, anche se non c’è niente da mangiare, il suo cuore è felice”.

Lo scoppio del conflitto nel 2013 a Juba, in Sud Sudan, ha creato una vera e propria emergenza umanitaria nel Paese. Più di 1,66 milioni di sud sudanesi sono rimasti sfollati e tantissime famiglie si sono divise. Per questo motivo siamo presenti nel Paese per dare supporto e protezione ai bambini che sono stati allontanati dai genitori e non sono accompagnati.

Nonostante le molte difficoltà, fino al 2015 siamo riusciti a riunificare 3.377 persone e continuiamo a lavorare per assicurare il benessere e provare la riunificazione di altre 8.000 persone.

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