Appello di oltre 100 ONG: stop all’assedio di Gaza

L’assedio imposto dal governo israeliano sta affamando la popolazione di Gaza. I palestinesi sono intrappolati in un ciclo di speranza e delusione, in attesa di aiuti e cessate il fuoco che non arrivano. Non si tratta solo di sofferenza fisica, ma anche psicologica.

I governi devono smettere di aspettare il permesso per fare qualcosa. Non possiamo più sperare che gli attuali meccanismi funzionino. È il momento di agire e fermare l’assedio di Gaza.

Insieme a 109 organizzazioni, lanciamo un appello urgente ai governi: aprire tutti i valichi terrestri; ripristinare il flusso completo di cibo, acqua potabile, medicinali, beni di prima necessità e carburante attraverso un meccanismo guidato dalle Nazioni Unite e fondato su principi umanitari; porre fine all’assedio e concordare un cessate il fuoco immediato.

Stop all’assedio di Gaza

I bambini dicono ai genitori che vogliono andare in paradiso, perché lì almeno c’è da mangiare”. È la frase che ci riporta un’operatrice umanitaria che fornisce supporto psicosociale: l’impatto della guerra di Gaza sui bambini è devastante. 

A due mesi dall’avvio della Gaza Humanitarian Foundation, un meccanismo controllato dal governo israeliano, la sopravvivenza è diventata un miraggio. Anche gli operatori umanitari si ritrovano costretti a mettersi in fila per il cibo, rischiando di essere colpiti, pur di nutrire le proprie famiglie. Con le scorte ormai completamente esaurite, le organizzazioni umanitarie assistono impotenti al deterioramento fisico dei propri colleghi e partner.

I governi possono e devono salvare queste vite. Ma bisogna agire ora, prima che non ci sia più nessuno da salvare. Gli Stati devono adottare misure concrete per porre fine all’assedio, inclusa l’interruzione del trasferimento di armi e munizioni.

A Gaza si muore di fame

I medici segnalano tassi record di malnutrizione acuta, soprattutto tra bambini e anziani. Si diffondono malattie come la diarrea acuta, i mercati sono vuoti, i rifiuti si accumulano e le persone crollano per strada per fame e disidratazione. Attualmente entrano a Gaza in media solo 28 camion al giorno, un numero del tutto insufficiente per oltre due milioni di persone, molte delle quali non ricevono aiuti da settimane.

Stragi nei punti di distribuzione a Gaza: 875 morti

Le stragi nei punti di distribuzione alimentare sono ormai quasi quotidiane. Al 13 luglio, le Nazioni Unite hanno confermato che 875 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano cibo: 201 lungo la strada per raggiungere gli aiuti e gli altri nei punti di distribuzione. Migliaia sono i feriti. Le forze israeliane hanno inoltre costretto quasi due milioni di palestinesi a sfollare, l’ultimo ordine di evacuazione è stato emesso il 20 luglio, confinando la popolazione in meno del 12% del territorio di Gaza. Il Programma Alimentare Mondiale (WFP) avverte che le condizioni attuali rendono impossibile operare. L’uso della fame come arma di guerra costituisce un crimine di guerra.

Bloccato il sistema umanitario

Ogni giorno senza un flusso costante di aiuti significa nuove morti evitabili. I bambini muoiono di fame mentre aspettano promesse che non si realizzano. All’interno e ai confini di Gaza, tonnellate di aiuti – cibo, acqua, medicinali, tende e carburante – restano bloccate nei magazzini, mentre le organizzazioni umanitarie non riescono a distribuirle. Le restrizioni, i ritardi e la frammentazione imposti dal governo israeliano nell’ambito dell’assedio totale hanno generato caos, fame e morte.

Il sistema umanitario guidato dalle Nazioni Unite non ha fallito: gli è stato impedito di funzionare.

Le organizzazioni hanno capacità e risorse per rispondere su larga scala, ma senza accesso non possono raggiungere nemmeno i propri team, ormai esausti e affamati. Il 10 luglio l’Unione Europea e Israele hanno annunciato misure per aumentare gli aiuti, ma queste promesse suonano vuote se non si traducono in cambiamenti concreti.

Il sistema umanitario non può basarsi su promesse mancate, né gli operatori possono lavorare con scadenze incerte o aspettare impegni politici che non garantiscono accesso. Soluzioni parziali e gesti simbolici – come i lanci aerei o accordi inefficaci – non possono sostituire le responsabilità legali e morali degli Stati. Il nostro appello insieme a oltre 100 Organizzazioni è chiaro: cessate il fuoco e fermate l’assedio di Gaza.

Scopri tutte le Organizzazioni firmatarie.


A Gaza, essere bambini è diventato un pericolo mortale. Sopravvivere non basta. Scopri cosa puoi fare per sostenere il nostro intervento:

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