Giornata internazionale del migrante: 1 minore su 2 morto annegato nelle rotte migratorie
Delil souleiman / Save the Children
Alla vigilia della Giornata internazionale del migrante del 18 dicembre, il Mediterraneo Centrale si è confermato la rotta più letale al mondo: un minore su due che ha perso la vita lungo rotte migratorie nel 2025 è morto per annegamento.
Chiediamo all’Unione Europea e agli Stati membri di porre fine alle politiche che privilegiano il controllo delle frontiere a scapito della protezione dei minori. Bisogna intervenire con urgenza per fermare abusi, sfruttamento e ogni altra violazione dei diritti dei minori.
Giornata del migrante: minori sempre più a rischio
L'annegamento è stata la principale causa di morte per i minori lungo le rotte migratorie nel 2025, rappresentando la metà di tutti i decessi.
Sono sempre di più i bambini, le bambine e gli adolescenti che si trovano ad affrontare percorsi nascosti e ad alto rischio. È quanto emerge dal nostro nuovo rapporto, Traversing danger, pubblicato alla vigilia della Giornata internazionale del migrante, che documenta le gravi violazioni dei diritti subite dai minori lungo le principali rotte migratorie verso l’Unione europea.
Le crescenti misure di deterrenza sostenute dall’UE e dai suoi Stati membri nei Paesi terzi rischiano di spingere migliaia di minori verso rotte migratorie pericolose, esponendoli alla morte, ma anche alla tratta, allo sfruttamento, alla detenzione e all’erronea identificazione come adulti.
2024: l’anno con più morti lungo le rotte migratorie
L'anno scorso è stato il più letale mai registrato: con quasi 9.000 persone morte lungo le rotte migratorie in tutto il mondo. Secondo un'analisi dei dati raccolti dall'OIM, dall'inizio del 2025 almeno 278 minori sono morti lungo le rotte migratorie, di cui 136 in mare dopo essere fuggiti da conflitti, fame e crisi climatiche. Tuttavia, il numero reale di vittime tra i minori migranti è probabilmente molto più alto a causa della mancanza di dati disaggregati, contando solo coloro che sono stati trovati e identificati.
Dal 2016 il Mar Mediterraneo, in particolare la traversata dal Nord Africa all'Europa, è la rotta migratoria più mortale al mondo per i più piccoli.
Racconti di abusi e violenze durante i viaggi
Abusi sistematici e impatti devastanti sulla salute mentale sono le principali violazioni subite dai minori, messe in luce nel rapporto “Traversing danger”: tutti i minori intervistati hanno raccontato di aver subito forme di violazione dei loro diritti, fra cui estorsioni, violenze o abusi, incluso lo sfruttamento sessuale, in ogni fase del viaggio: dalla fuga da conflitti e povertà in Sudan, alla violenza e sfruttamento durante il viaggio, fino ai respingimenti e alla detenzione alle frontiere europee. Queste esperienze incidono in modo significativo sul benessere psicologico dei minori, causando ansia, depressione e traumi complessi. Gli esperti segnalano infatti un aumento dei casi di stress post-traumatico e di isolamento sociale tra bambini e adolescenti coinvolti nei percorsi migratori.
Tutti i minori intervistati per la ricerca hanno subito le stesse forme di violenza in Libia: molti di loro sono stati detenuti per mesi in container, mentre alcuni sono stati costretti a guidare le imbarcazioni durante la traversata sotto minaccia, rischiando poi di essere arrestati all’arrivo in Grecia con l’accusa di traffico di esseri umani.
Principali rotte migratorie verso l’Unione europea
La rotta migratoria dalla Libia alla Grecia è una delle più significative per quanto riguarda il volume degli arrivi nel Paese, con ben il 42% degli arrivi via mare verso Creta che segna un aumento del 350% rispetto al 2024. I principali Paesi di provenienza sono Egitto (47%), Sudan (27%), Bangladesh (19%), ma anche Eritrea, Sud Sudan e Yemen.
I minori rappresentano più di un quinto degli arrivi e il 30% di loro ha intrapreso viaggio da solo o è stato separato dalla famiglia. Inoltre, dall’inizio del conflitto in Sudan (aprile 2023) sono arrivate in Egitto 1,5 milioni di persone. Di questi, fino a settembre 2025, il 73,6% erano donne e bambini.
La rotta balcanica è un altro snodo centrale per la migrazione verso l’UE. I minori costituiscono il 15% del totale degli arrivi in Serbia e Bosnia Erzegovina, il 9,5% di loro è costituito da minori non accompagnati o separati.
I nostri appelli per i minori migranti
A giugno 2025, abbiamo pubblicato il rapporto Crossing Lines in cui segnalavamo che il Patto UE sulla Migrazione e l’Asilo – una riforma che prometteva di bilanciare una maggiore sicurezza delle frontiere con una maggiore protezione per i migranti – rischia di non tutelare i minori in viaggio verso l'Europa, in particolare se non accompagnati.
Chiediamo all’Unione Europea e agli Stati membri di porre fine alle politiche che privilegiano il controllo delle frontiere a scapito della protezione dei minori. È necessario garantire percorsi sicuri e regolari per i bambini e gli adolescenti in fuga.
Esprimiamo forte preoccupazione per l’accordo raggiunto l’8 dicembre dai Ministri degli Interni dell’UE su Paesi Terzi Sicuri, Paesi di Origine Sicuri e Regolamento Rimpatri. Procedure accelerate e criteri standardizzati rischiano di negare ai minori – anche non accompagnati – il diritto a una valutazione individuale e al rispetto del loro superiore interesse, aprendo la strada a respingimenti illegali e alla violazione dei diritti fondamentali.
In vista dell’attuazione del Patto europeo su Migrazione e Asilo, chiediamo di vietare la detenzione dei minori, soli o con le famiglie, e di assicurare un sistema di accoglienza dignitoso e adeguato, con centri dedicati ai minori stranieri non accompagnati, la garanzia di una corretta valutazione dell’età attraverso metodi multidisciplinari e il rafforzamento del ruolo di tutori e tutrici.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.