DDL immigrazione: i rischi per i minori soli
Francesco Alesi per Save The Children
Dall’ipotesi di interdizione di accesso alle acque territoriali per le navi impegnate nei soccorsi in mare, alla riduzione delle misure per l’inclusione come il “prosieguo amministrativo” dell’accoglienza per i neomaggiorenni, fino al trasferimento della decisione sul rimpatrio assistito dei minori non accompagnati dal Tribunale per i minorenni al Prefetto. Sono tutte misure peggiorative delle condizioni dei minori stranieri non accompagnati che mettono a rischio sicurezza, inclusione e continuità educativa.
Ddl immigrazione: passo indietro sui minori soli
Le norme contenute nel Disegno di legge sull’immigrazione, varato dal Consiglio dei Ministri, introducono misure peggiorative delle condizioni dei minori stranieri non accompagnati e modificano aspetti fondamentali della Legge 47/2017 (Legge Zampa). Tra le proposte più critiche vi sono l’ipotesi di interdizione alle acque territoriali per le navi impegnate nei soccorsi, la riduzione delle misure di inclusione come il “prosieguo amministrativo” e il trasferimento della competenza per il rimpatrio assistito dei minori non accompagnati dal Tribunale per i minorenni al Prefetto.
Siamo molto preoccupati per la protezione dei minori ed esortiamo il Parlamento a opporsi a un approccio che antepone la deterrenza alla protezione delle persone vulnerabili. “Quelle proposte nel disegno di legge rappresenterebbero un pericoloso arretramento rispetto a una legislazione riconosciuta in tutta Europa come modello di riferimento. Il principio dell’interesse superiore del minore deve guidare ogni scelta politica e amministrativa senza distinzione di nazionalità, provenienza o status legale”, dichiara Giorgia D’Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali della nostra organizzazione.
Secondo gli ultimi dati disponibili, al 31 dicembre 2025 erano presenti in Italia poco più di 17.000 minori stranieri non accompagnati, di cui l’88,6% maschi. Nel 2025 sono arrivati via mare 12.177 minori stranieri non accompagnati, il 39% in più rispetto al 2024, mentre al 9 febbraio 2026 gli arrivi via mare erano già 265.
Conseguenze sul sistema di accoglienza e tutela
Tra gli elementi più critici spiccano le ipotesi di interdizione all’accesso delle acque territoriali per le navi impegnate nei soccorsi. Limitare l’azione delle imbarcazioni, siano esse organizzazioni non governative o mercantili che salvano vite nel Mediterraneo nel rispetto del diritto marittimo internazionale, è pericoloso e mette a rischio migliaia di vite.
Le nuove norme inciderebbero anche sul “prosieguo amministrativo”, previsto dalla Legge 47/2017, che consente ai giovani arrivati minorenni di completare percorsi scolastici o formativi, consolidare l’inserimento lavorativo e costruire relazioni significative, garantendo continuità di sostegno fino ai 21 anni. Senza queste misure rischierebbero di finire nelle maglie dell’illegalità. Inoltre, il trasferimento della competenza per il rimpatrio assistito al Prefetto ridurrebbe le garanzie di tutela, mentre mantenere la competenza in capo al Tribunale per i minorenni è essenziale per decisioni prese nell’interesse superiore del minore, come indicato dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, evitando criteri amministrativi, priorità di ordine pubblico o disomogeneità territoriale.
Pur continuando a esprimere preoccupazione per l’impostazione securitaria del Patto Asilo e Migrazione, la sua attuazione potrebbe rappresentare un’opportunità per rafforzare l’accoglienza dei minori e delle famiglie. Resta imprescindibile che il Governo escluda ogni forma di detenzione e garantisca soluzioni adeguate alle esigenze specifiche dei minori.
Decisioni europee e rischi per i minori
Un ulteriore grave arretramento per i diritti dei minori nell’Unione europea è stata la votazione al Parlamento europeo del 10 febbraio 2026 sull’adozione di una lista di Paesi definiti sicuri. Approvando norme che indeboliscono la valutazione individuale delle domande di protezione internazionale, i minorenni sono esposti a rischi maggiori di traumi, danni e trasferimenti errati.
"Definire un Paese come “sicuro” non lo rende tale. Molti dei Paesi indicati non rispettano gli standard sui diritti umani che l’UE afferma di voler tutelare. L’introduzione di un elenco a livello europeo rischia di legittimare l’ulteriore deterioramento delle condizioni dei diritti umani. Ogni minorenne merita una protezione individuale, adeguata e sensibile alla sua età” conclude la nostra Direttrice Relazioni Istituzionali, Giorgia D’Errico.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.