Migrazione: respingere il Regolamento Rimpatri per proteggere i minori
IAM Production / Save the Children
In occasione del voto in plenaria a Bruxelles, insieme ad altre 19 organizzazioni chiediamo al Parlamento europeo di respingere il compromesso raggiunto, perché espone minori soli e famiglie con bambini a violazioni dei diritti fondamentali. La proposta, infatti, non garantisce una reale valutazione del superiore interesse del minore e introduce misure che possono aggravare vulnerabilità già esistenti.
Migrazione: cosa prevede il Regolamento Rimpatri e perché mette a rischio i minori
Il nuovo Regolamento Rimpatri, attualmente al voto in plenaria al Parlamento europeo, mira a definire regole comuni per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi senza diritto di soggiorno nell’Unione europea.Tuttavia, nella versione di compromesso raggiunta il 9 marzo in Commissione LIBE, la proposta rischia di avere conseguenze gravi per bambini e bambine, soprattutto se soli o parte di nuclei familiari.
Il testo, così com’è, non introduce una procedura chiara per valutare il superiore interesse del bambino o della bambina prima di una decisione di rimpatrio. Il riferimento resta generico e privo di indicazioni concrete su come e quando debba essere applicato, né su quali effetti abbia sulle decisioni finali.
Inoltre, il regolamento prevede la possibilità di trattenere in detenzione anche famiglie con bambini e minori non accompagnati, fino a un massimo di 24 mesi, sebbene questa misura sia indicata come estrema.
Le criticità del Regolamento Rimpatri per bambini e bambine
Il Regolamento Rimpatri, nella sua forma attuale, presenta diverse criticità che rischiano di compromettere i diritti fondamentali di bambini e bambine.
Tra le principali:
- assenza di una valutazione concreta del superiore interesse del minore;
- detenzione fino a 24 mesi, anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati
- rimpatri verso Paesi senza legami significativi, né garanzie di protezione o accoglienza adeguata;
- mancanza di soluzioni quando il rimpatrio non è possibile.
Già oggi, infatti, due minori su tre coinvolti in procedure di rimpatrio restano nell’Unione europea per anni senza uno status giuridico stabile e senza accesso adeguato ai servizi di base. Il rischio è che il nuovo regolamento ampli questo limbo, aumentando anche il ricorso alla detenzione.
Il nostro appello: respingere il Regolamento Rimpatri e proteggere i minori
Per questo, insieme ad altre 19 organizzazioni della società civile, chiediamo al Parlamento europeo di respingere il compromesso sul Regolamento Rimpatri.
L’obiettivo è lavorare a una normativa che:
- metta davvero al centro il superiore interesse dei minori
- garantisca alternative alla detenzione, evitandola per i minori;
- assicuri protezione, inclusione e accesso ai diritti fondamentali.
Solo così sarà possibile evitare che bambini e bambine restino intrappolati in condizioni di vulnerabilità e garantire un sistema che rispetti gli standard europei e internazionali.
Serve una legislazione che protegga i minori e non che li esponga a ulteriori rischi.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.