Partecipazione studentesca: il valore della rete Fuoriclasse
Housedada per Save the Children
Quando pensi alla scuola, probabilmente immagini aule, libri, compiti e alunni seduti in fila. Ma dietro quelle mura c’è molto di più: relazioni, desideri, conflitti, idee che non sempre trovano spazio. Ed è proprio in quello “spazio che manca” che entra in gioco Fuoriclasse in Movimento: un’iniziativa che punta a far vivere la scuola non solo come un luogo dove si imparano nozioni, ma come una comunità partecipata, dove chi frequenta la scuola, studenti, insegnanti, dirigenti, ha voce concreta.
Fuoriclasse in Movimento, Dalla scuola che insegna alla scuola che ascolta
Negli ultimi anni, la media nazionale di giovani che abbandona prematuramente gli studi è scesa dall’11,5% al 10,5% (fonte: Openopolis 09/2025), con un traguardo fissato dal Consiglio dell’Ue di raggiungere il 9% entro il 2030. Tuttavia, l’Italia resta la quinta Nazione con il tasso più alto di dispersione scolastica: molti ragazzi e ragazze abbandonano prematuramente le scuole, si disaffezionano, perdono motivazione.
Con il suo percorso “Fuoriclasse in Movimento”, abbiamo affrontato questo tema raccogliendo esperienze di recupero, tutoraggio, laboratori. Ma in parallelo, ha capito che non basta “rimettere gli studenti sui banchi”: serve che la scuola diventi più accogliente, inclusiva e capace di ascoltare. Da questo punto di vista, è proprio sulla dispersione implicita che devono concentrarsi gli sforzi congiunti di società civile e Istituzioni, rafforzando l’impegno perché un maggiore benessere scolastico dei minori passi da innovazione didattica e garantire spazi di partecipazione sempre più ampi.
Da tutto questo nasce Fuoriclasse in Movimento: una rete nazionale di 250 scuole che si impegnano sul fronte della partecipazione attiva, affinché studenti e docenti siano protagonisti del cambiamento scolastico. In questo contesto, la partecipazione diventa uno strumento non solo pedagogico, ma anche preventivo: chi si sente parte di qualcosa, che può incidere, è meno propenso a “staccare la spina”.
Consiglio Fuoriclasse: cosa si tratta in 4 punti
Il cuore operativo di tutto questo è il Consiglio Fuoriclasse: un organismo partecipativo dove studenti e docenti si siedono insieme, discutono, propongono, decidono.
Le 4 aree su cui il Consiglio può intervenire:
- Spazi scolastici: sistemare e rinnovare la biblioteca, trasformare un aula in spazio laboratorio, curare le aree esterne della scuola;
- Didattica: proporre modalità alternative come lezioni all’aperto, laboratori di gruppo, classi aperte;
- Relazioni e clima scolastico: lavorare sul benessere relazionale, sul contrasto al bullismo, su momenti di ascolto reciproco;
- Relazione con il territorio: collaborare con enti locali, valorizzare spazi pubblici, promuovere iniziative che spezzino l’isolamento scuola/comunità
Il supporto di Ashoka
Fino a poco tempo fa il Consiglio Fuoriclasse era un percorso flessibile, “incubato” in tante scuole, ma con modalità diverse. A partire dalla primavera del 2025, col supporto tecnico di Ashoka Italia, si è avviato un processo di formalizzazione di questi Consigli in via sperimentale in 18 Istituti Comprensivi della rete di Fuoriclasse: non più solo esperienze occasionali, ma organismi stabili, riconosciuti all’interno del funzionamento della scuola, con regole condivise, una struttura, dei ruoli.
Questo passaggio è importante perché dà maggior peso alle voci studentesche e valorizza il Consiglio come dispositivo istituzionale, non solo pedagogico. Grazie alla presenza di Ashoka si sta provando a contaminare e arricchire il modello con metodologie di innovazione sociale, sostenibilità, diffusione di pratiche di leadership civica.
La storia della partecipazione studentesca in Italia
I decreti delegati del 1974 sono stati un passaggio chiave per democratizzare la scuola italiana. Prima di allora, le decisioni venivano prese quasi solo dal preside e dal corpo docente. Con questi decreti, invece, si sono aperti gli organi collegiali (come il consiglio di classe, il collegio docenti, il consiglio d’istituto, ecc.) alla partecipazione di insegnanti, genitori e studenti e studentesse.
In pratica, è stato il momento in cui la scuola ha smesso di essere un “monolite dall’alto” e ha iniziato a diventare un luogo di confronto e condivisione tra chi la vive ogni giorno.
Ma c’è un dettaglio importante: questa voce viene riconosciuta solo agli studenti delle scuole superiori, mentre i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze del primo ciclo, cioè della scuola primaria e secondaria di primo grado, restano fuori. Come se fino ai 14 anni non avessero ancora nulla di significativo da dire. È su questo punto che il percorso di formalizzazione dei Consigli Fuoriclasse vuole provare a insistere: garantire il diritto di partecipazione anche a studenti e studentesse del primo ciclo di istruzione.
Verso una scuola che fa crescere cittadini attivi
Garantire il diritto alla partecipazione non è un di più, è un atto di democrazia educativa. Una scuola che ascolta prepara cittadini consapevoli, attivi, capaci di prendersi cura della comunità.
Forse il cambiamento non è rapido, ma ogni volta che una maestra chiede “voi cosa ne pensate?”, o che una scuola crea un piccolo consiglio dei ragazzi, quel diritto, sancito dalla Convenzione ONU oltre trent’anni fa, prende vita.
E così, piano piano, la scuola italiana si avvicina a un’idea semplice e rivoluzionaria: partecipare non è un premio per i grandi, ma un diritto di tutti i bambini e bambine.