Periferie: un minore su dieci vive nelle aree più fragili

Nelle grandi città italiane nascere e crescere in un quartiere piuttosto che in un altro può cambiare profondamente il futuro di un/a bambino/a. Con la ricerca “I luoghi che contano”, raccontiamo come un/a minore su dieci viva nelle aree più fragili delle città metropolitane, dove povertà educativa, dispersione scolastica e mancanza di opportunità incidono molto più che nel resto dei territori urbani.

La ricerca esce alla vigilia di IMPOSSIBILE 2026, la Biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, che si svolgerà il 21 maggio a Roma, a partire dalle 9 presso l’Acquario Romano. Per contrastare le disuguaglianze territoriali, chiediamo interventi strutturali e nuovi presìdi socio-educativi.

Periferie: un minore su dieci vive nel disagio educativo e sociale

Nelle 14 città metropolitane italiane circa 142mila bambini, bambine e adolescenti – il 10,3% del totale – vivono nelle 158 Aree di disagio socioeconomico urbano (ADU) individuate da ISTAT. Roma, Milano, Napoli, Torino e Palermo concentrano quasi il 73,5% dei minori che vivono in queste aree, mentre solo a Roma risiedono oltre 30mila 0-17enni. In queste periferie il 42,3% delle famiglie vive in povertà relativa e le disuguaglianze educative e sociali risultano molto più marcate rispetto al resto delle città. Le disuguaglianze più marcate emergono soprattutto nel Sud e nelle Isole: a Palermo la povertà riguarda il 63,8% delle famiglie nelle ADU, a Napoli il 60,1%, mentre anche nel Centro-Nord si registrano forti divari, come a Torino e Milano.

Le difficoltà economiche incidono anche sulla quotidianità. Secondo la nostra indagine:

  • il 12,7% non pratica sport perché troppo costoso
  • il 19,3% rinuncia a uscire con gli amici e le amiche per difficoltà economiche
  • il 16,5% non ha fatto vacanze di più giorni

Nelle aree vulnerabili anche il livello di istruzione dei genitori risulta più basso: solo il 19,1% delle madri e il 16,4% dei padri degli studenti e delle studentesse delle aree vulnerabili è laureato/a. Inoltre, solo una madre su due ha un lavoro.

La video testimonianza di ragazzi e ragazze

Vogliamo dare voce ai ragazzi e alle ragazze che vivono nelle aree vulnerabili, lasciando che siano loro a raccontare in prima persona il proprio punto di vista, le difficoltà quotidiane e i desideri per il futuro.

Nelle periferie più Dispersione scolastica e povertà educativa 

Le disuguaglianze territoriali emergono con forza soprattutto sul piano educativo. Dalla nostra ricerca emerge che il 15,4% di studentesse e studenti delle scuole secondarie ha abbandonato la scuola o ripetuto l’anno scolastico, una percentuale doppia rispetto alla media delle città metropolitane. Inoltre, il 20,8% degli alunni e delle alunne dell’ultimo anno delle medie è a rischio dispersione scolastica implicita. In alcune città i divari risultano ancora più evidenti. A Bologna il rischio di dispersione implicita raggiunge il 23,1% nelle scuole delle aree vulnerabili, mentre a Milano arriva al 21,1% e a Firenze al 22,2%.

A pesare è anche la carenza di servizi educativi. In 37 delle 158 aree fragili il tempo pieno è molto inferiore rispetto alla media cittadina e in 18 aree è completamente assente: 8.813 bambini e bambine che frequentano 50 scuole primarie non hanno accesso a questo servizio fondamentale.

Il 16,7% degli studenti e delle studentesse che frequentano scuole nelle aree vulnerabili dichiara di non avere avuto il materiale scolastico necessario all’inizio dell’anno, mentre il 17,3% ha rinunciato a una gita scolastica per motivi economici.

Le differenze emergono anche nelle aspettative per il futuro. Solo il 36,5% di ragazze e ragazzi delle scuole delle aree vulnerabili pensa di iscriversi al liceo, contro il 66,9% dei coetanei e delle coetanee che vivono in quartieri meno vulnerabili. Meno di un/a studente/studentessa su quattro si dichiara inoltre pienamente convinto/a di iscriversi all’università, a conferma di quanto le disuguaglianze territoriali influenzino le possibilità future di bambini, bambine e adolescenti, mentre oltre un/a giovane tra i 15 e i 29 anni non studia e non lavora. A Palermo il dato supera il 55%, mentre a Napoli raggiunge il 42,9%.

