L’importanza dello sport nella prima infanzia

Francesco Alesi per Save the Children

Il corpo è il primo strumento con cui entriamo in relazione con il mondo. In ogni pratica di cura, dalla nascita fino alle situazioni di fragilità, la dimensione fisica rappresenta un punto di partenza imprescindibile per rispondere ai bisogni primari. Ma c'è un momento rivoluzionario nella vita di una persona: l’acquisizione del camminare. In occasione della Giornata internazionale dello Sport approfondiamo il tema con Loredana Barra, presidente di Uisp Sardegna e membro del direttivo di Uisp Sassari, nostro partner.

Giornata dello Sport: i benefici del movimento per crescita, relazioni e benessere

Chi educa è chiamato a un rapporto costante con la fisicità, poiché il corpo è il contesto primario dell’esistenza. Metterlo al centro significa attivare una vera cura educativa. Il corpo che si muove è il principale veicolo di comunicazione: attraverso il suo alfabeto, il bambino o la bambina non riferiscono solo ciò che sanno, ma soprattutto ciò che sentono. A noi adulti spetta il compito di farci "ascolto", creando uno spazio capace di accogliere questi messaggi emozionali in presa diretta.

Movimento e infanzia: le attività sportive negli Spazi Mamme

Nei nostri spazi dedicati alla prima infanzia, come lo “Spazio Mamme”, promuoviamo attività sportive che mettono al centro il corpo, la relazione e il gioco condiviso.
Praticare attività sportiva con le figure di attaccamento permette di trasformare il movimento in uno spazio intimo di relazione. Attraverso i nostri percorsi, è possibile:

  • Sviluppare consapevolezza: Il contatto fisico permette di conoscere i confini propri e dell’altro.
  • Creare sincronia emotiva: Muoversi insieme armonizza le emozioni e rafforza l’intimità.
  • Costruire fiducia: Il gioco condiviso fornisce il coraggio necessario per esplorare il mondo senza paura.

Insieme a UISP, realizziamo laboratori in cui l’obiettivo è giocare alla pari. Rifiutiamo l’addestramento e la specializzazione precoce, ritenuti limitanti, e partendo dall’Alfabeto del Movimento si prova a stimolare nelle bambine e nei bambini gli schemi motori di base, anche attraverso attività sportive semplici come una capriola, per fornire strumenti utili per il futuro e contribuire a prevenire l’abbandono sportivo.

Lo sport nei primi anni di vita si conferma così una vera palestra di vita dove non conta la performance o la conquista di una medaglia, ma la possibilità di rafforzare le relazioni familiari e favorire uno sviluppo armonioso. Riconoscere il diritto al movimento significa superare una logica emergenziale e promuovere una cultura della cura, restituendo centralità al corpo e al gioco come spazio di ascolto.

Attraverso queste attività, accompagniamo bambini e bambine e le loro famiglie nel costruire relazioni più solide e nel vivere pienamente il tempo della crescita, favorendo lo sviluppo di competenze relazionali ed emotive alla base di rapporti sociali e affettivi rispettosi e consapevoli.

Sport e movimento come spazio di fiducia e crescita

Praticare sport con le figure di riferimento trasforma il movimento in uno spazio profondo di relazione. Il contatto fisico permette di sviluppare consapevolezza, aiutando bambini e bambine a riconoscere i propri confini e quelli degli altri. Muoversi insieme crea una sincronia emotiva che rafforza l’intimità e il legame, mentre il gioco condiviso costruisce fiducia e offre il coraggio necessario per esplorare il mondo.
Il movimento diventa così un’avventura simbolica e cooperativa dove non conta "chi vince", ma "come possiamo aiutarci?". In questo contesto, anche l’errore assume un valore positivo (elogio dell’Errore): sbagliare è parte della crescita e aiuta a liberarsi dall’ansia da prestazione. Lo sport si trasforma così in una vera palestra di vita, dove il risultato non è la medaglia, ma la costruzione di relazioni solide e di una personalità armoniosa. 

Quali sono i valori dello sport

L’attività sportiva vissuta nei primi anni di vita rappresenta un pilastro educativo insostituibile, capace di accompagnare i bambini in un percorso di crescita che intreccia lo sviluppo motorio a quello cognitivo ed emotivo. Attraverso il gioco e il movimento, i piccoli imparano naturalmente a rispettare se stessi, gli altri e l’ambiente circostante, scoprendo il valore della solidarietà e dell'inclusione in un contesto di parità. Questa esperienza li aiuta a maturare con consapevolezza, insegnando loro ad accogliere i propri limiti come punti di partenza per valorizzare il talento individuale. In questo modo, lo sport si trasforma in un costante e stimolante confronto con se stessi e con i coetanei, educando i bambini a osservare il mondo con spirito critico e curiosità.

Gli studi dimostrano infatti come le competenze acquisite in ambito sportivo siano trasferibili efficacemente in altri contesti culturali sin dalla primissima infanzia. Per questo lo sport e il movimento praticato insieme alle figure di riferimento in questa specifica fascia di età, crea un triangolo educativo fondamentale che sostiene la crescita emotiva: una base sicura, la sintonizzazione emotiva e la gestione del limite. 

  • Lo sport è, per definizione, esplorazione: dello spazio, del proprio corpo e delle regole sociali. Quando l'adulto di riferimento sostiene il bambino durante il movimento, conferma che il mondo è un posto esplorabile e che, in caso di necessità, c'è un porto sicuro dove tornare. 
  • Nello sport per i più piccoli, la comunicazione non è solo verbale, ma soprattutto corporea. Un istruttore o un genitore che "gioca" insieme al bambino entra in una sintonizzazione emotiva: modulandone l'eccitazione e contenendone la frustrazione. Questa danza di sguardi e gesti durante il movimento aiuta il bambino a sentirsi "visto" e compreso, un elemento cardine per lo sviluppo di un attaccamento sicuro.
  • L'attività motoria pone il bambino di fronte ai primi piccoli fallimenti. Se la figura di riferimento reagisce con empatia e pazienza, senza giudizio, il bambino impara che il suo valore non dipende dal successo immediato, ma dal legame affettivo. Questo trasforma lo sforzo fisico in un'esperienza di condivisione dove l'adulto diventa un alleato prezioso nel superare le difficoltà, consolidando il senso di protezione e appartenenza.

Deprivazione sportiva, un indicatore di povertà

In un’epoca segnata da una preoccupante "deprivazione sportiva", oggi riconosciuta come indicatore di povertà educativa e sociale, il movimento non può più essere considerato un’attività accessoria. Per un bambino o per una bambina in età prescolare (3-6 anni), rappresenta esplorazione pura e struttura portante della crescita.
Viviamo in una società che tende a "iper-programmare" l'infanzia, relegando lo sport a brevi ritagli di tempo o sostituendola con strumenti digitali che allontanano la relazione. Per questo ribadiamo che lo sport non è un lusso, ma un diritto e un presidio di salute e benessere. Quando una famiglia gioca insieme, costruisce una memoria che orienta il futuro di bambini e bambine verso relazioni solide e uno sviluppo armonioso.

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