Il Bilancio del nostro 2015

Il bilancio 2015 di Save the Children

È tempo di bilancio e se dovessimo raccontare il 2015 attraverso un’immagine, sarebbe certamente quella del piccolo Aylan, il bambino siriano ritrovato annegato sulla spiaggia di Bodrum, paradiso turistico della Turchia. Una foto che ha scosso le coscienze e fatto il giro del mondo. Per la familiarità della posa accoccolata. Per la facile identificazione nei suoi tratti somatici. Per la sconvolgente assenza di vita in quel piccolo corpo innocente.  Insieme ad Aylan sono diverse centinaia i bambini morti nell’ultimo anno nel Mediterraneo. Ma c’è voluta quella foto shock perché l’opinione pubblica e le istituzioni politiche aprissero gli occhi su un’ecatombe e sul lacerante conflitto in Siria che nel 2015 ha scatenato la peggior crisi migratoria mai registrata nel Mediterraneo.

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A distanza di mesi cosa resta di quell’immagine? Un’Europa che continua a tergiversare e che, abdicando ai suoi valori, sta voltando le spalle a tutti quegli uomini, donne e bambini che si affollano alle sue porte, per paura e incapacità di accoglierli. La speranza che l’unanime indignazione suscitata dall’immagine del piccolo Aylan innescasse un’azione risoluta per porre fine a una situazione insopportabile sembra aver lasciato il posto all’oblio, all’indifferenza, all’impotenza. Ma non per noi. Quella foto non può essere cancellata o dimenticata. Non rappresenta solo un caso individuale, ma centinaia, migliaia di tragedie inascoltate e di diritti negati che ogni giorno incontriamo sul campo. Dal 2008 infatti monitoriamo le rotte dei minori migranti sbarcati in Italia, mettendo luce su un fenomeno sensibile e complesso ben prima che la tematica dell’immigrazione conquistasse le prime pagine internazionali. Anno dopo anno perseveriamo coi nostri progetti di protezione, cercando di alleviare le sofferenze dei bambini che fuggono da soli o con le famiglie e di quelli vittime di tratta e sfruttamento. Nel 2015 abbiamo raggiunto oltre 4 mila minori arrivati in Italia,e sulla base dell’esperienza acquisita abbiamo contribuito ad adeguare il sistema di protezione dei minori migranti anche in altri paesi come il Sudafrica. Di fronte ai fotogrammi di una realtà drammatica, l’unica risposta per Save the Children è non arrendersi a queste ingiustizie, guardare il mondo con gli occhi dei bambini, con il loro cuore, con i loro desideri di pace e di futuro. E rimanere al loro fianco.

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Proprio per assicurare la sopravvivenza ai bambini sotto i 5 anni, nel 2009 abbiamo lanciato la campagna globale Every One. Dopo 5 anni di risultati (quasi 50 milioni di bambini raggiunti con i programmi di nutrizione e oltre 122 milioni di mamme e bambini raggiunti con interventi sulla salute materno-infantile), Save the Children nel 2015 ha voluto lanciare un significativo appello - #IononMollo - per invitare tutti a continuare a fare il possibile per salvare milioni di vite a rischio. Durante la settimana di sensibilizzazione del 12 al 18 ottobre abbiamo organizzato una serie di iniziative sui temi della lotta alla malnutrizione, sicurezza alimentare e salute, tra i quali il Save the Children Day ad EXPO Milano 2015 che ha visto il coinvolgimento delle istituzioni locali e nazionali, dei testimonial e dei ragazzi. Grazie alla cessione gratuita di un padiglione, Save the Children ha infatti partecipato ad EXPO, con un innovativo Villaggio esperienziale che ha consentito di portare all’attenzione del grande pubblico e delle istituzioni alcune delle tematiche che ci stanno più a cuore. Partendo dal tema generale della nutrizione del pianeta, abbiamo costruito un percorso interattivo sui rischi della malnutrizione attraverso il quale 150 mila visitatori - grandi e piccoli - hanno potuto apprezzare il valore dei nostri progetti e le soluzioni concrete per salvare la vita dei bambini. Ci piace anche sottolineare che, al termine dell’Esposizione, la struttura in legno del Villaggio di Save the Children, è destinata ad essere utilizzata come scuola da 300 scolari siriani che attualmente frequentano le lezioni in una tenda nel campo profughi informale di Jarahieh, uno dei più grandi del Libano. Gli altri materiali e le installazioni verranno invece interamente utilizzati all’interno delle strutture dei progetti presenti sul territorio nazionale. E a proposito di programmi svolti in Italia, non va dimenticato come oltre 1 milione di minori siano costretti a vivere in povertà assoluta. Tra i molti volti della povertà, abbiamo identificato quella educativa, cioè l’impossibilità di usufruire di adeguate occasioni formative, con gravi conseguenze sul presente e il futuro delle nuove generazioni. Per contrastare questo insidioso fenomeno Save the Children ha aperto 16 Punti Luce, di cui 5 nel 2015, in periferie prive di servizi per l’infanzia, dove bambini e adolescenti possono studiare, giocare, avere accesso ad attività sportive, culturali e creative. Grazie al nostro impegno sul campo, il concetto di povertà educativa non solo è entrato nella cultura corrente e nel linguaggio delle istituzioni, ma addirittura è stato riconosciuto come prioritario nella legge di stabilità 2015, con il varo di un fondo sperimentale dedicato: risultato di un lavoro costante sul territorio, capace di guardare a lungo termine, spina dorsale dei nostri interventi e della nostra credibilità. Sappiamo che per trovare soluzioni efficaci è necessaria un’approfondita comprensione del contesto ed una capacità di intervenire in modo integrato. Per essere all’altezza delle nuove sfide dobbiamo garantire costantemente professionalità e competenza. Per trovare soluzioni sostenibili è necessario mettere in rete le conoscenze e lavorare con i partner più qualificati. Massimizzare il nostro impatto, avendo cura di mantenere costi equi e proporzionati alla complessità dei nostri obiettivi di missione, è ciò che definisce il nostro approccio a garantire il miglior uso possibile delle risorse e ad essere trasparenti e responsabili nei confronti dei bambini, dei donatori e di tutti gli stakeholder coinvolti. Ma un’altra cosa che abbiamo imparato è che per avere un impatto, bisogna avere la determinazione di perseverare, di dare continuità, di non mollare. Questo è stato il nostro impegno nel 2015 e continuerà ad esserlo negli anni a venire. Tutto ciò è stato possibile grazie al supporto dei nostri donatori, che quest’anno ci hanno permesso nel 2015 di raggiungere 3.9 milioni di beneficiari.  

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