Giornata Mondiale del Rifugiato: quasi 2 milioni di bambini in Siria in condizioni invivibili
Roni Ahmed / Save the Children
Negli ultimi 18 mesi, quasi 2 milionidi bambine e bambini sono tornati nelle loro città di origine in Siria – si tratta del più grande rientro volontario di rifugiati a livello globale – ma molti trovano le loro case danneggiate, i servizi di base al collasso e il territorio contaminato da ordigni esplosivi.
Ne parliamo in vista della Giornata mondiale del rifugiato, che ricorre domani 20 giugno, con la preoccupazione che l’attuale ondata di rientri crei l’illusione che le condizioni nel Paese siano sicure dopo la fine di un conflitto durato 14 anni, avvenuta nel dicembre 2024, esercitando così pressione sui siriani affinché tornino in patria
Bambini rientrati in Siria: quasi 2 milioni trovano condizioni invivibili e servizi al collasso
Secondo le ultime cifre dell’UNHCR, circa 953 mila minori fanno parte degli oltre 1,6 milioni di rifugiati che sono rientrati in Siria dopo la transizione politica dell’8 dicembre 2024. Si stima inoltre che anche circa 1,02 milioni di bambini e minori sfollati interni siano tornati nelle loro rispettive zone di origine.
Nonostante il ritorno di parte della popolazione, 15,6 milioni di persone, pari a quasi il 70% della popolazione siriana, continuano ad avere bisogno di assistenza umanitaria. Tra queste ci sono 7,5 milioni di minori.
Le famiglie stanno tornando in comunità dove servizi di base, le infrastrutture e i sistemi di protezione rimangono gravemente compromessi a causa di 14 anni di conflitto, del collasso economico e della distruzione diffusa.
Infatti, da una nostra indagine condotta alla fine dello scorso anno su 90 nuclei familiari, è emerso che i bambini stanno tornando in condizioni insicure e invivibili. Quasi due terzi delle famiglie hanno trovato le proprie case danneggiate o distrutte al loro ritorno e quasi lo stesso numero di persone ha dichiarato di non avere un accesso adeguato all’acqua e all’elettricità. In questo contesto, molte famiglie che fanno ritorno vivono a un passo dall’essere costrette a spostarsi nuovamente. Tre famiglie su quattro coinvolte nell’indagine hanno dichiarato che un’ulteriore crisi economica le spingerebbe ad andarsene e quasi due terzi hanno affermato lo stesso riguardo a un peggioramento della sicurezza.
Lina, 12 anni, ha cercato di tornare a casa con la sua famiglia, ma ha trovato la sua casa e la sua scuola ridotte in macerie. Alla fine, sono tornati al campo in cui vivevano da cinque anni. “Quando siamo arrivati al nostro villaggio, sia la nostra casa che la nostra scuola erano ridotte in macerie e non potevamo restare, così siamo tornati al campo. Non siamo numeri. Siamo volti, sogni e cuori piccoli ma forti” ha raccontato.
i rischi per le ragazze, i bambini e i minori in Siria
Le ragazze adolescenti affrontano rischi specifici, tra cui difficoltà e insicurezza nel raggiungere la scuola, abbandono scolastico e matrimoni precoci. Anche i bambini con disabilità sono spesso esclusi dai servizi fondamentali di cui hanno bisogno.
I minori sono inoltre esposti in particolare al rischio rappresentato dai residuati bellici inesplosi. Tra dicembre 2024 e dicembre 2025, secondo l’INSO, organismo consultivo delle ONG in materia di sicurezza, i bambini hanno rappresentato il 37% di tutte le vittime civili segnalate causate da ordigni esplosivi in Siria e il 28% delle persone uccise.
Gran parte dell’area contaminata si trova nei terreni agricoli e lungo i percorsi utilizzati ogni giorno dalle famiglie. Inoltre, solo il 57% degli ospedali e il 37% dei centri sanitari di base rimangono pienamente funzionanti.
“Quattordici anni di guerra in Siria hanno costretto allo sfollamento la metà dei 25 milioni di abitanti del Paese e hanno plasmato un’intera generazione di bambine e bambini nati tra le macerie, che non hanno mai conosciuto la vita prima della guerra. Ora le famiglie stanno tornando a casa, sperando che i propri figli possano finalmente crescere in sicurezza e in pace” ha dichiarato Jeremy Stoner, Direttore di Save the Children in Siria. “Ma nessun bambino può ricominciare da capo quando mancano l’elettricità e l’approvvigionamento idrico, quando il cibo non è sufficiente, quando non ci sono scuole né assistenza sanitaria. Quando hanno troppa paura di mettere piede fuori di casa perché il terreno è disseminato di ordigni esplosivi. Il diritto internazionale stabilisce che qualsiasi ritorno dei rifugiati debba essere volontario, sicuro, dignitoso e consapevole. Questa situazione non è sicura. Un’intera generazione si è già vista rubare l’infanzia durante la guerra in Siria. Ora occorre un investimento massiccio nella ricostruzione affinché questa generazione di bambini non continui a pagarne il prezzo”.
Cosa chiediamo
Operiamo in Siria dal 2012, fornendo assistenza a oltre cinque milioni di persone, tra cui più di tre milioni di bambini, per la protezione dell’infanzia, l’istruzione, la sicurezza alimentare e i mezzi di sussistenza, l’acqua, i servizi igienico-sanitari e l’igiene, la salute e la nutrizione.
Chiediamo al governo siriano, ai governi dei Paesi ospitanti, alle Nazioni Unite e ai donatori di porre la sicurezza, i diritti e il recupero dei bambini al centro delle decisioni relative al ritorno nel paese di origine. Chiediamo, inoltre, investimenti affinché i bambini possano tornare in sicurezza e rimanere, quali la bonifica su larga scala degli ordigni esplosivi, il ripristino dell’assistenza sanitaria, dell’approvvigionamento idrico e dell’istruzione, nonché la garanzia dei documenti anagrafici per i bambini rientrati.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.