L'istruzione in Etiopia: andare a scuola per imparare divertendosi (FOTO)

L'istruzione in Etiopia: andare a scuola per imparare divertendosi

L'Etiopia è uno dei paesi più poveri del mondo e in molte zone rurali l'accesso all'istruzione è molto difficile. Oggi per raccontarvi del nostro lavoro sull'istruzione in Etiopia, pubblichiamo un post di Elisabetta Mina, che da 1 anno lavora nel dipartimento di “Program Quality Support” della nostra organizzazione, occupandosi di fornire un supporto tecnico-tematico ai progetti che vengono sviluppati e realizzati a livello internazionale nel settore educazione.  

Ci sono ancora molti bambini in Etiopia che non arrivano a completare la scuola primaria e altri che pur riuscendoci arrivano alla fine senza aver acquisito le competenze di base che gli serviranno per il futuro. Gli interventi di Save the Children mirano a migliorare la qualità dell’educazione e la frequenza scolastica dei bambini attraverso la formazione degli insegnanti, il coinvolgimento delle comunità e il supporto economico delle famiglie più povere. Un coro di voci entusiaste che intonano una canzone di benvenuto è la prima cosa ad accogliermi quando visito la scuola elementare di Hawatsu, in Etiopia. Bambine e bambini di questa classe di prima elementare sono emozionati per la mia visita e non vedono l’ora di mostrarmi tutto quello che hanno imparato.  E in effetti rimango impressionata sia dall’aspetto di questa classe sia dalle competenze dei suoi alunni, soprattutto se penso che in molte scuole del paese i bambini terminano le elementari avendo imparato poco o nulla, a causa della mancanza di materiali e della scarsa preparazione degli insegnanti. Qui le pareti sono piene di cartelloni con disegni, lettere e numeri colorati, in un angolo c’è uno scaffale con libri per bambini e altri materiali didattici, sui banchi sono distribuite piccole lavagnette su cui i bambini si esercitano a scrivere. Non proprio la scuola che ci si immagina arrivando in un villaggio così remoto. Vedo una scarpa appesa al soffitto, con attaccato un cartellino scritto in tigrigna, la lingua locale, e rimango stupita, per cui chiedo spiegazione all’insegnante. Lei mi racconta che durante la formazione ricevuta da Save the Children ha imparato che per facilitare e stimolare l’apprendimento dei bambini, soprattutto nei primi anni di scuola elementare, è importante lavorare con oggetti concreti. Il fatto di introdurre degli oggetti di uso quotidiano in classe e abbinare ad essi la parola corrispondente è quindi una nuova strategia che la aiuta ad insegnare ai bambini a leggere e scrivere. Insieme a questa, ha imparato ad utilizzare metodi interattivi e basati sul gioco, che non soltanto contribuiscono a migliorare i risultati scolastici dei bambini ma accrescono anche la loro motivazione ad andare a scuola ed imparare, riducendo quindi l’abbandono scolastico.   [cycloneslider id="visita-hawatsu-in-etiopia"] Parlando poi con alcuni genitori, mi accorgo che abbiamo qualcosa in comune: anche loro condividono il mio entusiasmo per i cambiamenti che stanno avvenendo nella scuola della loro comunità. Vedendo i buoni risultati dei bambini si convincono sempre di più dell’importanza dell’educazione e cercano di dare il loro contributo, ad esempio facendo piccole riparazioni, partecipando ai consigli di istituto e incoraggiando altri genitori ad investire nell’istruzione dei loro figli. Un genitore orgoglioso mi racconta:

diamo il nostro supporto alla scuola perché i bambini sono i leader di domani. Teniamo di più alla scuola che ai nostri stessi terreni

Inoltre, in questi contesti, che le bambine possano proseguire con l’istruzione non è scontato, per ragioni di tipo culturale e legate agli impegni domestici, ma una mamma mi spiega:

non voglio che quello che è successo a me succeda anche a mia figlia. Io non sono andata a scuola e sono analfabeta. Per lei voglio una vita migliore.

Dopo la visita a scuola andiamo a trovare alcune famiglie tra quelle più povere e vulnerabili del villaggio, che Save the Children supporta nel generare un piccolo reddito. In questa regione infatti, la povertà è uno dei motivi principali che portano i bambini a non frequentare regolarmente la scuola. Mulu, una giovane donna con un problema alla vista, mi racconta che è da sola a dover crescere i suoi due figli, una bimba di 2 anni e mezzo e un bambino di 10 che frequenta la seconda elementare. Grazie a Save the Children Mulu ha ricevuto 5 pecore che ora sono già raddoppiate di numero e presto potrà cominciare a venderne la carne. Quando le chiedo che cosa farà con il ricavato mi risponde senza esitare: “Lo metterò da parte per i miei bambini, per il loro futuro”. Mi rendo conto che le sfide aperte sono ancora molte ma altrettanti sono i passi avanti che si stanno facendo per garantire a tutti i bambini un’educazione di qualità.