Territorio Palestinese Occupato: com’è nata la questione palestinese

*Ultimo aggiornamento: 23/12/2025. 


In seguito alla Dichiarazione d’Indipendenza Israeliana, il 14 maggio del 1948 scoppiava la prima guerra arabo-israeliana, conclusasi con la vittoria e l’insediamento dello Stato d’Israele. Da allora, diverse altre guerre hanno tormentato le popolazioni che vi vivono. Ma qual è la situazione attuale dei Territori Palestinesi Occupati?

Dopo oltre 57 anni di occupazione da Israele del Territorio Palestinese, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, i bisogni umanitari rimangono enormi: a Gaza, già prima del 7 ottobre, l'80% della popolazione faceva affidamento sull'assistenza umanitaria. Più di due anni di assedio e bombardamenti delle forze armate israeliane ha devastato la vita quotidiana della popolazione e sta avendo conseguenze irreparabili per tutti i bambini nella Striscia di Gaza.

Il Territorio Palestinese Occupato: Gaza, Cisgiordania e la crisi dal 1967 a oggi

Il Territorio palestinese occupato (OPT), costituito dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, è occupato da Israele dal 1967.

La principale causa della crisi di protezione e dei relativi bisogni umanitari nel Territorio Palestinese Occupato è l'occupazione militare del Governo di Israele: i palestinesi stanno affrontando una crisi umanitaria, di protezione e di diritti umani senza precedenti, i cui fattori principali sono la sistematica negazione dei diritti umani, il continuo conflitto e le frequenti esplosioni di violenza.

Il blocco israeliano della Striscia di Gaza, che dura da oltre 17 anni, e la politica di insediamento in corso in Cisgiordania sono altri fattori chiave che hanno contribuito a far sì che almeno 2,9 milioni di palestinesi, il 50% dei quali sono bambini e bambine, vivessero costantemente il rischio di conflitti e violenze, sfollamenti e negazione dell'accesso ai mezzi di sussistenza. Il blocco di Gaza, è uno degli impatti più duri del conflitto e punisce gli abitanti di Gaza con quella che è stata descritta come la più grande prigione a cielo aperto del mondo. Le notizie da Gaza ci dicono che decine di persone sarebbero state uccise o ferite dalle forze armate israeliane presso i punti di distribuzione militarizzati a Gaza, inclusi alcuni bambini: tra fame e spari, non è risposta umanitaria. 

Oggi a Gaza, il 93% della popolazione affronta livelli critici di insicurezza alimentare e la fame è diventata una minaccia quotidiana. L’assedio, la guerra e le restrizioni agli aiuti imposti dal Governo di Israele impediscono alle famiglie di coltivare o acquistare cibo. L'ultima analisi dell'IPC mostra che l'intera Striscia di Gaza è attualmente classificata nella fase 5 di 5, quella catastrofica. Tutta Gaza è stata sistematicamente affamata in modo intenzionale e ad agosto 2025 l'IPC ha confermato la carestia a Gaza

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall'Ufficio Stampa del Governo di Gaza hanno mostrato che almeno 20.000 bambini, circa il 2% della popolazione infantile di Gaza, sono stati uccisi dall'ottobre 2023. Circa 65.000 palestinesi sono stati uccisi. Migliaia sono dispersi, sepolti sotto le macerie che hanno preso il posto delle strade animate di Gaza. Su una popolazione di 2,1 milioni, 9 persone su 10 sono state sfollate con la forza, la maggior parte più volte, in terreni sempre più piccoli tanto da non permettere la sopravvivenza umana.

Le notizie di una pausa delle ostilità a Gaza segnalano una tregua per famiglie e bambini, ma devono rappresentare un punto di svolta per garantire un cessate il fuoco definitivo. Gaza ha ora bisogno di aiuti continuativi per fermare ulteriori morti per fame, malattie e feriti. L'accesso umanitario è un obbligo legale, non un punto di negoziazione politica, e questo obbligo deve ora essere rispettato. Leggi di più sulla pausa dalle ostilità.

Striscia di Gaza: le conseguenze del blocco israeliano

Oltre 17 anni diblocco terrestre, marittimo e aereo e quattro grandi conflitti hanno avuto un grave impatto sull'ambiente, le infrastrutture, i servizi e le prospettive di vita nella Striscia di Gaza, privando più di un milione di bambini e bambine palestinesi dei loro diritti fondamentali. La divisione tra l'Autorità Palestinese e le autorità de facto di Gaza ha ostacolato in modo significativo gli sforzi di costruzione dello Stato e ha contribuito in modo sostanziale alla frammentazione del Territorio Palestinese, allontanando la Cisgiordania da Gaza.

Negli ultimi anni, la situazione è stata esacerbata dai tagli agli aiuti complessivi e aggravata dalle misure adottate dall'Autorità Palestinese. Il blocco imposto da Israele ha paralizzato l'economia e i servizi di base, tra cui la sanità e l'istruzione. Le pressioni combinate stanno avendo un impatto devastante sull'economia e su quasi tutti i servizi critici, compresi i medicinali, le forniture alimentari e l'istruzione.

