Sudan: oltre 5.500 bambini sfollati in due settimane
Hamid Abdulsalam / Save the Children
La crisi umanitaria in Sudan si aggrava ancora. L’escalation delle violenze a El Obeid, nel Kordofan settentrionale, sta provocando un nuovo sfollamento di massa: circa 11 mila persone sono state costrette a fuggire e tra queste ci sono più di 5.500 bambine e bambini e altre migliaia di minori a rischio. Si tratta dell’ultima di una serie di ondate di sfollamento che, in oltre tre anni di conflitto, hanno travolto il Sudan e che oggi si aggravano con l’intensificarsi delle ostilità attorno a El Obeid.
Secondo le Nazioni Unite, l’intensificarsi delle violenze potrebbe mettere in pericolo fino a 500 mila civili, esponendoli al rischio di diventare bersaglio di atrocità su larga scala e costringendoli ad abbandonare le proprie case se la situazione dovesse aggravarsi.
Sudan: oltre 5.500 bambini sfollati mentre si aggrava la crisi umanitaria
Nelle ultime settimane, l’aumento degli attacchi con droni ha provocato vittime civili e la distruzione di infrastrutture essenziali, e ha causato gravi carenze di carburante e acqua potabile. Allo stesso tempo, le condizioni assimilabili a un assedio che interessano El Obeid hanno lasciato migliaia di persone intrappolate e prive di accesso ai servizi di base. La città rappresenta uno dei principali snodi commerciali e umanitario del Sudan, ma l’accesso per gli aiuti umanitari sta diventando sempre più limitato, con le principali vie di accesso interrotte o chiuse.
Emad*, che vive con i suoi figli, la moglie e alcuni membri della sua famiglia allargata a El Obeid, ha assistito agli ultimi attacchi con i droni. “Il mese di giugno, è stato tutto estremamente difficile: i droni hanno bombardato pesantemente la città e i dintorni. Sono state colpite circa 11 distributori di carburante, le autocisterne dirette a El Obeid e anche quelle ferme all’interno della città, comprese quelle per l’acqua. Sembra esserci una strategia sistematica di attacchi che ha aggravato la situazione economica, provocando un aumento dei prezzi e carenze idriche, tanto che ora due taniche costano quasi 6 mila sterline sudanesi (10 dollari)” ha raccontato.
A rendere ancora più critica la situazione sono l’inizio della stagione delle piogge e l’attuale epidemia di colera nel Kordofan che vede già oltre 300 casi confermati dal Ministero della Salute. Questi aspetti stanno creando ulteriori rischi per i bambini che non riescono ad accedere alle cure e all’assistenza sanitaria.
L’arrivo di nuove persone sfollate verso campi già sovraffollati sta aumentando il rischio di un ulteriore aggravamento dell’epidemia, mentre le famiglie che arrivano nei siti di sfollamento e nelle comunità locali si trovano ad affrontare condizioni di vita sempre più difficili. Molte hanno difficoltà ad accedere a un riparo adeguato, acqua potabile, assistenza sanitaria e servizi educativi mentre il sovraffollamento sta provocando un’ulteriore pressione su risorse già limitate.
Perché il conflitto in Sudan colpisce soprattutto i bambini
La crisi umanitaria continua ad avere un impatto psicologico devastante sui bambini. Oltre alla perdita della casa, lo sfollamento significa interrompere la scuola, rinunciare alle cure mediche, perdere l'accesso all'acqua potabile e ai servizi di protezione, oltre a vedere spezzate le relazioni e i punti di riferimento fondamentali per la crescita.
Il peso psicologico è altrettanto grave. Molti bambini hanno assistito a episodi di violenza, hanno perso familiari o amici e, in questi tre anni di guerra, sono stati costretti a fuggire più volte.
Con circa 14 milioni di persone sfollate, il Sudan è oggi il Paese con la più grande crisi di sfollamento al mondo. I minori rappresentano circa il 55% della popolazione sfollata, un dato che evidenzia l’impatto sproporzionato della violenza e dello sfollamento sulla sicurezza, sul loro benessere e sul loro futuro.
“Per i bambini e le bambine, lo sfollamento significa molto di più della semplice perdita di una casa. Spesso comporta l’interruzione dell’accesso all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’acqua potabile e alle reti di sostegno che contribuiscono a garantire loro protezione e sicurezza. Molti sono già stati costretti a lasciare le proprie case più volte e, senza un intervento urgente per proteggere i civili, garantire un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli e prevenire ulteriori violenze, migliaia di bambini potrebbero essere costretti nuovamente a fuggire, affrontando rischi sempre maggiori per la loro sicurezza, per la loro salute e il loro benessere” ha dichiarato Francesco Lanino, Vicedirettore di Save the Children in Sudan.
Il nostro impegno
Operiamo in Sudan dal 1983 e offriamo programmi a favore dei bambini e delle famiglie colpiti da conflitti, sfollamenti, povertà estrema e fame.
In questo contesto continuiamo a operare a El Obeid e nei dintorni, fornendo servizi sanitari, nutrizionali, idrici, igienico-sanitari, educativi e di protezione dell’infanzia, nonostante le crescenti difficoltà di accesso.
Chiediamo che venga garantita la protezione dei civili, un accesso umanitario sicuro e continuativo e un maggiore sostegno ai bambini e alle famiglie sfollate nel Kordofan settentrionale e in tutto il Sudan. Senza un intervento urgente, i bisogni aumenteranno in modo significativo nelle prossime settimane, mettendo a rischio altre migliaia di persone.
Per approfondire, leggi il comunicato stampa.
*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità degli intervistati.