La nostra posizione sui salvataggi in mare

Pubblichiamo le parole del nostro Direttore Generale, Valerio Neri, sull'impegno della nostra Organizzazione nel Mediterraneo, in risposta ad alcune domande dei nostri donatori.

Di seguito le sue parole

Rispetto al nostro lavoro a beneficio dei bambini più a rischio in Italia e nel mondo, riceviamo sempre più spesso significativi apprezzamenti ed elogi. Anche su temi particolarmente sensibili, come quello relativo ai minori migranti. Tuttavia, in questi giorni alcuni nostri donatori ci hanno chiesto, preoccupati e anche po’ incerti, la nostra posizione sui salvataggi in mare operati dalla nostra nave Vos Hestia.

Mi è sembrato dunque utile provare a chiarire la nostra posizione. Prima di tutto Save the Children ritiene che è senz’altro preferibile aiutare i paesi di provenienza a svilupparsi per dare ai propri cittadini l’opportunità di un futuro sostenibile nel loro stesso paese. E questa posizione non è mera intenzione o facile discorso, perché Save è impegnata da sempre in questo difficile lavoro e spende circa l’85% dei suoi fondi destinati ai programmi, nei paesi in via di sviluppo. In secondo luogo, purtroppo, molte persone disperate e molti ragazzi e bambini fuggono ancor oggi dalla povertà, dalla guerra o dalle dittature più spietate per cercare una possibile sopravvivenza in Europa, a prescindere dal fatto che abbiano diritto ad un asilo politico – una volta arrivati- o meno.

Tutti sono comunque spinti da un’eguale disperazione e dal legittimo – e a mio avviso condivisibile - desiderio di costruirsi una vita degna di essere vissuta. Per giungere nel nostro continente, in mancanza di canali sicuri e regolamentati di accesso, non hanno che affidarsi a trafficanti senza scrupoli, subire vessazioni e torture, ed infine prendersi il rischio di affogare nella traversata del mare. Non avete idea di quante e quali atroci violenze uomini, donne e ragazzini sono costretti a subire durante il loro viaggio.

Che fare allora? Lasciarli morire affogati? Abbandonarli a loro stessi? Nessun essere umano dovrebbe immaginare una tale scelta, né tanto meno un’organizzazione che si chiama Save the Children e che da quasi 100 anni si batte in ogni scenario possibile per salvare le vite di ragazzi e bambini: dai terremoti – anche di Amatrice o dell’Aquila - alle guerre – come in Iraq o Siria ad esempio. Per rispettare la propria missione fondativa, Save the Children deve intervenire nel salvataggio delle vite di ragazzi e bambini a prescindere da cosa accadrà dopo e dal loro status giuridico.

L’Organizzazione cerca anche di supportare questi ragazzi dopo lo sbarco, per quanto sta alla nostra possibilità d’intervento, ma sono i governi europei a doversene occupare e ad averne la responsabilità. Il 2016 è stato l’anno record per le morti in mare di chi ha tentato la traversata del Mediterraneo con più di 5.000 vittime. Questa tragedia ci ha imposto di partecipare alle operazione di ricerca e soccorso sotto il coordinamento della Guardia Costiera.

Va ricordato infatti che il numero dei bambini e ragazzi, che hanno attraversato il Mediterraneo nel 2016, è aumentato del 76% rispetto al 2015, con un numero doppio di minori soli, senza adulti di riferimento, ed un aumento conseguente ed inevitabile delle morti. Altra questione. Qualcuno accusa le Ong, e quindi anche Save the Children seppure ancora non direttamente, di fare l’interesse dei trafficanti, poiché, andando a prendere in mare i migranti, anche vicino alle coste libiche, si alimenta ulteriormente la migrazione. Ma in tal senso occorre fare delle opportune precisazioni. Intanto la nave di Save the Children agisce sotto il diretto coordinamento della Guardia Costiera italiana: è questa che decide dove indirizzare le imbarcazioni, nel pieno rispetto del diritto internazionale marittimo che regola anche il soccorso in mare. La guardia costiera, come si sa, è alle dipendenze del Ministero dei Trasporti, del ministero della Difesa e interagisce con altri ministeri.

Rappresenta quindi lo Stato Italiano. E sia chiaro che il coordinamento della Guardia Costiera è per noi fondamentale, proprio perché noi vogliamo salvare le vite dei bambini e ragazzi nella piena legalità. Confidiamo che lo Stato italiano faccia quanto il massimo per arrestare i trafficanti, agendo anche in tutte le sedi internazionali a questo scopo. Rifiutiamo del tutto pertanto l’accusa di favorire i trafficanti, che invece disprezziamo! Noi salviamo vite torturate da questi delinquenti e le affidiamo poi al governo italiano e alla stessa Europa: noi siamo Save the Children, come potremmo comportarci altrimenti? Quindi, riassumendo l’85% circa dei fondi destinati ai programmi va ad aiutare i paesi in via di sviluppo, fra cui molti fra quelli di origine dei migranti.

D’altra parte Save the Children non accetta di voltare la testa dall’altra parte e fare affogare quelli che fuggono. Cerchiamo di salvarli chiedendo poi all’Italia e all’Europa di occuparsi di loro con umanità e dignità, nel pieno rispetto dei loro diritti. A questo riguardo ricordiamo che la legge italiana vuole che ogni minore di 18 anni arrivato solo sul suolo nazionale abbia assistenza fino al compimento del diciottesimo anno, e quindi in quanto minore non si può rimpatriare. Infine però ricordiamoci che stiamo parlando di circa 28.000 ragazzi e bambini nello scorso anno. Cifre, per quanto riguarda i minori, davvero esigue su 56 milioni di italiani e 500milioni di europei. Spero dunque di aver chiarito la nostra posizione, ma chiunque volesse interloquire con noi su questi temi, lo faccia e noi risponderemo con tutta la chiarezza e l’onestà che vogliamo contraddistingua il nostro operato in favore della Missione straordinaria che abbiamo: Save the Children!

Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia