Gli sfollati Rohingya a rischio colera

Nel distretto bangladese di Cox’s Bazar sono arrivati più di 480.000 rohingya in un mese e ci sono almeno 14.000 bambini malnutriti.

Lo scarso accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari essenziali, associato alle frequenti piogge monsoniche, ha scatenato, inoltre, crescente preoccupazione per il potenziale scoppio di epidemie, come quella di colera, trasmettibili attraverso l’acqua.

Per ridurre il rischio di un’epidemia che potrebbe diffondersi rapidamente nei campi affollati e negli insediamenti informali, l’Organizzazione chiede un rapido ampliamento dei servizi sanitari di base, insieme a un miglioramento nell’accesso a latrine, acqua potabile pulita e a materiale per la cura dell’igiene.

Più di 4.500 rohingya arrivati nel distretto di Cox’s Bazar sono stati già sottoposti a terapie per la dissenteria e molti altri sono stati curati a causa della disidratazione. 

Abbiamo supportato le famiglie sfollate, dentro Cox’s Bazar e nei suoi pressi, già prima dell’esplosione di violenza del 25 agosto e stiamo ora ampliando i nostri interventi. Le nostre unità di emergenza hanno condotto un rapido controllo sanitario sui rohingya arrivati, in stretta collaborazione con le autorità locali, il ministero della Salute e le agenzie di soccorso e stiamo velocizzando la distribuzione di aiuti, incluso il materiale per l’igiene di base come sapone, pannolini e secchi, così come ha distribuito cibo, acqua e tavolette per la sua purificazione, utensili da cucina e teli per i ripari.

Ci stiamo preparando a inviare fino a nove team sanitari nel distretto di Cox’s Bazar, dove continuano ad arrivare i rohingya in fuga dall’allarmante escalation di violenza.

In queste condizioni di fragilità, con le persone costrette in spazi stretti, vicine l’una all’altra, le epidemie potrebbero diffondersi velocemente ed essere potenzialmente catastrofiche

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