Periferie, le nuove città dei bambini

“Il mio quartiere è un circuito chiuso” dice un ragazzo del quartiere Perrino di Brindisi. Nel nuovo Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia di Save the Children, le fotografie di Riccardo Venturi ci mostrano i circuiti chiusi dove trascorrono il loro tempo i bambini e gli adolescenti.

“Il mio quartiere è un circuito chiuso” dice un ragazzo del quartiere Perrino di Brindisi. Nel nuovo Atlante dell’Infanzia (a rischio) in Italia di Save the Children, le fotografie di Riccardo Venturi ci mostrano i circuiti chiusi dove trascorrono il loro tempo i bambini e gli adolescenti.

Quest’anno il filo conduttore dell’Atlante è quello degli spazi. Sono le periferie le nuove “città dei bambini”, in aree urbane più matrigne che materne, senza spazi sicuri per il gioco, la cultura, lo sport e l’incontro.  Un minore su 4 vive in appartamenti inadeguati e più di 65mila famiglie stanno fronteggiando il dramma di uno sfratto per “morosità incolpevole”. Solo il 6% dei bambini gioca liberamente in strada – di che stupirci, se abbiamo 37 milioni di macchine, a fronte di 10 milioni di minori (!) - e più della metà degli adolescenti non fa alcuna attività motoria nel tempo libero. Gli spazi urbani sono distanti anni luce dai bisogni sociali ed educativi, ciechi rispetto all’esistenza stessa dei bambini. Questa distanza produce effetti disastrosi, perché la povertà degli spazi fa più danni ai bambini della stessa povertà economica. Lo spazio dove si cresce non è mai neutro, può avere un ruolo educativo e di sviluppo oppure essere un potente fattore regressivo. Oggi che si parla di nuovi investimenti e di piani sulle periferie, sarebbe necessario partire proprio dal punto di vista dei bambini, per orientare le scelte di sviluppo e di riqualificazione urbana. Con decine di mappe, l’Atlante ci consegna altri durissimi dati sulla condizione dell’infanzia. Si inasprisce la povertà minorile, raddoppiata rispetto al 2009, con oltre un milione e quattrocentomila minori sotto la soglia della povertà assoluta, cioè privi del necessario per condurre una vita quotidiana dignitosa. La crisi ci costringe a riconsiderare problemi che credevamo ormai alle nostre spalle, come la povertà alimentare, davanti alla quale, ancora adesso, molti restano stupiti e increduli, perché davvero non sembra possibile che un bambino possa soffrire di un grave deficit alimentare non a chilometri di distanza ma qui, in Italia, sotto i nostri occhi. Eppure, il 14,2% delle famiglie con minori non può permettersi un pasto completo almeno ogni due giorni  e il 18,9% non riesce a riscaldare adeguatamente la casa. Anche per questo è così importante la battaglia che stiamo conducendo per garantire gratuitamente l’accesso alle mense scolastiche a tutti i bambini in povertà. Alla povertà economica si associa quella che a Save the Children chiamiamo “povertà educativa”: la scarsa istruzione, la mancanza di risorse culturali, la disconnessione rispetto al mondo circostante. Un dato per tutti: 3 milioni e 200mila bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni (il 47,9%) non hanno letto nemmeno un libro, a parte quelli scolastici, in tutto il 2013. C’è un muro, quasi insormontabile, che sovrasta i sogni e le aspettative di crescita dei bambini che vivono nelle famiglie e nei contesti più svantaggiati e che li inchioda sin da piccolissimi ad un futuro di serie B rispetto ai loro coetanei. Chiediamo che questi dati siano presi sul serio e che si passi finalmente all’azione sui grandi temi delle povertà minorili, della riforma della scuola, dei servizi di cura per la prima infanzia, della protezione dei minori più a rischio di sfruttamento, come i minori stranieri che approdano da soli nel nostro paese. Vi sono proposte sul tavolo, disegni di legge, fondi europei da spendere, iniziative coraggiose che aspettano solo qualcuno che abbia la forza di assumerle come priorità e di tradurle in fatti concreti. Allo stesso tempo, l’Atlante di quest’anno ci racconta ciò che è possibile fare, anzi, ciò che ci già si sta facendo per fronteggiare questa situazione. Tra i dati incoraggianti vi è l’esistenza in Italia di un movimento diffuso di persone e di organizzazioni che lavorano per i diritti dei bambini e degli adolescenti. Con la loro fatica, artigiana e quotidiana, aprono le scuole il pomeriggio, fanno vivere le biblioteche e le scuole popolari di musica, filmografia e teatro, si prendono cura delle aree verdi, riqualificano spazi abbandonati per il gioco, mettono argini nei loro quartieri alle ondate di cinismo, indifferenza e paura che colpiscono chi è diverso. In questo grande movimento sono anche i “punti luce” promossi da Save the Children, con tanti partner locali, spazi educativi nei quartieri di periferia delle grandi città per dare a tutti i bambini e gli adolescenti la possibilità di sviluppare i propri talenti. Siamo tanti, dobbiamo mettere insieme risorse ed energie, per un traguardo coraggioso ma  - come dice l’Atlante - “possibile”: cancellare la povertà educativa e garantire ad ogni bambino e ad ogni bambina il diritto di crescere in una comunità che educa, soccorre, si prende cura. L’Atlante di Save the Children è una vera miniera di informazioni e di esperienze, vi invito a leggerlo su www.atlanteminori.it