Come parlare di guerra a scuola e cosa c’entra l’articolo 11 della Costituzione?
Oksana Parafeniuk / Save the Children
Ultimo aggiornamento: 04.03.2026.
La domanda più importante che potremmo sentirci rivolgere da studentesse e studenti, soprattutto delle primarie e secondarie di I grado, è: ma siamo o no in guerra? Come sappiamo, l’Italia ha nella sua Costituzione il principio pacifista, contenuto tra gli articoli fondamentali: si tratta dell’art. 11, il quale recita:
“L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”
L’articolo 11: come parlarne a scuola
Nell'articolo 11 della Costituzione Italiana, la scelta del termine “ripudia”, invece che “rinuncia”, racchiude in sé la condanna morale verso gli orrori e la distruzione causati dalla Seconda guerra mondiale e, soprattutto, il rifiuto di ogni propaganda militarista, di politiche e ideologie che giustifichino o nobilitino l’utilizzo della guerra, di aggressione e offesa, oltre che come alternativa legittima allo sforzo diplomatico e al dialogo in caso di controversie internazionali. I padri e le madri costituenti stabilirono una rottura netta col passato recente, dove nazionalismo e imperialismo avevano portato al vicolo cieco della guerra totale.
3 Attività didattiche per comprendere la guerra
Per cominciare, segnaliamo un'attività utile a comprendere la guerra oggi:
- Uranica: si tratta di un gioco storico-didattico di simulazione, realizzato dall’Associazione Lapsus ispirandosi proprio al conflitto russo-ucraino del 2014, e interno al laboratorio Come cambia la guerra nel ‘900 (rivolto alle scuole secondarie di I e II grado).
Parlare di guerra a bambini, bambine o ragazzi e ragazze molto giovani significa anzitutto affrontare la confusione e il rumore di fondo costante in cui siamo immersi, proprio di un sistema informativo che produce distorsioni cognitive, stati emotivi di preoccupazione e ansia, confusione.
E allora partiamo da qua: la scuola può avere un grande e fondamentale ruolo nel mettere ordine, confrontandosi con il mainstream e le miriadi di informazioni a cui siamo tutti e tutte soggetti. Come?
- Una seconda attività da realizzare con la propria classe è la ricostruzione essenziale del contesto da cui è derivato il conflitto, che quindi dovrà appoggiarsi necessariamente sul metodo storico. Ma quando inizia la guerra? Consigliamo la risorsa per educare all'attualità di Arcipelago Educativo che propone agli studenti e alle studentesse delle scuole medie di collocare una lista di avvenimenti storici relativi a un conflitto su una linea del tempo, senza indicazioni temporali iniziali. L'obiettivo educativo è capire il rapporto di causa ed effetto tra gli eventi storici, sviluppare la capacità di lavorare insieme, di confrontarsi in modo costruttivo, e riflettere sull’importanza dei diversi punti di vista e delle interpretazioni nel raccontare i conflitti storici.
- Riportiamo poi un articolo pubblicato da Historia Ludens, rispetto ad attività possibili per un laboratorio sul tempo presente da applicare a eventi della stretta attualità, imparando a costruire e applicare una griglia interpretativa critica.
Come parlare ai bambini delle guerre oggi
- 5 consigli per parlare con i bambini dell’escalation in Medio Oriente: con l’aumento delle tensioni in Medio Oriente, bambine e bambini possono imbattersi in notizie o conversazioni sul conflitto, sia attraverso i media sia nella quotidianità, e provare paura per ciò che sta succedendo. Affrontare l’argomento in modo chiaro, usando parole adeguate alla loro età e tutelandoli da immagini scioccanti, aiuta a contenere l’ansia e a rafforzare il senso di sicurezza.
- Parlare di Gaza ai bambini: una guida per la sicurezza psicologica: il conflitto a Gaza non riguarda soltanto chi lo vive direttamente: anche le bambine e i bambini che si trovano in altre parti del mondo ne risentono, tra interrogativi complessi, timori e smarrimento. In questo articolo mettiamo a disposizione strumenti concreti per sostenere genitori ed educatori nel rispondere con onestà, empatia e favorendo un clima di sicurezza emotiva.
Affrontare le fake-news legate alla guerra
Il tema dell’educazione ai social media acquisisce maggiore importanza durante una guerra a cui tutta la popolazione, minori e adulti, è sovraesposta mediaticamente in modo intensivo tramite più canali. Da questo punto di vista, in un clima di mobilitazione crescente degli animi, la scuola rappresenta un presidio di razionalità e intelligenza critica.
Suggeriamo quindi alcuni laboratori che possano favorire lo sviluppo del pensiero consapevole e competenze orientative nel campo dell’informazione:
- Proponiamo un'attività dalle risorse del progetto Arcipelago Educativo: "Perché non si raggiunge la pace?" un laboratorio per studenti e studentesse delle scuole medie in cui poter sviluppare una riflessione attiva sui motivi che rendono difficile la costruzione della pace, a partire da esperienze di conflitto quotidiano.
- Un’altra proposta del progetto che riportiamo è "A caccia di fake news!", un'attività per stimolare la riflessione dei ragazzi e delle ragazze sulle informazioni che si trovano online o che vengono pubblicate e condivise sui social network, per imparare a distinguere e riconoscere le notizie vere dalle cosiddette “fake news”.
- Infine, Focus Junior ha elaborato alcune proposte di percorsi per lo smascheramento delle “fake news”, con interessanti rimandi a strumenti di supporto per gli insegnanti (le attività suggerite sono realizzabili sia nella scuola primaria che secondaria di I grado).