Rohingya: l’inevitabile è accaduto, le piogge sono incominciate

Daphnee cook Coxs Bazar

Dopo mesi di preparazione, il diluvio si è abbattuto sui fragili campi profughi nel sud del Bangladesh dove migliaia di Rohingya hanno trovato rifugio.

L’inevitabile è accaduto. Le piogge sono incominciate.

La vita per loro entrerà in una nuova fase di miseria. L’argilla, sulla quale intere famiglie hanno costruito le loro case, sta diventando vero e proprio fango. Il fango a sua volta si mischierà con i rifiuti già presenti intorno ai rifugi e ai pozzi. Le persone non avranno altra scelta se non quella di bere e lavarsi con quell’acqua.

Sarà terribile.

Come Media Manager per Save the Children in risposta alla crisi Rohingya ho passato gli ultimi 5 mesi nel campo mostrando ai giornalisti il nostro progetto e intervistando le persone nel campo.

Per essere onesta, e potrei sorprendervi, è stata un esperienza altamente edificante.

Sono rimasta stupefatta dalla grande resilienza che ha mostrato il popolo Rohingya e di come sono riusciti a ricostruire le loro vite dopo tanta sofferenza.

A novembre, quando sono arrivata, sono rimasta davvero colpita dall’organizzazione del campo. C’erano mercati, cliniche per la salute e spazi per l’apprendimento. Ero meravigliata dalla generosità del popolo bengalese e dell’impegno dimostrato dal Governo per rispondere alla crisi dei rifugiati.

Tuttavia, il nascere di queste cose sebbene positive è dato da una situazione tragica, da un’ingiustizia che bambini, donne e uomini devono subire.

Molti dei Rohingya che ho incontrato sperano di tornare un giorno in Myanmar. Però, vogliono farlo se verranno garantiti loro la cittadinanza, il diritto al lavoro, l’accesso ai servizi educativi e per la salute, la libertà di movimento e la garanzia di vivere in sicurezza.

Questa ingiustizia è ancor più forte nei confronti dei bambini.

Qualche settimana fa ho intervistato Aziz, un bambino di 8 anni che partecipa alle attività dei nostri Spazi a Misura di Bambino e voleva raccontarmi la sua storia.

Scappando dal Myanmar Aziz è stato colpito alla coscia da una pallottola. Una volta arrivato a Cox’s Bazar è stato subito portato in ospedale dove gli hanno amputato la gamba ormai infetta. All’inizio, quando veniva qui nel nostro spazio, Aziz era molto stressato e si sedeva sempre in un angolo solo a piangere. Dopo un po’ di mesi il suo umore ha iniziato lentamente a migliorare. Ride più spesso e sorride di più. Mi ha detto che la cosa che ama di più è venire qui allo Spazio a Misura di Bambino a disegnare e giocare.

Vedendolo più sollevato ho chiesto lui cosa si aspetta dal futuro. Mi ha detto che ha un solo sogno: “riavere indietro la mia gamba”. Certe storie ti spezzano il cuore.

Le agenzie umanitarie come Save the Children, i rifugiati Rohingya e il governo del Bangladesh hanno bisogno del supporto dell’intera comunità internazionale per riuscire ad affrontare la stagione dei monsoni.

Gli aiuti servono per poter garantire razioni di cibo a quasi 900.000 persone nel campo, per fornire i servizi essenziali come ospedali e centri per la salute, per supportare i centri per l’apprendimento e gli Spazi a Misura di Bambino dove bambini come Aziz possono ritrovare un senso di normalità, infine i fondi servono per riparare le strade e le colline colpite dalle piogge monsoniche.  

Tocca a noi, alla comunità globale, fare un passo avanti e dare un aiuto a questa crisi. Allo stesso tempo chiediamo alla comunità internazionale di trovare una soluzione a lungo termine che possa garantire la sicurezza, la dignità e il rimpatrio volontario dei Rohingya, rispettando i diritti dei bambini e delle loro famiglie garantiti dal diritto internazionale.