Parlare di Gaza ai bambini: una guida per la sicurezza psicologica

Mauro Bedoni/Save the Children

Mentre la guerra a Gaza continua, le bambine e i bambini di tutto il mondo ascoltano, vedono e cercano di capire cosa sta accadendo. Non si tratta solo di una catastrofe umanitaria senza precedenti, ma ciò che la Commissione d’Inchiesta dell’ONU ha ora definito un genocidio.

Che sia attraverso le conversazioni a scuola, i dialoghi in famiglia o i social media, il conflitto entra nelle loro vite generando paura, tristezza, confusione o addirittura traumi. Come bisogna rispondere quando un bambino chiede: “Perché quei bambini muoiono?” oppure “Può succedere anche qui?” E come possiamo aiutarli a elaborare questa realtà cosi travolgente senza voltarci dall’altra parte?

Questo articolo offre suggerimenti su come parlare ai bambini di Gaza, come sostenere la loro sicurezza emotiva e perché queste conversazioni – per quanto difficili – possono aiutare e coltivare empatia e resilienza.

Contesto: cosa sapere sulla guerra a Gaza

La prima guerra arabo israeliana risale al 14 maggio 1948 e si è conclusa con la vittoria e l’insediamento dello Stato d’Israele. Il Territorio Palestinese della Cisgiordania e della Striscia di Gaza vivono sotto l’occupazione di Israele da oltre 57 anni e già ben prima del 7 ottobre, l’80% della popolazione – solo a Gaza – faceva affidamento sull’assistenza umanitaria per sopravvivere.

Per oltre 17 anni, infatti, la popolazione palestinese della Striscia è stata sotto blocco marittimo e aereo, è stata attraversata da numerose escalation di violenza e quattro grandi conflitti, con un grave impatto sulle prospettive di vita di bambini, bambine e dell’intera popolazione dell’area.

Dopo i fatti del 7 ottobre 2023 la situazione è gravemente degenerata e il Governo di Israele ha lanciato una vasta operazione militare su Gaza con conseguenze devastanti. Negli ultimi (quasi) 2 anni, l’assedio e i bombardamenti su Gaza hanno portato la Striscia a una situazione disperata, con 20 mila bambini uccisi e almeno 132 mila minori sotto i 5 anni a rischio morte per malnutrizione acuta (dati aggiornati rispettivamente a settembre e agosto 2025). 

Le infrastrutture di Gaza — case, scuole, ospedali — sono state gravemente danneggiate o distrutte. Necessità fondamentali come acqua, cibo, elettricità e cure mediche sono diventate scarse o inaccessibili. Ed i bambini sono tra i più vulnerabili, esposti a ferite, perdite, sfollamento e gravi traumi psicologici a lungo termine.

L’impatto della guerra sui bambini a Gaza e nel mondo

La guerra ha un impatto devastante sulle bambine e i bambini di Gaza. Tanti della popolazione della Striscia sono minorenni: molti hanno perso la casa, l’accesso all’istruzione e beni primari come cibo e cure mediche. Vivere in uno stato di paura e instabilità costante li priva del diritto al gioco, alla crescita e alla sicurezza.

Ma gli effetti del conflitto non si fermano lì. Anche le bambine e i bambini in Europa, compresi quelli in Italia, ne risentono, anche se in forme diverse e meno visibili. Alcuni hanno compagni di classe o vicini con familiari coinvolti direttamente nella violenza; altri appartengono a comunità che hanno già vissuto lo sfollamento a causa di guerre precedenti. La vicinanza geografica, culturale o emotiva rende il conflitto più vicino e reale. Perfino i bambini senza legami diretti con la regione non sono immuni: attraverso i social media, vengono costantemente esposti a immagini scioccanti — bombardamenti, bambini che piangono, civili feriti, famiglie distrutte. Questi contenuti spesso appaiono senza contesto o spiegazioni, specialmente su piattaforme come TikTok, Instagram e YouTube.

