Gaza: livelli critici di fame per 4 bambini su 5 nel 2026

Eyad AlTawil / Save the Children

Quattro bambini su cinque a Gaza inizieranno il nuovo anno con livelli di fame critici, nonostante l'accordo raggiunto due mesi fa dalle autorità israeliane per consentire l'ingresso di maggiori aiuti, compresi quelli alimentari.

La fine dell’anno rappresenta per molti un periodo di calma, ma non dobbiamo permettere che l’attenzione su Gaza venga meno e cali il silenzio. La sofferenza della popolazione non è affatto finita, anzi.

Gaza: 4 bambini su 5 iniziano il 2026 affamati

A Gaza mancano alimenti essenziali come frutta, verdura, carne, uova e latticini: nei mercati restano quasi solo pane e cibi lavorati ricchi di zucchero e sale.

Secondo i nuovi dati IPC, la principale autorità internazionale sulla gravità delle crisi alimentari, a Gaza, 1,6 milioni di persone, ovvero il 77% della popolazione, inclusi circa 800.000 bambini, continueranno a soffrire di insicurezza alimentare acuta fino al 2026. La malnutrizione espone i bambini a malattie, ipotermia e danni permanenti allo sviluppo.

Questi nuovi dati dovrebbero riaccendere l’attenzione globale sulla situazione di Gaza.

Fame e malnutrizione provocano gravi conseguenze fisiche nei bambini, con effetti che vanno ben oltre l’immediato.

Inverno e Fame a Gaza

Con l’arrivo dell’inverno a Gaza, molte famiglie non possono ancora fare ritorno alle proprie abitazioni e sono costrette a vivere in tende deteriorate o addirittura senza alcun riparo. In queste condizioni, i bambini sono fortemente esposti al rischio di diarrea, malattie cutanee come la scabbia, infezioni respiratorie quali la polmonite e all’ipotermia. La malnutrizione peggiora ulteriormente la situazione, indebolendo la capacità dei più piccoli di mantenere il calore corporeo e di guarire dalle malattie. Alcuni di loro non riescono a sopravvivere e muoiono a causa dell’ipotermia.

I nostri operatori che lavorano nei centri nutrizionali hanno segnalato che, a causa dei ripetuti sfollamenti e del fatto che quasi tutta la popolazione è stata costretta ad abbandonare più volte le proprie case per i bombardamenti israeliani, molti pazienti non hanno potuto portare a termine i trattamenti contro la malnutrizione. Durante la fase più intensa dell’escalation militare a Gaza City, nel mese di settembre, anche i centri nutrizionali sono stati obbligati a spostarsi, interrompendo il contatto con le comunità.

Assistenza limitata e condizioni di fame critiche

Nonostante nelle ultime settimane sia stata autorizzata un'assistenza umanitaria limitata a Gaza, la loro distribuzione resta discontinua e nettamente inferiore a quanto previsto dagli accordi di cessate il fuoco. Di conseguenza, i bisogni della popolazione continuano a non essere soddisfatti e i bambini sono colpiti da forme di malnutrizione gravi e persistenti.

“Sappiamo per esperienza che per qualsiasi comunità, la malnutrizione diffusa ha conseguenze permanenti per le persone – dai neonati sottopeso e dalla crescita stentata nella prima infanzia alla riduzione delle capacità di apprendimento e di guadagno in età adulta – perpetuando cicli di povertà. Oltre a infliggere danni agli individui, queste sono conseguenze che minacciano il tessuto stesso della società palestinese per le generazioni a venire. Gaza non può diventare una discarica nel quale riversare il peggio dell'umanità. Si tratta di bambini e famiglie normali che vogliono solo riprendere in mano la propria vita dopo anni di orrore. Ma giorno dopo giorno, un futuro sicuro e sano diventa sempre più lontano" ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore Regionale di Save the Children in Medio Oriente, Nord Africa ed Europa Orientale.

Cessare il fuoco e aprire i valichi

Chiediamo che la pausa delle ostilità a Gaza si trasformi in un cessate il fuoco definitivo e che le autorità israeliane interrompano l'assedio, garantiscano l'apertura e la piena operatività di tutti i valichi di frontiera in entrambe le direzioni e che le restrizioni agli aiuti vengano rimosse e i servizi riprendano. Insieme ai partner locali, forniamo servizi salvavita a bambini e famiglie in tutto il Territorio Palestinese Occupato, dove operiamo da oltre 70 anni.

Per approfondire, leggi il comunicato stampa

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