La situazione dei bambini nel Territorio Palestinese Occupato

Il Territorio Palestinese Occupato rientrano nella lista dei 10 Paesi peggiori in cui vivere per i bambini. La situazione economica, sociale e politica di oltre 57 anni di occupazione da parte di Israele, sommate ai conflitti in corso, hanno continuato ad avere gravi implicazioni per i minori. 

Il Territorio Palestinese occupato, in particolare Gaza, è il luogo più letale al mondo per essere un bambino. I bambini palestinesi sono stati sradicati più e più volte, è stato loro negato l'accesso ai beni di prima necessità per sopravvivere, le loro speranze e i loro sogni sono stati infranti e la loro istruzione è stata rubata. Quelli che riescono a sopravvivere vivono una vita che nessun bambino dovrebbe avere. Le bambine e i bambini della Striscia di Gaza che hanno bisogno di accedere a cure mediche specialistiche al di fuori di Gaza devono richiedere un permesso. 

Dall'inizio della guerra, nell'ottobre 2023, il numero di bambini detenuti è aumentato vertiginosamente. Circa 1.200 bambini sono stati arrestati in Cisgiordania solo nel 2024, rispetto ai 500-700 bambini detenuti ogni anno dalle autorità israeliane, prima del conflitto. Anche un numero imprecisato di bambini di Gaza è stato detenuto. I bambini palestinesi sono gli unici minori ad essere giudicati sistematicamente dai tribunali militari. Molti di loro vengono arrestati arbitrariamente, anche solo per aver espresso dissenso sui social o per aver partecipato ad una manifestazione e molto spesso vengono trattenuti senza alcun processo o accusa. Bambini e bambine intervistati ci hanno raccontato di aver subito abusi fisici, psicologici, sessuali, di essere stati umiliati e affamati. Leggi le testimonianze.

I diritti negati dei palestinesi in Cisgiordania

I palestinesi in Cisgiordania sono soggetti a un complesso sistema di controllo composto da barriere. Le barriere fisiche riguardano il muro di separazione, i checkpoint, i blocchi stradali, il blocco aereo e marittimo. Le barriere legali e burocratiche invece sono i permessi che diversificano e frammentano la popolazione palestinese (ID di Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme Est e palestinesi all’interno del territorio israeliano), l’applicazione della legge marziale ai palestinesi in Cisgiordania (diversamente dai coloni israeliani che rispondono alla legge civile), la divisione delle strade percorribili dalle targhe verdi palestinesi e le targhe gialle israeliane all’interno del territorio palestinese occupato. Il sistema di controllo a cui sono sottoposti i Palestinesi in Cisgiordania ne limita il loro diritto alla libertà di movimento, mina i mezzi di sussistenza e aumenta la dipendenza dagli aiuti umanitari. [1] I palestinesi possono costruire legalmente solo in meno dell'1% dell'Area C [2] - e anche all'interno di questo 1%, i permessi sono per lo più rifiutati dalle autorità israeliane.

Molti palestinesi in tutta la Cisgiordania si sentono anche a rischio di sfollamento e/o trasferimento forzato, arresti arbitrari e violenti attacchi alla persona e alla proprietà, a causa di un ambiente coercitivo generato dalle politiche israeliane. Di fatti, i palestinesi della Cisgiordania raccontano alle agenzie delle Nazioni Unite e alle ONG internazionali che continuano a subire minacce e attacchi alla loro vita, alla loro sicurezza fisica e psicologica che hanno un grave impatto sui diritti civili, politici, economici, sociali e culturali del popolo palestinese. Queste pratiche includono la demolizione, o la minaccia di demolizione, di case, scuole e infrastrutture, sul pretesto dell’assenza di permessi di costruzione israeliani su un suole che sulla base del diritto internazionale e gli Accordi di Oslo dovrebbe essere sotto l’Autorità palestinese. 

Nei primi sei mesi del 2025, il numero di minori sfollati in Cisgiordania a causa delle demolizioni delle loro case, ordinate dalle autorità israeliane, ha raggiunto un livello record: sarebbero oltre 600 i minori sfollati.

I bambini palestinesi e gli attacchi all’istruzione

Quasi mezzo milione di bambini e bambine palestinesi non può accedere a un'istruzione di qualità in un ambiente sicuro e a misura di bambino: demolizioni di scuole, confisca di attrezzature, restrizioni di movimento, doppi turni, attacchi delle forze israeliane vicino alle scuole o al loro interno con l'uso di armi da fuoco e gas lacrimogeni, incapacità di dare priorità all'istruzione e finanziamenti insufficienti sono solo alcuni degli ostacoli principali.  

