Voci dal campo: a Gaza la guerra continua sotto forma di blocco

Pubblichiamo oggi la testimonianza di Roger Hearn, Regional Director for Save the Children in the Middle East and Eurasia che, in occasione dei sei mesi dal bombardamento, ha visitato Gaza, riportando una drammatica testimonianza sui ritardi della ricostruzione.

Sei mesi fa il feroce bombardamento su Gaza è finito. Le armi hanno smesso di fare rumore, ma la guerra non è finita per i bambini di Gaza. Dopo le grande dichiarazioni di impegni dei donatori e i grandi piani per ricostruire la devastazione lasciata dalla guerra dell'agosto 2014, mi aspettavo, durante la mia recente visita, di essere accolto dal suono della ricostruzione. La strada per arrivare all’appartamento di Um Yahya è precaria. Una lastra appiattita di cemento con del fil di ferro è l’unica ”scala” che porta all’unica stanza rimasta per questa madre e i suoi sei figli. Senza acqua corrente, senza elettricità, immersi in un’apocalittica scena di distruzione, lei descrive la lotta durata 19 anni per costruire una casa, ormai persa. Per Um Yahya, che aspetta ancora al freddo, il piano di ricostruzione non significa niente.

Adala dirige il centro The Right to Live, uno dei pochi posti per i bambini con disabilità a Gaza. Se c’è qualcuno che dimostra la capacità di resistere degli abitanti di Gaza, quella è Adala. Racconta che ha scelto di creare il centro dopo essere diventata madre di un bambino con la sindrome di down, 20 anni fa. Grazie alla sua perseveranza, Adala ha raccolto milioni di dollari da donatori internazionali per costruire questo centro che si occupa di più di 700 bambini. Ora si ripromette di ricostruire i danni fatti dai droni e dagli elicotteri durante i bombardamenti. La sfida è enorme, le stime iniziali indicano più di 1 milione di danni al suo centro.

Vogliamo continuare ad aiutare Um Yahya, i bambini che frequentano il centro di Adala e le migliaia che hanno bisogno di aiuto psico-sociale immediato, di assistenza sanitaria, di acqua e servizi igienici, ma fino a quando ci sarà il blocco, staremo solo mettendo un cerotto su una ferita aperta. Il blocco imposto da Israele significa infatti che i materiali per la ricostruzione di Gaza arrivano a passo di lumaca. Sono necessari più di 800 mila camion carichi di materiali per ricostruire le case, le scuole e gli ospedali, ma da gennaio ne sono arrivati solo 579. Con il ritmo attuale sia Adala che Um Yahya potrebbero aspettare per decenni, e ancora peggiore sarà l’impatto dei ritardi nella ricostruzione sulla vita dei bambini di Gaza che, dopo aver vissuto 52 giorni di violenze e traumi, ora non hanno luoghi sicuri a cui tornare, molti non hanno più una casa e le scuole sono usate come rifugi per chi ha perso la sua. Ci chiediamo se quello che sarà ricostruito, non sarà poi nuovamente distrutto, è difficile capire perché un centro per bambini disabili sia stato obiettivo degli aerei israeliani.  La guerra continua sotto forma di un blocco che, in modo più insidioso rispetto agli sproporzionati bombardamenti, sta devastando la vita dei bambini. Mentre stavo lasciando Gaza ho incontrato un vecchio amico di quando vivevo qui 12 anni fa. Ci siamo raccontati storie sulle nostre famiglie, ma a differenza delle vite privilegiate vissute dai miei figli, i suo hanno vissuto 3 guerre in sei anni, non hanno mai lasciato Gaza e riconosce che il loro futuro potrebbe essere desolante. Il mio amico ha parlato dell'orrore di rendersi conto di non poter proteggere i propri figli durante il bombardamenti. Ora teme la possibilità di un'altra guerra o di perdere i suoi figli per la violenza e la disperazione che dilagano a Gaza.

Questa follia deve finire, i bambini di Gaza meritano più di questo. Il blocco deve finire; un futuro di pace per i palestinesi e gli israeliani non può essere costruito sulle macerie di Gaza.