La lettura come strumento per vincere le paure e scoprire la diversità

Un momento del laboratorio sulle fiabe a Torino

In occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, indetta dalle Nazioni Unite e celebrata il 20 giugno di ogni anno, vi raccontiamo uno speciale laboratorio sull’inclusione e l’accoglienza dei bambini nuovi arrivati da altri paesi, che si è svolto a Torino in una delle scuole partecipanti al programma Fuoriclasse. A presentarlo è Piera Gioda del Cisv, partner del progetto nella città piemontese. Buon viaggio nel mondo delle fiabe!

Le fiabe condividono la condizione dei migranti. Si spostano, viaggiano, hanno molte appartenenze culturali. Sono il frutto di scambi, di incroci, di contaminazioni. Non ci sono fiabe "pure", le fiabe sono di sangue misto.

I bambini lo sanno.

Sarà per questo che nel consiglio fuoriclasse della Direzione Didattica Anna Frank di Torino, gli allievi delle classi quarte della scuola primaria hanno proposto come attività di cura per accogliere i bambini nuovi arrivati da altri paesi la sperimentazione di momenti di lettura tra pari, in angolini della scuola ridisegnati per essere accoglienti e caldi. Tappeti e cuscini, per accoccolarsi e leggere ad altri bambini le storie più belle, prendendo dallo scaffale multietnico i libri, bilingue o illustrati, che ci possono tenere compagnia nel viaggio verso il nuovo paese di approdo e farci conoscere reciprocamente tradizioni, usi e costumi di tanti paesi del mondo.

Così le insegnanti e le educatrici del centro educativo Fuoriclasse, hanno realizzato con loro un laboratorio di formazione per diventare buoni “raccoglitori” e lettori di fiabe, per sé e per gli altri.

Si sa che le storie preferite dai bambini sono quelle di paura. Forse perché gli adulti narratori di un tempo le usavano per educare a modo loro i bambini e quindi sono ben costruite e affascinanti. Lo so per certo: io ho cominciato a raccogliere le fiabe notturne del mondo, proprio perché a noi bambini, la notte dei Morti, il 2 novembre, nelle Valli di Lanzo, uno zio narratore raccontava ogni anno la storia di “Maria, ‘t piu!!”, facendoci tenere il fiato sospeso e poi sobbalzare nel finale tutte le volte, anche se ormai la conoscevamo a memoria.

E quante ne ho trovate di fiabe di paura nelle tradizioni arabe, africane, orientali, europee: storie in cui i grandi proibiscono ai piccoli, alle bambine in particolare, di uscire di casa la notte, ma qualche birba coraggiosa o curiosa esce lo stesso e incontra il mostro. Come se la caverà? Riuscirà a tornare a casa? Chi la aiuterà?

Leggere per vincere le paure e scoprire la ricchezza delle diversità

La scelta del tema per il laboratorio si è basata anche sulla convinzione che alla radice della discriminazione vi sia proprio la paura: della diversità, dell’incognito, di ciò che non si comprende. Pertanto una pedagogia interculturale e inclusiva non può ignorare nel suo percorso (fatto di curiosità, di ricerca e di costruzione di ponti e passerelle) la fase dell’esplicitazione delle paure e dei dubbi, creando un contesto nel quale le paure stesse si affrontano e in cui si può parlare di loro.

Con il coraggio di dire “ho paura” e il desiderio di conoscerla, capirla e darle un nome, così da superarla e permettere alla notte di trasformarsi in un momento per sognare.

Creata l’atmosfera giusta, con la classe abbiamo letto ad alta voce la storia degli spiriti della foresta del Togo: “Non faceva paura, raccontatecene un’altra”.

Quella cinese dell’orco Nung-Guama: “Non faceva paura, raccontatecene un’altra”. E così ancora quella della piccola Aisha dall’Algeria e di Giovannin senza paura dall’Italia. La voglia di leggere e di trovare sempre nuove fiabe e modi per vincere la paura si fa palpabile.

Noi però proponiamo un momento riflessivo: in cosa si somigliano e in cosa differiscono tutte queste storie? A gruppi si cercano gli elementi in comune e, tornando poi in cerchio, si costruisce un intreccio di fili colorati.

L’elemento “aiuto da parte di altri personaggi”, per esempio, ci ha permesso di parlare dell’importanza di farsi aiutare da persone di cui ci si fida; quello del “coraggio”, invece, dell’idea che la paura non è sempre negativa, ma può aiutare a evitare di correre dei pericoli.

“Come faremo adesso a viaggiare per trovare altre storie in giro per il mondo?”. Ecco l’idea di costruire un bel tappeto volante, con dipinte le fiabe, i sogni e perché no, anche le paure di ciascuno.

“Lo metteremo nel nuovo angolo morbido di lettura per accogliere nuovi bambini e nuove storie!”.