Bambini in guerra oggi: com’è cambiato il contesto globale

primo piano bambina siriana

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un aumento allarmante dei bambini in guerra uccisi, mutilati o feriti. 


 “Ogni guerra è una guerra contro i bambini”, queste sono le parole che Eglantyne Jebb, fondatrice di Save the Children, pronunciò 100 anni fa e che ancora oggi risuonano con la stessa forza.


Da allora ad oggi, però, le dinamiche e la natura dei conflitti, e il loro impatto sui bambini sono cambiati. Sono in aumento i conflitti all’interno degli Stati così come il numero di attori coinvolti.

Le violazioni perpetrate contro i civili sono in aumento nell’impunità generale, allo stesso modo sempre più scuole, ospedali ed edifici civili sono diventati veri e propri obiettivi di guerra.


Com’è cambiato il contesto globale delle guerre?

  • Crescente urbanizzazione delle guerre: sempre più conflitti armati sono combattuti nelle città portando alla distruzione di strutture civili come case, scuole e campi da gioco, sempre più spesso tramutati in veri e propri campi di battaglia (International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018).
  • Utilizzo indiscriminato di armi esplosive in aree popolate: nel 2017 i civili erano il 93% dei morti e dei feriti in attacchi con armi esplosive in aree densamente popolate – il numero più alto registrato da Action on Armed Violence dall’inizio del loro monitoraggio nel 2011 – un aumento del 38% rispetto all’anno precedente, e un 165% in più rispetto al 2011 (Action on Armed Violence, Monitoring Explosive Violence: The Burden of Harm, 2017).
  • Aumento dei gruppi armati non statali: a differenza dei militari di stato, questi gruppi non hanno una struttura gerarchica attraverso la quale formare i propri membri alle norme del diritto internazionale umanitario (IHL) (International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018). Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha indicato 57 gruppi armati non statali negli allegati al suo rapporto annuale sui minori e i conflitti armati per aver commesso gravi violazioni dei diritti dei minori in 20 paesi diversi.
  • Natura più complessa e protratta dei conflitti moderni: durata del conflitto sempre più lunga, molti bambini non hanno conosciuto altro che la guerra rendendo sempre più complesso il loro recupero psico-fisico. Esempio è quello della guerra in Siria, ormai al suo nono anno.
  • Esternalizzazione della guerra: è sempre più diffuso l’utilizzo dell’esternalizzazione della guerra per mantenere una distanza geografica dal fronte e ridurre i costi domestici del coinvolgimento diretto (ad esempio attraverso il supporto ad altre forze – gruppi armati o contractors e mercenari – e l’utilizzo di tecnologia come i droni).
  • Spesa militare in aumento: la spesa militare è quasi duplicata dal 1998 arrivando a 1.74 trilioni di dollari nel 2017 (Fonte SIPRI: Military Expenditure Database), con un espansione nel commercio di armi e di materiale militare.

Ad oggi sono 420 milioni i bambini che, nel mondo, vivono in aree di conflitto o in guerra (Rapporto Save the Children: war on children 2019). Alla luce di queste tendenze dobbiamo cercare un modo immediato e pratico per meglio proteggere i bambini in conflitto.


I bambini, così come tutti i civili, non devono rappresentare un obiettivo di guerra. Il nostro dovere, come quello dei governi e di tutta la comunità internazionale, è quello di proteggere i bambini e garantire loro un futuro


Per questa ragione il primo passo è quello di chiedere lo stop della vendita di armi italiane allo Yemen.

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