Le emozioni dei bambini: l’importanza di un’educazione dialogica

operatore save the children ascolta una bimba che legge sorridente

Il dialogo, la capacità di ascolto, la propensione a prendere in considerazione le emozioni ed il sentire dell’altro, sono strumenti imprescindibili per la costruzione di un rapporto educativo sano e in grado di generare uno scambio costruttivo tra figlio/a e genitore.

Il compito principale del genitore è quello di permettere al bambino o alla bambina di esprimersi in sicurezza in un dialogo non giudicante e aperto.

Il naturale desiderio dei bimbi di esplorare il mondo non va ostacolato, magari perché convinti/e che li si debba proteggere, ma va accompagnato donandogli la certezza che il genitore costituisca un porto sicuro, il luogo in cui tornare ogni volta che si ha bisogno di essere accolti e protetti. Più il legame genitore-figlio è costruito sulla presenza sicura, ma non invadente o ostacolante del primo, più il secondo acquisirà sicurezza e desiderio di autonomia.

L'importanza della comunicazione

La riuscita di questo impianto educativo passa attraverso la comunicazione, sia essa fisica che verbale. È attraverso una relazione aperta, sincera e libera dal giudizio che i bimbi, anche molto piccoli, possono vivere serenamente le loro emozioni e diventare adulti consapevoli ed empatici.

Le emozioni dei bimbi sono le stesse degli adulti; essi possono infatti provare rabbia, gioia, paura, tristezza, disgusto e sorpresa proprio come gli adulti. La possibilità di poterle esprimere liberamente, attraverso il pianto, le urla di gioia o di rabbia, sarà il primo passo per accettarle tutte e imparare a viverle serenamente.

La comunicazione fisica genitore-figlio/a

La comunicazione fisica è qualcosa che ha dell’ancestrale, appartiene al nostro essere più profondo ed altro non è se non desiderio di contenimento, accudimento, cura e contatto.

Accogliere tra le braccia un bambino o una bambina, accarezzarlo, massaggiarlo, portarlo in fascia, permette un legame ed una comunicazione non verbale potentissimi. Quello che succederà è che il futuro adulto sarà più sicuro di sé e si sentirà libero di esprimersi perché cresciuto in una situazione protetta, calda, ma non opprimente.

La comunicazione verbale genitore figlio/a

La comunicazione verbale, invece, si manifesta attraverso la lettura ad alta voce, il dialogo, il racconto, il dirsi e riconoscere le proprie e le altrui emozioni. I genitori saranno i primi a dover dimostrare ai più piccoli come si costruiscono dialoghi aperti con l’altro, così facendo sapranno che in caso di bisogno possono chiedere aiuto senza alcun timore.

Un bambino o una bambina che avrà sperimentato l’amore, la cura e l’accoglienza sarà un adulto capace di donare ciò agli altri. Solo venendo accolti, si può essere capaci di accogliere e mai come oggi abbiamo bisogno di donne e uomini in grado di praticare l’amore.

Accogliamo insieme le emozioni

Le emozioni primarie, come detto sopra, felicità, tristezza, paura, rabbia, disgusto e sorpresa. Qui alcuni suggerimenti per accoglierle insieme:

  • La felicità: i bimbi e le bimbe, già da molto piccoli, provano le emozioni con tutto loro stessi. La felicità può esprimersi con urla, corse e molto altro. Lasciamola uscire; reprimerla, magari perché si è in un luogo formale e silenzioso, potrebbe essere dannoso perché involontariamente la bloccheremo. Lasciamo i bimbi liberi di esprimersi e rispondiamo alla loro gioia con la nostra, avendo soltanto cura che l’espressione di questo sentimento avvenga in sicurezza e nel rispetto di eventuali altre persone presenti.
  • La tristezza: anche per questa emozione la regola è di permettere la sua espressione. Insegniamo la fragilità, perché ognuno di noi affronta e affronterà momenti difficili, un pianto o uno sfogo ci aiuterà a liberarci in parte dalla tristezza. Ricordiamo che non esistono emozioni negative e positive, sono infatti tutte un riflesso di ciò che ci accade attorno. Ciò su cui è opportuno concentrarsi è la modalità di manifestazione delle stesse, che sarà strettamente alla capacità di riconoscerle.
  • La paura: paura del buio o della solitudine sono paure piuttosto comuni tra i più piccoli. Non dobbiamo per forza crescere coraggiosi e indomiti. A volte se un bimbo ha paura non c’è nulla di male ad abbracciarlo, a dirgli che lo capiamo e a tenerlo stretto per un po’; la paura se ne andrà piano piano sapendo che c’è sempre qualcuno pronto a starci vicino. Sopprimere questa emozione rischia di generare nel bambino un sentimento di inadeguatezza. Anche gli adulti provano paura, per tante cose, ma hanno imparato a superarla. Mostrarsi ai propri figli per ciò che si è li aiuta a sentirci più vicini e a veicolare loro gli strumenti adeguati alla gestione della emozione che si sta sperimentando.
  • La rabbia: come e forse più della paura la rabbia ha la necessità di essere riconosciuta, accettata e incanalata. Reprimerla può risultare controproducente. Ciò che un genitore dovrebbe cercare di fare è mostrarsi accogliente con il bambino, anche durante le manifestazioni di un sentimento apparentemente non positivo. Il rimprovero ed il giudizio determinano frustrazione, il dialogo e l’apertura verso il piccolo tendono ad allentare la tensione. Un abbraccio spesso, è molto più efficace di tante parole. Farsi raccontare, inoltre,  cosa ha turbato il bambino può aiutarlo a focalizzare il problema, può fargli avvertire chiaramente l’attenzione dell’adulto ed aiutarlo così a calmarsi. Il bambino, di fatto. Ha bisogno di accettare le proprie emozioni, per poter imparare a gestirle.
  • Sorpresa: lasciamoci catturare da questa emozione. È quella che proviamo di fronte a qualcosa di sconosciuto. Se la accogliamo non si trasformerà in paura dell’ignoto e anzi, ci farà vivere momenti intensi, anche di gioia.

La gentilezza e la sensibilità verso i minori contribuiscono ad assicurarne la protezione. Da questo assunto sono state scritte il 17 novembre 2010 le “Linee guida del Comitato dei Ministri e del Consiglio d’Europa per una giustizia a misura di minore” ancora attualissime.

Non è un caso che anche la giustizia abbia fatto propri i principi di dialogo e mediazione, proprio a tutela dei minori, perché soltanto cambiando i termini della relazione, soltanto comprendendo ed abbracciando la forza del dialogo, inteso come riconoscimento e rispetto delle emozioni, si potrà costruire una società più giusta ed accogliente.

Un contributo scritto insieme a Nicoletta Princigalli, dell’associazione di promozione locale “Lo scrigno”, nostro partner nei progetti dedicati alla fascia 0-6 anni.

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