Questa esposizione non filtrata può colpire profondamente le menti più giovani, creando ciò che gli psicologi chiamano trauma a distanza. Vedere coetanei soffrire può generare ansia, paura, confusione e un senso di insicurezza. Molti iniziano a fare domande difficili — sulla giustizia, sulla violenza e sulla possibilità che accada anche a loro. Per questo, educatori, genitori e adulti di riferimento devono riconoscere il peso emotivo di questa esposizione digitale. I bambini non hanno bisogno solo di protezione fisica, ma anche di strumenti per orientarsi nel caos emotivo che le immagini portano con sé. È qui che la nostra guida conta di più: offrire rassicurazione, incoraggiare una conversazione aperta e aiutarli a dare un senso a ciò che stanno vedendo.

Questa crescente influenza dei media digitali ci porta in una nuova e urgente realtà: i rischi nascosti della guerra digitale. Ecco una lettura di approfondimento consigliata: Bambini e adolescenti in fuga dalla guerra.

I rischi nascosti della “guerra digitale”

Nell’era iperconnessa, le bambine e i bambini non devono trovarsi vicino a un conflitto per viverne le conseguenze: lo fanno attraverso i loro schermi. L’esposizione a contenuti violenti, scioccanti o fuorvianti può distorcere la loro comprensione del mondo, aumentare la paura e minare la fiducia negli adulti o nelle istituzioni. Possono iniziare a chiedersi cosa sia reale, chi sia affidabile e cosa significhi sicurezza. Perché è dannoso?

L’esposizione digitale non filtrata può portare a:

  • Ansia e disturbi del sonno
  • Sentimenti di impotenza, paura o senso di colpa
  • Traumi indiretti o insensibilità emotiva
  • Confusione tra finzione e realtà

Questi effetti si amplificano con la disinformazione e la propaganda. Come in molti conflitti, anche la guerra a Gaza è accompagnata da ondate di fake news, immagini manipolate e teorie complottiste che circolano rapidamente su piattaforme come TikTok, YouTube e Instagram. Alcuni contenuti minimizzano le vittime civili o distorcono gli eventi reali.

I bambini sono particolarmente vulnerabili: la maggior parte non possiede ancora competenze di media literacy sufficienti per verificare fonti o riconoscere narrazioni distorte. Senza la guida degli adulti, rischiano di sentirsi sopraffatti, confusi o travolti da messaggi contrastanti. Cosa possono fare gli adulti di riferimento?

Per proteggere e sostenere i bambini in questo “campo di battaglia digitale” è importante:

  • Parlare apertamente di ciò che vedono online
  • Incoraggiare pensiero critico e scetticismo verso contenuti sensazionalistici o non verificati
  • Offrire supporto emotivo per aiutarli a elaborare ciò che vedono senza paura o confusione

Suggerimento per le bambine e i bambini provenienti da aree di guerra: Emergenza Ucraina e rischi online: 8 utili consigli per evitarli. Sebbene sia stata scritta durante la crisi in Ucraina, questa guida offre indicazioni preziose che possono essere utili anche ai bambini che oggi si trovano ad affrontare le conseguenze digitali del conflitto a Gaza.

Creare sicurezza psicologica nei bambini in tempi di guerra 

Nei momenti di conflitto e incertezza, i bambini hanno bisogno non solo di protezione fisica ma anche di sicurezza emotiva. Il loro senso di sicurezza psicologica dipende dagli adulti che li circondano. Quando genitori e insegnanti restano presenti, sinceri e calmi, le bambine e i bambini si sentono ascoltati e protetti. Cosa aiuta i bambini a sentirsi al sicuro:

  • Routine e struttura: rituali quotidiani (pasti, sonno, gioco) offrono stabilità.
  • Coregolazione emotiva: i bambini assorbono le emozioni degli adulti; mantenere calma e equilibrio aiuta anche loro.
  • Dialogo aperto e continuo: lasciare spazio alle domande, anche quelle difficili, rispondendo con sincerità ed empatia.
  • Validazione, non negazione: invece di dire “Non preoccuparti”, meglio “Capisco che sia una preoccupazione reale, affrontiamola insieme”.

