Corno d’Africa: la situazione attuale e il nostro intervento

bimba somala con belo bianco e vestito lungo colorato con in braccio una capretta bianca fuori dalla sua abitazione in una zona semi desertica

In molte parti del Corno d'Africa la portata e la sempre maggiore frequenza dei disastri naturali, legati ai cambiamenti climatici e delle crisi causate dall’uomo come i conflitti hanno creato una situazione di vulnerabilità cronica. Il sovrapporsi di queste crisi, esacerba le condizioni strutturali di insicurezza alimentare e povertà della regione, incidendo sulla capacità delle popolazioni di farvi fronte e adattarvisi.

In aumento le alluvioni e la siccità nel Corno d’Africa


Le forti precipitazioni e altri eventi climatici estremi stanno diventando sempre più frequenti. Siccità e alluvioni, dovute a piogge sempre meno regolari e a precipitazioni intense su territori dissestati anche per effetto della deforestazione, sono in aumento in queste aree: quasi 5 volte di più rispetto a 40 anni fa incidendo sull’economia locale e sui mezzi di sussistenza, ma anche su infrastrutture, morbilità e mortalità[1]. 


Inoltre, nel 2020, il Corno d’Africa ha sperimentato la peggiore infestazione di locuste del deserto degli ultimi 25 anni, con un grave impatto negativo sulla sicurezza alimentare delle famiglie. 


Somalia, Etiopia e Kenya: cosa sta succedendo oggi


Nei tre paesi della regione ci sono oggi oltre 17,5 milioni di persone che hanno bisogno immediato di assistenza umanitaria e sono almeno 7 milioni i bambini e le bambine colpiti. Inoltre, è sempre più frequente per le famiglie, in conseguenza di questi eventi, ricorrere alle migrazioni o agli spostamenti interni come strategia di sopravvivenza. In Somalia, ad esempio sono 2,600,000 gli sfollati interni, costretti a vivere in condizioni estreme in circa 2000 campi in diverse aree del paese. In queste condizioni sono ancora più vulnerabili alla povertà e alle epidemie, tra cui il COVID-19


La mancanza di accesso a servizi di base come istruzione, alloggi, assistenza sanitaria, acqua salubre e strutture igienico-sanitarie, insieme all'insicurezza alimentare, hanno influito sulla salute, il benessere e lo sviluppo personale delle persone e provocato un deterioramento della situazione nutrizionale. 


Questi fattori hanno anche aumentato il rischio di disagio psicosociale, con gli sfollati interni particolarmente vulnerabili a tutti questi fattori. Questi ultimi, insieme a donne, bambini, anziani e persone con disabilità sono anche a rischio di violenze, abusi e matrimoni precoci nel caso di adolescenti e bambine in particolare nelle zone dove vivono gli sfollati a causa della mancanza di ripari e strutture igieniche inadeguate. Molte donne e ragazze vengono aggredite mentre vanno a raccogliere l’acqua o di ritorno dai punti di distribuzione del cibo.


L’insicurezza alimentare: oltre il 40% della popolazione denutrita


La FAO classifica il Corno d’Africa come una delle regioni con il più alto livello di insicurezza alimentare a livello globale con oltre il 40% della sua popolazione denutrita (in alcuni paesi, come la Somalia, i livelli raggiungono il 70%). Anche in anni “normali”, i Paesi della regione non dispongono di derrate alimentari sufficienti per soddisfare i bisogni della popolazione ed è più che probabile che la pandemia di COVID-19 aggravi l'attuale crisi peggiorando ulteriormente la sicurezza alimentare delle famiglie e soprattutto dei bambini.


Per la maggior parte dei bambini, la sospensione della scuola a causa della pandemia mette a rischio anche l’accesso al cibo dal momento che molte strutture scolastiche garantivano loro anche un pasto. Questo rischia anche di indebolire la loro capacità di far fronte alle malattie. Almeno 5,2 milioni di bambini sotto i cinque anni sono già gravemente malnutriti in Somalia, Kenya ed Etiopia e il numero totale di persone colpite da una grave insicurezza alimentare è passato da 20 milioni ad aprile a 28 milioni a settembre 2020.


Si prevede che più di 50 milioni di persone saranno affette da insicurezza alimentare entro la fine dell'anno e che 67.000 bambini potrebbero perdere la vita a causa della malnutrizione entro la fine dell’anno. 


Il nostro intervento nella regione

  • Etiopia: assieme al governo e ai nostri partner, supportiamo le comunità e gli sfollati per far fronte alla siccità, all’insicurezza alimentare e ai conflitti, assicurando l’adattamento dei nostri programmi all’emergenza COVID-19. Negli ultimi mesi abbiamo sostenuto le famiglie colpite dalla siccità fornendo acqua pulita e sensibilizzandole sull’importanza di adottare corrette pratiche igieniche. Abbiamo condotto sessioni informative in materia di prevenzione del COVID-19, raggiungendo circa 15.000 persone, distribuito materiali informativi e materiale di protezione come mascherine e guanti ma anche sapone e disinfettanti a base di alcool. Infine, abbiamo fornito kit di beni di prima necessità a 1.168 famiglie sfollate, alle strutture sanitarie e ai centri di isolamento, mangimi per il bestiame a 1.800 famiglie. 966 bambini affetti da malnutrizione sono stati identificati, curati. Oltre 10.000 bambini sono stati vaccinati per prevenire la diffusione del morbillo, una delle malattie che, se trascurata, specialmente in combinazione con malnutrizione e carenza di vitamina A ed assenza di strutture sanitarie adeguate, risulta essere particolarmente contagiosa e grave tra i bambini.

Il Covid-19 è una pandemia globale senza precedenti, per rispondere alla crisi, abbiamo lanciato la campagna Proteggiamo i Bambini, con i fondi raccolti supporteremo programmi in Italia, Mozambico, Uganda ed Etiopia.

Aiutaci anche tu

  • Somalia: ad oggi abbiamo raggiunto oltre 125.838 persone attraverso la fornitura di acqua potabile, sessioni di sensibilizzazione per la promozione di corrette pratiche igieniche, costruzione di latrine e perforazione di pozzi, integrando i programmi esistenti con la risposta al COVID-19. Per mitigare l’impatto degli shock climatici, e quindi dell’insicurezza alimentare, abbiamo fornito aiuti economici ad oltre 423.000 persone. Particolare attenzione è stata data alla promozione di corrette pratiche di alimentazione dei bambini sotto i 5 anni e alla cura della malnutrizione. Abbiamo infine fornito assistenza sanitaria a più di 305.000 persone attraverso le nostre cliniche mobili che hanno fornito servizi di salute materno-infantile, programmi di immunizzazione e supporto psicosociale. 
  • Kenya: abbiamo risposto all’emergenza offrendo supporto economico a circa 5.250 persone nelle zone più colpite dalle inondazioni in stretto coordinamento con il Governo locale. La risposta si è concentrata sull'affrontare i bisogni alimentari immediati integrati ad attività di educazione alimentare finalizzate a ridurre la malnutrizione. Stiamo inoltre realizzando punti di lavaggio delle mani e operiamo per fornire accesso a servizi di nutrizione e salute. 

[1] Impact of Early Warning Early Action

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