Amici e quartiere: Il rischio di stigmatizzazione che colpisce

Gli amici sono una presenza stabile nella vita di ragazzi e ragazze, indipendentemente dal contesto in cui vivono. Più di uno su due (51,2%) dichiara di avere più di 15 amici. Tuttavia, tra gli studenti delle ADU le reti di amicizia risultano un po’ meno ampie: il 44,3% afferma di avere più di 15 amici, contro il 53,9% delle altre aree. Allo stesso tempo, però, queste reti sono più eterogenee: il 41,5% ha amici con famiglie sia di origine italiana sia provenienti da altri Paesi, rispetto al 30,5% di chi vive in altre zone.

Nelle scuole delle aree fragili è anche più alta la presenza di studenti con background migratorio: il 15,8% degli alunni è nato in un Paese extra UE, contro il 5,4% nelle scuole delle aree non fragili.

Quasi la metà degli studenti che vive nelle periferie ritiene che il proprio quartiere venga giudicato negativamente dagli altri. Il 49,1% dei ragazzi e delle ragazze percepisce infatti uno stigma sociale legato al luogo in cui vive. Circa un/a ragazzo/a su tre dichiara di aver assistito a prese in giro rivolte a coetanei e coetanee per il quartiere di provenienza.

Nelle aree vulnerabili emerge anche una minore percezione di sicurezza, soprattutto tra le ragazze: solo una su due si sente al sicuro nel proprio quartiere, contro il 75% delle studentesse che vivono in altre zone della città.

Nonostante questo, molti adolescenti mantengono un forte legame con il territorio in cui crescono e indicano con chiarezza le priorità per migliorarlo. Tra le richieste più frequenti ci sono:

  • servizi di pulizia e raccolta rifiuti più efficienti
  • più spazi di aggregazione per ragazzi e ragazze
  • campetti, palestre e luoghi per fare sport
  • parchi pubblici più curati e accessibili
  • maggiore sicurezza e illuminazione pubblica
  • più trasporti pubblici e collegamenti con altre zone della città
  • più luoghi culturali e musicali accessibili

Chiediamo I presìdi socio-educativi nelle aree vulnerabili

Alla vigilia diIMPOSSIBILE 2026, chiediamo una strategia nazionale di rigenerazione urbana di lungo termine che metta al centro bambini, bambine e adolescenti che vivono nelle aree vulnerabili, riconoscendone il ruolo essenziale, sin dai primi anni di vita, nei percorsi educativi, di crescita e di partecipazione alla vita delle comunità locali.

Tra le proposte che avanziamo c’è l’istituzione di Presìdi Socio-Educativi nelle aree più vulnerabili delle città: spazi pubblici accessibili, sicuri e aperti tutto l’anno, dove ragazze e ragazzi possano partecipare ad attività culturali, sportive, artistiche e ricreative e ricevere supporto educativo, psicologico e sociale. Questi presìdi dovrebbero nascere attraverso la collaborazione tra istituzioni, scuole, Terzo Settore, associazioni e comunità locali, anche attraverso Patti Educativi di Comunità.

FIRMA LA PETIZIONE PER I PRESìDI SOCIO-EDUCATIVI

Proponiamo inoltre l’adozione del “Child Check”, uno strumento partecipato di analisi e programmazione urbana che permetta di progettare città più inclusive dal punto di vista dei bambini, bambine e adolescenti. Questo strumento ha l’obiettivo di individuare priorità, definire target chiari e misurabili e orientare interventi capaci di generare contesti urbani a misura di bambino, fin dalla nascita.

Il nostro impegno

Siamo da sempre impegnati nella promozione e nella tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, in Italia e nel mondo, con particolare attenzione al contrasto delle disuguaglianze sociali, educative e territoriali. 

Attraverso progetti come i Punti Luce  – 27 centri educativi gratuiti che abbiamo sviluppato in tutta Italia a partire dal 2014 - e i programmi di innovazione sociale e di sostegno alle comunità educanti, lavoriamo ogni giorno nei territori, in collaborazione con le realtà locali, per garantire opportunità educative, culturali e di partecipazione a bambini, bambine e adolescenti, nella convinzione che investire nei minori, sin dall’infanzia, significhi investire nella qualità della democrazia e nel futuro delle città.

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