La voce dello staff: “Mi sento grato e fortunato perché ho un lavoro speciale”

Non solo operatori sul campo. Il nostro staff è formato anche da molte persone che lavorano nei nostri uffici in tutto il mondo, in diversi ambiti e diversi settori ma con un obiettivo comune: quello di garantire un futuro migliore ai bambini.

Quella che pubblichiamo oggi è la testimonianza di un collega, Danilo, che stila un bilancio e condivide i ricordi di un anno di lavoro nel nostro ufficio stampa.

“Oggi compio un anno. Un anno da quando sono entrato a far parte della squadra di Save the Children. Lo ricordo molto bene quel primo giorno di lavoro, in tutto e per tutto simile all’emozione che si prova il primo giorno di scuola. A Roma era già esploso il caldo e i tre piani a piedi verso l’ufficio stampa, verso quella stanza che sarebbe stata il mio nuovo ufficio, non hanno di certo aiutato ad attutire il sudore. Di lì a pochi minuti avrei incontrato i miei nuovi colleghi, quelli con cui avrei lavorato a stretto contatto nell’ufficio stampa ma anche tutti coloro che sono impegnati in altri dipartimenti o unità.

Ricordo che pensai: “Non ce la farò mai ad imparare i nomi di tutti”. E allo stesso tempo ero così positivamente colpito dai benvenuti e dai sorrisi di tutte queste persone e da un ambiente che mi sembrava subito così caldo, colorato, umano.

Sono stati dodici mesi intensi, pieni di lavoro e ricchi di soddisfazioni condivise con colleghi e colleghe straordinari, ognuno dei quali ti colpisce per l’impegno e la determinazione che ci mette ogni giorno, per le motivazioni che spingono a fare questo lavoro, per la professionalità con la quale si affronta ogni situazione. Ognuno, in ambiti e settori diversi, con ruoli e mansioni differenti, impegnato, ogni giorno, a mettercela tutta per raggiungere un unico e solo obiettivo: salvare e garantire un futuro migliore fino all’ultimo bambino. Ad ogni costo. In Italia e nel resto del mondo.

Se dovessi indicare una delle situazioni che tra tutte mi ha permesso di toccare subito con mano e di conoscere da vicino lo spirito Save the Children, non posso non pensare a quei giorni che ho trascorso ad Amatrice, all’indomani del tragico terremoto che ha colpito il Centro Italia. Giorni concitati in cui tanti bambini e ragazzi si sono ritrovati improvvisamente espropriati della loro quotidianità, della loro normalità, delle loro case, delle loro abitudini e che in alcuni casi hanno perso loro cari, amici o conoscenti.

A poche ore dal sisma, Save the Children aveva già avviato il primo Spazio a Misura di Bambino in una delle tendopoli per gli sfollati di Amatrice. Un luogo sicuro e protetto dove giocare, colorare, svolgere attività artistiche e ricreative e stare a contatto con i propri coetanei.

Stavo vivendo in diretta una risposta all’emergenza, uno dei tantissimi ambiti in cui l’Organizzazione interviene in Italia e nel mondo. Vedere al lavoro i nostri logisti, che in pochissimo tempo avevano reso possibile la creazione dello Spazio per i bambini, e osservare il meraviglioso team degli educatori e delle educatrici arrivati da ogni parte d’Italia per stare accanto e coinvolgere i minori colpiti dal sisma, coordinati dai colleghi specializzati nella risposta alle emergenze, ti fa subito entrare a contatto con il significato più profondo di questo lavoro e delle motivazioni che spingono ognuno di questi colleghi a dare il proprio preziosissimo contributo.

Vedere quei bambini e i loro genitori riacquistare un minimo di normalità in una situazione così sconvolgente era un'emozione fortissima.

Dopo dodici mesi in questa Organizzazione, posso dirlo con certezza e entusiasmo, mi sento grato e fortunato. Perché svolgo un lavoro speciale, il cui fine ultimo è quello di proteggere e migliorare la condizione dei bambini, chiunque essi siano, ovunque essi vivano.

Dai minori in Italia che vivono in contesti di marginalità ed esclusione sociale, e ai quali Save the Children offre opportunità educative per coltivare le proprie passioni e le proprie aspirazioni, ai tanti, troppi bambini ai quali nel mondo viene negata l’opportunità di vivere pienamente la propria infanzia, per via della malnutrizione, dell’impossibilità di andare a scuola o perché vivono in contesti di guerra, violenze, persecuzioni, povertà che li costringono a fuggire e a cercare un futuro migliore altrove.

"Il futuro è nelle mani dei bambini. Che ogni bambino affamato sia nutrito, ogni bambino malato sia curato, ad ogni orfano, bambino di strada o ai margini della società sia data protezione e supporto", diceva Eglantyne Jebb, la donna che ormai quasi 100 anni fa fondò Save the Children.

Parole che porto dentro di me ogni giorno che percorro quei tre piani che mi separano dalla mia scrivania.

E che vedo rivivere, prendere forma e risplendere negli sguardi e nella determinazione di ognuno dei miei colleghi, durante un rapido incontro in corridoio, nel corso di una riunione operativa o all’inaugurazione di una nuova attività o progetto con i bambini”.

Danilo Giannese, Media Officer Save the Children Italia