La voce dei dialogatori: vi presentiamo una delle dialogatrici del nostro staff

Pubblichiamo oggi l'intervista a Claudia Monaco, del nostro neonato team interno di dialogatori.

Ma chi sono i dialogatori?

I dialogatori lavorano per un programma di raccolta fondi chiamato a livello internazionale "face to face", ma meglio conosciuto in Italia come "dialogo diretto". Questo programma ha l'obiettivo di acquisire una rete di donatori che possano sostenere con continuità l’organizzazione attraverso una donazione regolare tramite domiciliazione bancaria o addebito automatico su carta di credito. In questo modo, Save the Children può assicurare una sostenibilità concreta ai nostri progetti. Ecco come Claudia si descrive:

Claudia Monaco, 40 anni, in una vita precedente è stata una web master, poi si è impegnata con dedizione nel commercio equo e solidale ed infine è approdata a Save the Children come dialogatrice. Il filo conduttore delle sue scelte, nel lavoro come nella vita, sono le persone e le relazioni, perché è convinta che “nessun uomo è un’isola” e che la sfida più grande sia continuare ad avere fiducia nel genere umano.

Che cosa vuol dire essere una dialogatrice? In cosa consiste il tuo lavoro? Essere dialogatrice significa trovare persone che contribuiscano al miglioramento della vita di tanti bambini in difficoltà con un sostegno regolare. Attraverso i progetti di sostegno a distanza o quelli rivolti alle emergenze, il donatore può realmente contribuire alla creazione di speranza e futuro, con piccole donazioni mensili. Il mio compito è quello di trovare le parole giuste per avvicinare le persone, superare la loro diffidenza, coinvolgerli in un percorso di informazione, condivisione ed infine di azione, per seminare il seme della speranza e veder crescere l’albero delle opportunità.

Qual è secondo te l’importanza del tuo lavoro rispetto ad altre forme di raccolta fondi, perché il dialogo diretto è così importante? Perché si ha la possibilità di comprendere i dubbi, le perplessità e le paure delle persone, e dare loro una pronta risposta. E soprattutto perché si entra in contatto con persone che si aprono alla speranza e al dono, e si è testimoni della loro trasformazione.

Cosa ti piace di più e cosa di meno? Mi piacciono molto le persone sorridenti, a prescindere se si fermeranno a parlare con me o no. Mi piacciono meno quelli per i quali sono invisibile, al pari dei bambini meno fortunati.

Perché la gente per strada dovrebbe fidarsi di te? Ho dalla mia parte un forte vantaggio: Save the Children è un'organizzazione molto seria, e la gente la conosce. Sono la prima a credere nell'efficacia della cooperazione allo sviluppo e di Save the Children. Credo che questo traspaia al primo contatto.

Come ti descriveresti? Cosa dicono di te i tuoi amici? Beh, i miei amici dicono che parlo anche con i sassi, per questo ho scelto questo lavoro! Mi descriverei come una energica ottimista. Malgrado i miei 40 anni da poco compiuti.

C'è qualcosa che è cambiato in te da quando lavori per Save the Children? È cambiato il mio obiettivo giornaliero, il mio sguardo va al di là degli oceani. E penso che se farò bene il mio lavoro tanti bambini, di cui non conosco il nome nè il viso, avranno un'occasione in più per sperare.

Consiglieresti questo lavoro? Lo consiglierei a chi ha voglia di non pensare solo al proprio orticello, a chi non si lascia scoraggiare dall'indifferenza dilagante, a chi riesce a sentire profondamente che nascere in un Paese piuttosto che in un altro non è un merito, ma una casualità. E che si può fare la propria parte, anche piccola, per fare la differenza.

Vuoi candidarti come Dialogatore nel programma inhouse di Save the Children a Roma o a Milano? Manda il tuo curriculum a job.italia@savethechildren.org   scrivendo nell’oggetto “Face to Face Roma” se vuoi lavorare a Roma o “Face to Face Milano” se vuoi lavorare a Milano.