Maternità e lavoro: 5 misure per conciliare lavoro e famiglia
Conciliare la vita famigliare con quella lavorativa per le mamme e i papà è molto spesso faticoso.
Le donne continuano a farsi carico in misura prevalente dalla gestione domestica e della cura dei/lle figli/e, con un impatto significativo sul lavoro retribuito. Spesso, infatti, le mamme si ritrovano a dover ridurre l'orario, lavorativo o ad abbandonare il lavoro temporaneamente o definitivamente.
5 MISURE PER CONCILIARE LAVORO E FAMIGLIA
La legislazione prevede alcuni strumenti per conciliare vita lavorativa e famigliare, nonostante ciò c’è ancora molta strada da fare per far sì che i neogenitori trovino l’equilibrio.
- Smart working: detto anche lavoro agile, permette ai lavoratori di conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo,favorire la crescita della loro produttività. Le caratteristiche dello smart working sono la volontarietà dell’accordo, la flessibilità e la parità di trattamento economico e normativo. I permessi per l’allattamento in smart working dipendono dalla tipologia contrattuale di base della mamma lavoratrice. Per saperne di più: permessi per l’allattamento nelle varie tipologie contrattuali. Lo smart working del/la singolo/a lavoratore/trice è stabilito con un apposito accordo individuale tra azienda e dipendente. L’azienda è tenuta a riconoscere priorità alle richieste di smart working formulate da lavoratrici e lavoratori con figli fino a 12 anni di età ovvero senza alcun limite di età in caso di figli in condizioni di disabilità, da lavoratori con disabilità grave, da lavoratori caregivers. Le disposizioni sullo smart working si applicano anche ai rapporti di lavoro dei dipendenti della pubblica amministrazione per i quali valgono le stesse regole dei dipendenti privati.
- Assegno unico e universale per i figli a carico: da marzo 2022 le famiglie con figli a carico hanno diritto a un sostegno economico, ovvero l'Assegno unico e universale (AUU), che ha sostituito le misure di sostegno alla natalità fino ad allora presenti (il premio alla nascita o all’adozione, gli assegni famigliari, il c.d. Bonus bebè, le detrazioni fiscali per i figli). L’Assegno unico spetta a ogni figlio minorenne a carico, a ogni figlio maggiorenne fino al compimento dei 21 anni al ricorrere di determinate condizioni [1], ai figli disabili a carico senza limiti di età. L’importo dell’Assegno viene determinato in base all’ISEE del nucleo familiare del figlio beneficiario e tenuto conto dell’età dei figli a carico. L’importo può essere maggiorato in alcuni casi specifici (si veda il sito dell’Inps). Essendo una misura universale, viene erogato anche in assenza di ISEE o nel caso di ISEE superiore alla soglia massima, ma in tali casi vengono corrisposti gli importi minimi previsti dalla normativa. L’AUU è erogato indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori.
- Richiesta di trasformazione del rapporto di lavoro in lavoro a tempo parziale in sostituzione del congedo parentale: tra le misure di conciliazione previste dalla legislazione, è previsto che il lavoratore possa chiedere, per una sola volta, in luogo del congedo parentale od entro i limiti del congedo ancora spettante, la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo pieno in rapporto a tempo parziale, purché con una riduzione d'orario non superiore al 50%. Il datore di lavoro è tenuto ad attuare la richiesta entro 15 giorni.
- Cessione dei riposi: sono le cosiddette ferie solidali, che consentono a un dipendente di cedere parte dei suoi giorni di riposo a un collega.
- Il Bonus Asilo Nido: in Italia i servizi educativi per la prima infanzia sono a carico dei singoli Comuni, la programmazione e le linee guida sono regionali e il sostegno centrale è stato finora sporadico. Eppure, poter frequentare un nido d’infanzia di qualità, a costi accessibili, è un’opportunità di crescita e di sano sviluppo per i bambini, oltre che un aiuto fondamentale per i genitori, soprattutto per i bambini che nascono in famiglie svantaggiate dal punto di vista socioeconomico. Una misura nazionale che mira a rendere più accessibile il nido per le famiglie è il “bonus asilo nido”: introdotto nel 2016 è un contributo statale per la copertura delle rette di asili nido pubblici e privati sostenute dalle famiglie con figli tra 0 e 3 anni. Nel 2024 l’importo massimo del Bonus Asilo Nido è stato innalzato a 3.000 euro annui per i nuclei familiari con ISEE minorenni fino a 25.000 euro, a 2.500 euro per i nuclei familiari con ISEE minorenni da 25.001 euro a 40.000 euro e a 1.500 euro annui per i nuclei familiari con ISEE minorenni superiore a 40.000 euro. Per le modalità di richiesta suggeriamo il portale dell’INPS. In aggiunta, occorre controllare ulteriori sostegni al pagamento delle rette da parte della propria Regione, poiché in alcune Regioni si può ottenere la totale copertura della retta o un ulteriore bonus una tantum.
Come conciliare lavoro e famiglia: scheda di approfondimento
Per approfondire il tema maternità e lavoro leggi la decima edizione del nostro rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2025”, che raccoglie importanti dati, e traccia un bilancio aggiornato delle molte sfide che le donne in Italia devono affrontare quando diventano mamme.
Gli articoli su diritti e tutele dei genitori lavoratori
- Diritti e tutele per le lavoratrici dipendenti
- Diritti e tutele per le lavoratrici dipendenti a tempo determinato
- Diritti e tutele per le lavoratrici part-time
- Diritti e tutele per le lavoratrici autonome
- Diritti e tutele in caso di violazioni
- Diritti e tutele per papà lavoratori
Per qualsiasi informazione aggiuntiva rifarsi al sito dell'INPS.
Note:
[1] L’assegno viene erogato fino al compimento dei 21 anni a condizione che il figlio frequenti un corso di formazione scolastica o professionale, o un corso di laurea; svolga un tirocinio o un’attività lavorativa e possieda un reddito complessivo inferiore a 8mila euro annui; sia registrato come disoccupato e in cerca di un lavoro presso i servizi pubblici per l’impiego; svolga il servizio civile universale.