Escalation di violenza in Medio Oriente: garantire protezione ai minori
Save the Children
Ultimo aggiornamento: 16.03.2026
Secondo le ultime notizie dall’escalation di violenza in Medio Oriente e nella regione, quasi 300 bambine e bambini hanno perso la vita. Parliamo di più di un bambino ogni ora ucciso in dieci giorni di conflitto.
E mentre le violenze nella regione si intensificano, le vittime aumentano di ora in ora. Nella regione, si stima che oltre 1.800 persone siano state uccise e più di 16.000 ferite.
Ogni guerra è una guerra contro i bambini e il mondo non può restare a guardare mentre vengono uccisi o feriti. Chiediamo la massima protezione per tutti i bambini e per le infrastrutture civili, in particolare scuole e ospedali.
Escalation in Medio Oriente: la situazione
L’escalation delle ostilità in Medio Oriente e nell’intera regione continua ad avere conseguenze devastanti, soprattutto sui minori. Oltre 100 milioni di bambine e bambini vivono in almeno 15 Paesi che sono stati colpiti dall'escalation, tra cui Bahrein, Cipro, Iran, Iraq, Israele, Giordania, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Territorio palestinese occupato, Siria, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Si tratta del conflitto più esteso nella regione da decenni.
Le guerre hanno delle regole: i bambini devono restare fuori dal conflitto.
Eppure l’escalation del conflitto in Medio Oriente e nell’intera regione significa che la vita e i diritti dei bambini sono in bilico. Più di 100 bambini sono stati uccisi in attacchi contro due scuole in Iran. Bambine e bambini che avrebbero dovuto essere in classe, al sicuro, oggi non ci sono più. Le scuole non sono campi di battaglia.
In Libano, oltre 290.000 minori sono stati sfollati forzatamente in sole due settimane. Gli sfollamenti forzati potrebbero provocare una catastrofe umanitaria, privando i bambini di quasi tutto ciò che li rende sicuri: un riparo, l'istruzione, la comunità e la routine. Nel Paese sarebbero 850 le persone uccise, tra cui 103 bambini.
La recente escalation ha inoltre aggravato la situazione dei bambini e delle famiglie a Gaza e in Cisgiordania. Il Governo di Israele ha annunciato la chiusura di tutti i valichi verso la Striscia di Gaza, privando nuovamente bambini e famiglie di un supporto urgente.
In Cisgiordania, restrizioni alla circolazione sempre più severe impediscono a molti di accedere ai servizi di base e limitano la capacità delle organizzazioni umanitarie di raggiungere le comunità in difficoltà. Si rischiano sfollamenti, l’interruzione dell’istruzione, la perdita dell’accesso a cure sanitarie essenziali e alla protezione o, peggio ancora, ferimenti, morte o la perdita dei propri cari.
In Sudan, Yemen e Afghanistan, il conflitto sta mettendo a rischio gli aiuti salvavita destinati ad almeno 410 mila bambini e bambine. Le interruzioni delle principali rotte internazionali stanno causando forti ritardi nelle consegne e un aumento dei costi logistici
Violenza in Iran e nella regione
Attacchi indiscriminati sono stati condotti in diversi paesi, comprese città densamente popolate come Teheran, Tel Aviv e Beirut.
100 milioni di minori coinvolti nella guerra. Ogni guerra è una guerra contro i bambini e, come sempre, sono loro a pagare il prezzo più alto. Bambini che stanno affrontando livelli crescenti di paura, stress e rischi legati a danni fisici e psicologici, e sfollamento.
Condanniamo con la massima fermezza gli attacchi contro scuole e altre infrastrutture civili e chiediamo con urgenza di un’immediata cessazione delle ostilità per ridurre i rischi sulla vita e sul benessere dei minori.
Le bambine e i bambini non dovrebbero mai essere coinvolti nei combattimenti e le loro case, scuole e comunità non possono diventare campi di battaglia. “Quando le ostilità si intensificano, i bambini e le bambine sono sempre i primi a soffrire: rischiano lo sfollamento, l’interruzione dell’istruzione, la perdita dell’accesso a cure sanitarie e servizi di protezione essenziali o, peggio ancora, di essere feriti o uccisi o di perdere i propri cari. Occorre fare ogni sforzo possibile per prevenire un’ulteriore escalation di violenze e garantire la sicurezza dei bambini.” ha dichiarato Inger Ashing, CEO di Save the Children International.
I bambini meritano pace
Tutti i bambini e le bambine ora affrontano la prospettiva terrificante di una guerra estesa su scala regionale. La nostra Direttrice Generale, Daniela Fatarella racconta l’incubo che in queste ore stanno vivendo:
Le guerre hanno delle leggi, e i bambini devono essere fuori dai limiti. Finché le ostilità proseguiranno, tutte le parti coinvolte devono rispettare i propri obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario e dal diritto internazionale dei diritti umani, garantendo che civili e le infrastrutture civili siano protette dagli attacchi. L’uso di armi esplosive in aree densamente popolate implica il rischio di danni gravissimi alla popolazione civile, in particolare ai bambini e alle bambine, e deve essere evitato ad ogni costo.
Situazione in Medio Oriente: il nostro intervento
In questo contesto stiamo distribuendo beni essenziali alle famiglie sfollate e chiediamo con urgenza una cessazione immediata delle ostilità per proteggere bambini e bambine da ulteriori violenze.
Siamo operativi in tutta la regione, con programmi in Libano, Territorio Palestinese Occupato, Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan. In Libano, finora abbiamo raggiunto oltre 1.000 famiglie con kit igienici, kit di emergenza, acqua potabile e kit per bambini, fornendo supporto per la protezione dei minori e per l'istruzione in 59 rifugi. Nel Territorio Palestinese Occupato, stiamo mantenendo il sostegno economico laddove è possibile e tenendo aperte le aree dedicate alle madri e ai bambini per supportare la nutrizione infantile e materna. In Siria, stiamo potenziando i programmi di protezione dell'infanzia, istruzione, acqua e servizi igienico-sanitari e il supporto sanitario/nutrizionale per le persone in arrivo dal Libano. Finora abbiamo già raggiunto 500 famiglie fornendo pacchi alimentari e coperte.
Per approfondire:
Leggi il comunicato stampa del 01.03.2026.
Leggi il comunicato stampa del 09.03.2026.
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