8 cose che forse non sai sulla discriminazione nei confronti di bambini rifugiati

Quanto siamo consapevoli della discriminazione che soffrono i bambini rifugiati in tutto il mondo? L'informazione e l'autoconsapevolezza sono il primo passo per sconfiggere la discriminazione perché, finché non lo riconosciamo, il problema non esiste.

In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato pubblichiamo i risultati di un sondaggio realizzato su 18 Paesi nel mondo per capire come cambia la soglia di rilevanza della questione. 

Scopriamolo verificando se queste 8 affermazioni sono vere o false.

1. Tra i Paesi europei intervistati, l’Italia è quello dove è maggiormente sentito il problema dei bambini rifugiati. 

Falso: Il Paese europeo che si dichiara più sensibile alla questione dei bambini rifugiati (54% dei rispondenti al sondaggio sono molto preoccupati rispetto alla questione vs il 44% dei rispondenti in Italia) è la Spagna. L’Italia si classifica seconda, in Europa, per l’importanza attribuita al problema e comunque al di sopra della media dei Paesi europei e internazionali.

2.  Gli USA, fra gli intervistati, sono tra i Paesi meno interessati al tema della discriminazione nei confronti dei bambini rifugiati.

Vero: il 41% dei rispondenti si dichiara fortemente preoccupato che i bambini rifugiati siano vittime di discriminazione, contro il 54% dei rispondenti in Spagna, al di sotto della media Paese del 46%.

3. Secondo gli intervistati, l’educazione è l’aspetto della vita dei bimbi rifugiati che maggiormente risente dell’emarginazione.

Vero: 1 su 3 si è sentito discriminato da bambino. Il 49% di questi ha menzionato l’educazione come l’aspetto negletto, dimenticato, discriminato: al secondo posto la libertà, al terzo la cura della salute. E’ evidente come tali risposte siano anche legate ad una percezione soggettiva del problema che fa riflettere su quanto gli intervistati sentano l’educazione come l’elemento prioritario della propria vita di un bambino.

4. La percezione e la consapevolezza di appartenere ad una nazione che tende a negare chance e opportunità di vita ai bambini, proprio nel momento in cui vivono una condizione di estrema vulnerabilità perché scappati da guerre, conflitti, crisi, è molto elevata in paesi come l’Africa e l’India.

Vero: meno di 4 europei su 10 si attribuisce questo atteggiamento di esclusione sociale all’interno del proprio paese. La situazione si rovescia completamente quando il problema assume contorni generici e globali: si pensa che il problema della discriminazione non sia dentro casa ma sia vissuto altrove, in altri contesti geografici. Paesi come UK e Australia passano rispettivamente dal 41% e 47% degli intervistati che ritengono di discriminare in casa ai 69% e 66% che ritengono che i bambini rifugiati soffrano lo stesso problema, nel mondo.

5. I Paesi ad alto reddito percepiscono come poco grave il problema della discriminazione verso i bambini.

Vero: alla domanda “Quanto ritieni importante il problema della discriminazione nel mondo dell’infanzia?” il 90% dei partecipanti dei Paesi a più basso reddito ha risposto “molto importante”. Se guardiamo la media dei Paesi ad alto reddito, si attesta al 79%. E’ una falsa convinzione: secondo Il nostro rapporto “Every Last Child” la crescita economica è uno dei meccanismi che più genera disparità e quindi discriminazione tra i diversi gruppi sociali.

6. La Norvegia, secondo gli intervistati, è il Paese dove più alta è la soglia di attenzione nei confronti della discriminazione infantile.

Falso: Solo il 15% dei rispondenti al sondaggio, in Norvegia ritiene che sia un problema molto rilevante nel proprio Paese, contro una media Paese del 58%.

7. La Giordania, terra di storica accoglienza dei migranti, considera l’educazione di bambini rifugiati una priorità nazionale.

Falso: il Paese è in controtendenza negativa rispetto all’80% dei rispondenti degli altri Paesi che convergono sull’importanza che i bambini rifugiati ricevano la stessa qualità d’istruzione rispetto a tutti gli altri. Eppure solo il 38% degli intervistati la definisce una priorità, per questi stessi bambini.

8. Gli Europei sono informati e consapevoli sulla questione dei bambini rifugiati che non possono frequentare le scuole secondarie.

Falso: tale consapevolezza è più bassa tra i rispondenti europei al sondaggio che tra gli altri Paesi partecipanti.