Covid-19 e crisi alimentare, l’impatto sui bambini

Una bambina seduta a un tavolino mangia da piatti verdi

La diffusione della pandemia di Covid-19 ha posto tutto il mondo di fronte a una crisi senza precedenti, esacerbando situazioni già estremamente vulnerabili.

La crisi sanitaria sta gravando ulteriormente su famiglie e bambini già stremati da povertà, conflitti e mutamenti climatici e che oggi vedono diffondersi ancor di più la piaga silenziosa della malnutrizione infantile.

I numeri della malnutrizione

Una piaga appunto, quella della malnutrizione cronica infantile che nel mondo colpisce 144 milioni (circa il 21% del totale) di bambini sotto i 5 anni. Di questi, un bambino su due (78,2 milioni) vive in Asia e quattro su dieci (57,5 milioni) in Africa. Circa 47 milioni di bambini sotto i 5 anni (il 7% del totale) sono inoltre, affetti da malnutrizione acuta: più di due terzi di questi vive in Asia (32,6 milioni) e più di un quarto in Africa (12,7 milioni). Inoltre, la crisi causata dal Covid-19 rischia di far piombare ben 27 Paesi nella peggiore crisi alimentare di sempre, per l’impatto congiunto di crisi economica, insicurezza e instabilità politica, condizioni climatiche estreme e malattie di origine animale. 

Un nuovo rapporto sulla malnutrizione infantile

In occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione abbiamo diffuso oggi un nuovo rapporto “La Malnutrizione infantile e l’impatto del Covid-19” che sottolinea come, la situazione fosse allarmante già prima della diffusione della pandemia. Nel 2019, infatti, circa 144 milioni di bambini sotto i 5 anni già soffrivano di malnutrizione cronica e la prospettiva potrebbe essere ancora più tragica viste le drammatiche ripercussioni della crisi sanitaria sull’economia.

Particolarmente drammatica la previsione dei circa 6,7 milioni di bambini sotto i 5 anni che potrebbero soffrire di malnutrizione acuta entro la fine di quest’anno, con più della metà dei casi concentrati in Asia (57,6%) e un bambino su cinque (21,8%) in Africa subsahariana. Il Report sottolinea anche come entro l’anno, il numero di bambini che vivono in famiglie povere nel mondo potrebbe aumentare di oltre 117 milioni.

Pandemia e povertà

La crisi sanitaria in atto non ha conseguenze solo sulla salute della popolazione, ma anche sulle disparità socio-economiche già presenti in alcune aree. A causa del Covid-19, i bambini di tutto il mondo hanno dovuto rinunciare per un periodo medio-lungo, alla scuola. Nella fase più acuta dell’emergenza 1,6 miliardi di bambini e adolescenti erano fuori dalla scuola, circa il 90% dell’intera popolazione studentesca. Ma non tutti hanno potutto accedere alla didattica a distanza. Per molti bambini questa sospensione si è tradtotta e in forme di sfruttamento o nella necessità di garantire il proprio sostentamento o quello della propria famiglia, come nel caso di Paesi come il Mozambico, la Repubblica Democratica del Congo, il Sud Sudan, il Mali o la Nigeria che da decenni affrontano profonde crisi umanitarie.

Per altri ancora, il non poter frequentare la scuola significa non poter avere un pasto equilibrato e completo. Dal nostro report emerge, infatti, come 368,5 milioni di bambini in tutto il mondo non hanno avuto la possibilità di accedere ai pasti a scuola. Questo significa per molti di loro non poter avere neanche un pasto completo al giorno. 

pandemia e disuguaglianze di genere

Donne, ragazze e bambine sono particolarmente esposte a disuguaglianze e disparità sia economiche che sociali. Queste non sono solo maggiormente esposte al rischio di contagio, poiché rappresentano il 70% delle persone occupate nel settore sanitario e perché si prendono cura dei malati in famiglia, ma rischiano di finire preda delle cosiddette negative coping
strategies
(meccanismi di risposta negativi). Inoltre, le giovani lavoratrici sono principalmente occupate in settori informali e ad alto rischio e fanno quindi più fatica a re-introdursi nel mondo del lavoro e questo le rende ancora più esposte a sfruttamento.

La chiusura delle scuole, inoltre, potrebbe costringere 10 milioni di bambini, in particolare le bambine e i bambini marginalizzati, a lasciare la scuola per sempre entro la fine del 2020 e la pandemia potrebbe causare ulteriori 13 milioni di matrimoni precoci. Inoltre, una prosecuzione di 6 mesi delle misure restrittive può provocare fino a 7 milioni di gravidanze non volute e fino a 31 milioni di nuovi casi di violenza di genere ai danni di donne e bambine.

Malnutrizione, guerre, cambiamenti climatici

Guerre e i conflitti nel mondo, espongono i bambini a gravi forme di malnutrizione. Si calcola che circa 1 bambino su 6 nel mondo viva in Paesi fragili o flagellati da conflitti e guerre civili, ossia 415 milioni già nel 2018. Inoltre, l’insicurezza alimentare e le crisi sociali vengono sempre più utilizzate come armi di guerra e spingono le popolazioni locali a dover fuggire o, peggio, a dover scegliere tra combattere o morire letteralmente di fame. Una pratica che è stata duramente condannata da una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La metà più povera della popolazione mondiale è responsabile solo del 10% delle emissioni di CO2 e quindi dell’inquinamento atmosferico, una persona su dieci tra i più ricchi ne immette da sola il 50%. Un paradosso che fa sì che nel mondo, 160 milioni di bambini crescano in aree soggette a siccità, mentre un altro mezzo miliardo si concentri in aree ad alto rischio di alluvioni e di tempeste. 

Solo l’anno scorso, inondazioni, siccità e cicloni hanno causato insicurezza alimentare per almeno 33 milioni di bambini in Africa orientale e meridionale e l’OMS stima che ogni anno il clima potrebbe esporre 7,5 milioni di bambini ad una condizione di malnutrizione. 

Il mix di crisi climatica, pandemia e malnutrizione è letale nelle periferie degradate delle grandi metropoli urbane del Sud del mondo, dove in molti casi è impossibile realizzare misure di distanziamento fisico e sociale.


Per approfondire leggi il comunicato stampa.

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