Gaza, bambini giocano alla guerra: rischio traumi permanenti
Soraya Ali/Save the Children
Per circa due anni e mezzo, i bambini di Gaza hanno visto i loro amici e familiari morire davanti ai loro occhi o essere sepolti sotto le macerie delle loro case crollate.
A Gaza la guerra è diventata parte della quotidianità: bambini e bambine trasformano la violenza in gioco, organizzando funerali con le bambole o simulando sparatorie. È fondamentale che i minori di Gaza ricevano l'assistenza psicologica e il supporto psicosociale di cui hanno disperatamente bisogno.
A Gaza bambini e bambine giocano alla guerra
Dall'ottobre 2023, i bambini di Gaza sono stati costantemente esposti a violenza estrema, sfollamento, fame e malattie. I nostri operatori segnalano che molti minori rievocano nei loro giochi scene traumatiche vissute in prima persona: una versione del nascondino chiamata “guerra”, in cui fingono di spararsi a vicenda con le mani quando vengono trovati, per poi far finta di morire.
La mancanza di giocattoli e materiali costringe i più piccoli a usare muri distrutti come superfici per disegnare. Questo tipo di gioco può aiutare a elaborare il trauma, ma l’esposizione prolungata a eventi estremi aumenta il rischio di sviluppare quello che gli esperti definiscono “stress tossico”.
Le conseguenze della guerra a Gaza sui bambini
Le conseguenze sulla salute mentale possono includere:
- incubi e disturbi del sonno
- ansia e depressione
- aggressività o isolamento
- difficoltà di apprendimento e concentrazione
I bambini nelle zone di conflitto spesso soffrono di enuresi notturna e altri disturbi che possono compromettere la loro capacità di partecipare alla vita quotidiana, causando difficoltà di concentrazione, di instaurazione di relazioni affettivi, di ricerca di un senso di sicurezza. L'esposizione a stress prolungato può portare a quello che comunemente viene definito "stress tossico", la forma di stress più pericolosa che un bambino possa sperimentare.
In un contesto in cui anche genitori, operatori sanitari e insegnanti sono sopraffatti, diventano sempre più rari i servizi di supporto psicologico. Senza un intervento immediato e strutturale, un’intera generazione rischia di portare per sempre i segni invisibili di questa guerra.
Crescere nella guerra: i bambini e le bambine la trasformano in gioco
Shurouq, responsabile multimediale di Save the Children a Gaza, vive a Deir al-Balah con la figlia di tre anni, che ha iniziato a inscenare un funerale con la sua bambola "morta".
«Ieri sono rimasta sconvolta nel vedere mia figlia e sua cugina che portavano in braccio quella bambola. Pensavo di essere riuscita a proteggere mia figlia il più possibile dalle scene di morte, ma a quanto pare non c'è modo di sfuggirvi. Mia figlia non è la sola. Ogni volta che mi riunisco con i miei nipoti, giocano a un gioco che chiamano "guerra". È come nascondino, ma con una variante: quando qualcuno viene trovato, gli altri fanno finta di sparargli con le mani e dicono "morto, morto". Uno di loro ha persino detto: "Ti lancio un missile!"». ha aggiunto Shurouq.
La donna vive a Deir al-Balah con la figlia di tre anni e descrive una quotidianità segnata da distruzione e paura, dove anche tentare di proteggere il benessere mentale dei propri figli diventa quasi impossibile.
La nostra richiesta: accesso umanitario e fine dell’assedio
Chiediamo a tutte le parti in conflitto di garantire accesso umanitario continuo e senza ostacoli. A Israele, in quanto potenza occupante, chiediamo di:
- revocare l’assedio
- aprire tutti i valichi di frontiera in entrambe le direzioni
- ridurre le restrizioni agli aiuti
- ripristinare servizi essenziali
Dall’ottobre 2023 abbiamo già raggiunto quasi 15.000 bambini e bambine con programmi di supporto psicologico, creando spazi sicuri dove giocare e socializzare.
Operiamo nel Territorio Palestinese Occupato dal 1953, con una presenza permanente dal 1973. Da allora, collaboriamo con i partner per contribuire a fornire un'istruzione di qualità, protezione per i bambini, supporto allo sviluppo della prima infanzia e opportunità di lavoro per i giovani.
Come ha dichiarato Ahmad Alhendawi, nostro Direttore regionale per il Medio Oriente, il Nord Africa e l'Europa orientale. "Il gioco è uno strumento molto potente che i più piccoli usano per elaborare ciò che hanno visto o vissuto in prima persona e permette loro di esprimere sentimenti che potrebbero essere troppo complessi o dolorosi da articolare a parole. È straziante vedere il peso di questa guerra sui bambini."
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.