Perché è importante parlare di Gaza con i bambini

Parlare ai bambini della guerra non significa solo dare risposte: significa costruire resilienza, coltivare empatia e stimolare pensiero critico. Queste conversazioni aiutano i bambini a dare senso a un mondo confuso e a sentire che le loro emozioni, domande e paure hanno valore.

Il silenzio alimenta ansia; il dialogo aperto offre rassicurazione e connessione. Che un bambino sia direttamente colpito o che guardi da lontano, il conflitto globale lo tocca comunque — attraverso ciò che sente, vede o percepisce dagli adulti intorno a lui. Sostenendoli con compassione, verità e un linguaggio adeguato alla loro età, non li aiutiamo solo a superare le difficoltà di oggi: li prepariamo anche a diventare adulti più forti, consapevoli e umani.

Consigli pratici per parlare di guerra ai bambini

Parlare di guerra con i bambini non è semplice: è importante creare un ambiente sicuro e accogliente che permetta loro di esplorare questi temi difficili e di esprimere emozioni e domande senza paura. Ecco qualche consiglio:

  • Crea uno spazio sicuro per le domande — “Puoi sempre chiedere”.
  • Invita la loro opinione — “Cosa hai sentito? Cosa ne pensi?”.
  • Normalizza il non sapere — “Non lo so, ma possiamo cercare insieme”.
  • Evita dettagli cruenti — comunica ciò che è utile e adatto all’età.
  • Condividi speranza — racconta storie di solidarietà, soccorsi e resilienza.
  • Offri “ancore emotive” — “Ecco cosa facciamo per stare al sicuro. Non sei solo”.

Alcune risorse utili per parlare di guerra con i bambini: 

  1. 5 consigli per parlare con i bambini dell’escalation in Medio Oriente,
  2. La guerra spiegata ai bambini,
  3. Decalogo utile per genitori e insegnanti,
  4. 10 libri per bambini e ragazzi sulla guerra e sulla pace,
  5. Guida per insegnanti: 3 attività didattiche sulla pace.

Quando i bambini fanno domande difficili come:

  • “Perché le persone si uccidono?”
  • “Potrebbe succedere anche qui?”
  • “Perché nessuno ferma la guerra?”

Non servono risposte perfette, conta la presenza:

  • Resta calmo: il tono della voce dà sicurezza.
  • Rispondi con semplicità e onestà, adattando il linguaggio all’età.
  • Chiedi a tua volta: “Cosa ti fa pensare questo?” o “Che cosa hai visto?”.
  • Correggi con delicatezza eventuali disinformazioni: “Verifichiamo insieme”.
  • Ammetti l’incertezza: “Neanche gli adulti hanno tutte le risposte”.
  • Sottolinea ciò che si può fare: “Possiamo informarci, possiamo restare uniti e al sicuro”.

Come parlare ai bambini della guerra: linee guida per età

A volte i bambini parlano direttamente della guerra; altre volte la loro ansia emerge attraverso il comportamento, il gioco o il sonno. Se e quando l’argomento viene fuori, ecco come adattare il tuo approccio in base alla loro fase di sviluppo:

Età 3–6 anni
  • Usa parole molto semplici e rassicuranti.
  • Sottolinea la loro sicurezza immediata: “Qui sei al sicuro. Ci prendiamo cura di te.”
  • Valida le emozioni: “Va bene sentirsi tristi o confusi.”
  • Evita di esporli a immagini o notizie della guerra.
Età 7–12 anni
  • Offri spiegazioni sincere ma delicate: “C’è una guerra e sta facendo soffrire molte persone. Ma tanti stanno anche aiutando.”
  • Incoraggiali a fare domande.
  • Racconta storie di speranza: persone che portano aiuti, famiglie che si ricongiungono, iniziative di pace.
Adolescenti
  • Sii aperto a discussioni più profonde, che includano politica, etica e diritti umani.
  • Parla di come verificare le fonti e analizzare criticamente i contenuti online.
  • Discuti modi concreti per agire: dalle campagne di sensibilizzazione al volontariato o alle donazioni.

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