Reti di cura per madri e bambini: i nostri progetti

GIANFRANCO FERRARO

Nel quadro della complessità delle relazioni sociali, si inseriscono due progetti, Fiocchi in Ospedale e Nuovi Percorsi Roma, che mirano a creare reti di cura per madri e bambini, soprattutto in condizioni di vulnerabilità.

Grazie all’impegno di operatrici e operatori, i progetti offrono supporto concreto e accompagnano le famiglie verso un futuro più sicuro e inclusivo, aiutandole a trovare il tempo, lo spazio e gli strumenti per costruire una propria nuova cultura di vita e di relazioni. Approfondiamo l’argomento grazie al contributo di Gina Riccio, coordinatrice di Fiocchi in Ospedale Roma, per la Fondazione Arché Onlus.

Reti di cura per madri e bambini

Fiocchi in Ospedale e Nuovi Percorsi Roma, sono due progetti che si propongono di sostenere madri e bambini, specie in condizioni di vulnerabilità attraverso la costruzione di reti di cura solide e partecipate. Grazie all’impegno di operatori e operatrici, assistenti sociali, educatrici, psicologhe e pediatre, queste iniziative offrono supporto concreto, prevenendo il rischio di povertà educativa, isolamento, violenza e sfruttamento.

L’obiettivo è garantire alle famiglie un percorso personalizzato verso l’indipendenza e la sicurezza, aiutandole a ritrovare fiducia nelle relazioni e a sviluppare strumenti per affrontare le difficoltà quotidiane. Allenare lo sguardo alla complessità delle persone, comprendendo debolezze, risorse, equilibri affettivi, supporto reciproco e confidenza con la relazione di cura, rende il percorso di ciascuno più efficace nella vita quotidiana e nello sviluppo della propria individualità.

L’importanza delle reti di cura

Alla fine del secolo scorso il modello biomedico riduzionista è stato superato dal modello bio-psicosociale, rendendo oggi inscindibile il binomio ambiente e salute. Le donne accolte dai progetti Fiocchi in Ospedale e Nuovi Percorsi Roma portano con sé traumi che hanno minato fiducia e capacità di affidarsi, ma l’arrivo di un bambino apre nuovi orizzonti, permettendo alle madri di entrare in relazione con i servizi del territorio e guardare al futuro in modo differente.

Secondo il nostro Rapporto annuale “Le Equilibriste: la maternità in Italia nel 2025 ”, la vita delle donne-madri in Italia è segnata da ostacoli lavorativi, disuguaglianze nei carichi di cura e carenza di servizi che non supporta adeguatamente le famiglie nel conciliare vita intra ed extrafamiliare, rendendo fondamentale il sostegno delle reti di cura. Queste reti valorizzano risorse, equilibri affettivi e supporto reciproco, generando cambiamenti nella vita dei singoli e nella società nel suo complesso. I servizi dei due progetti riducono rischi concreti e favoriscono nuove relazioni sociali provando che la cura può essere un’alternativa alla logica del profitto per la costruzione di comunità inclusive e accoglienti.

Come sottolinea Benasayag (2019), “La comunità possiede una forza generativa”, capace di aiutare ciascuno a superare le proprie fragilità.

COSTRUIRE RETI DI CURA, PER SUPERARE LE FRAGILITÀ INDIVIDUALI

Si tratta di una riorganizzazione del pensiero e della conoscenza, attuata e condivisa all’interno dei gruppi di lavoro, che non mira semplicemente a eliminare i confini tra i diversi paradigmi, ma a travalicare anche le frontiere tra diverse discipline, con l’obiettivo ultimo di integrarle, per sostenere al meglio nuclei madre bambino in contesti di rischio e forte vulnerabilità (Di Mambro, 2025).

Con un’immagine molto poetica, don Luigi Ciotti dice che “la speranza ha oggi il volto degli esclusi: di chi non ce la fa, chi viene lasciato indietro, chi non è riuscito nella propria libertà e dignità. È questo impegno collettivo ad aprire Nuovi Percorsi di vita che sembrano interrotti, schiacciati contro barrire burocratiche, difficoltà e ingiustizie. È un “esserci”, numeroso ed energico, che smuove gli ostacoli, interiori ed esterni (Bettoni, 2025).

Ciascuna delle operatrici (o degli operatori, che però sono molto meno rappresentati in questo tipo di interventi) è portatrice di cultura professionale e di appartenenza che, a sua volta, è condizionata dalla cultura familiare e dal sistema di valori personale. Le persone che vengono accolte e che arrivano da percorsi migratori, non si riconoscono più nella cultura di appartenenza/origine, ma nemmeno in quella in cui si trovano ad abitare e che viene proposta loro dall’esterno e, in qualche caso, imposta.

Questa dimensione è resa possibile dalla relazione presente, capace di esserci, di ascoltare e comprendere, costruendo insieme uno spazio che permette al bambino o alla bambina di crescere ed essere educato nell’apertura al futuro, elaborando un passato difficile per la mamma (Bianchetti, Barile, Giovanardi, 2025).

Il lavoro di cura è portatore di cambiamento non solo nell’esito delle sue azioni, non solo in funzione del singolo destinatario di quell’azione, ma nel complesso dell’interezza, nella totalità della sua pratica: nei confronti, cioè, del mondo e della società.

Si entra subito in relazione con il dolore, il senso di oppressione, e l’umiliazione che le donne e gli uomini che arrivano allo sportello manifestano. E di fronte a questi vissuti, è molto difficile pensare di ribadire semplicemente delle regole di comportamento. Una persona non rinasce in forza delle regole, o per la paura che deriva dalla continua imputazione di una trasgressione.

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