Quasi due milioni di bambine e bambini palestinesi in Cisgiordania e Gaza non hanno accesso un’istruzione di qualità in un ambiente sicuro. A Gaza, oltre 658.000 studenti risultano completamente esclusi dalla istruzione formale da ottobre 2023 per la distruzione o il danneggiamento di più del 97% degli edifici scolastici, molti trasformati in rifugi per sfollati.   Iniziative di apprendimento temporaneo o a distanza raggiungono solo una parte degli studenti, mentre meno del 4% degli aiuti umanitari è destinato all’istruzione.

In Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, oltre 800.000 studenti sono stati colpiti da operazioni militari: 141 scuole attaccate, 96 studenti uccisi, centinaia feriti e arrestati. Inoltre, restrizioni di movimento, checkpoint e incursioni ostacolano l’accesso scolastico [3].

Molti studenti vivono una quotidianità fatta di violenza e paura, tra perquisizioni, gas lacrimogeni e sparatorie nei pressi delle scuole, con gravi effetti psicologici: ansia, tremori, perdita di fiducia, sintomi post-traumatici. Il trauma, la povertà e l’assenza di prospettive alimentano il rischio concreto di una generazione perduta (UNRWA, Nazioni Unite).

Il nostro intervento nel Territorio Palestinese Occupato

Come Save the Children, ci è stato negato il rinnovo della registrazione: senza di essa, non sarà possibile far entrare personale internazionale specializzato né beni di prima necessità. Tutto questo mentre i bisogni della popolazione, e soprattutto dei bambini, sono enormi. Nonostante le restrizioni, continueremo a operare grazie agli oltre 300 operatori palestinesi e ai partner locali. Ma ostacolare l’azione umanitaria significa mettere in pericolo altre vite.*


Forniamo servizi essenziali e sostegno ai bambini palestinesi dal 1953 e siamo presenti permanentemente nel Territorio Palestinese Occupato dal 1973, con una presenza stabile e una rete di 306 operatori, di cui 224 a Gaza, e 18 organizzazioni partner attive, di cui 8 a Gaza. Lavoriamo per rispondere all’enorme emergenza umanitaria che colpisce milioni di bambini e famiglie. 

Il nostro team opera in tutto il territorio palestinese, con partner locali, per garantire che le bambine e i bambini sopravvivano, abbiano la possibilità di imparare, siano protetti da ogni tipo di abuso e che tutti gli attori si impegnino a rispettare la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia e dell’Adolescenza (UNCRC). Supportiamo l'educazione prescolare e la transizione alla scuola primaria, a stretto contatto con le autorità locali e le comunità, per migliorare la copertura e la qualità dei servizi mirati allo sviluppo della prima infanzia per i minori di 0-6 anni in Cisgiordania e a Gaza. Tra il 2022 e il 2024 abbiamo raggiunto 8.322 persone.  Scopri di più sui nostri Centri di Educazione Pre-primaria

Creiamo un ambiente favorevole e sicuro per le persone con disabilità, in particolare ragazze e ragazzi, giovani, donne e le loro famiglie, affinché abbiano un accesso equo ai servizi e godano dei diritti e delle libertà fondamentali. Rafforziamo il sistema di protezione nel territorio occupato attraverso un programma che mira a rafforzare i meccanismi comunitari di protezione dell’infanzia nelle emergenze e nei contesti di conflitto, per migliorare l’accesso di bambini e famiglie a sistemi di protezione efficaci e collegati al sistema nazionale, con particolare attenzione alle comunità più a rischio ed al reinserimento dei bambini e delle bambine ex-detenuti/e. Tra il 2022-2024 abbiamo raggiunto 22.508 minori.

Entrambi i programmi di Protezione dei minori e dei Centri di Educazione pre-primaria sono stati rinnovati per il biennio 2025-2027.

A Gaza, stiamo contribuendo alla risposta di emergenza attraverso sia l’Humanitarian Fund interno che attraverso quello coordinato da OCHA con un intervento multisettoriale (accesso ad acqua, servizi igienico-sanitari, Salute e nutrizione materna e infantile, sicurezza alimentare e sostentamento, assistenza economica, centri educativi temporanei, supporto psicologico).

Riscontriamo quotidianamente gravi ostacoli a Gaza a causa delle restrizioni agli accessi imposte dal Governo israeliano, dei continui bombardamenti, del collasso dei servizi essenziali e dell’insicurezza per il personale umanitario. Nonostante tutto, il nostro staff continua eroicamente a operare sul campo, mettendo a rischio la propria vita per portare aiuto a chi ne ha più bisogno.

Note:
[1] OCHA oPt,https://www.ochaopt.org/country/opt
[2] L'Area C contiene tutti gli insediamenti israeliani, le strade di accesso utilizzato per gli insediamenti, zone cuscinetto (vicino a insediamenti, strade, aree strategiche, e in Israele) e quasi tutta la Valle del Giordano e il deserto di Giuda.
[3] Report of the Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel (A/HRC/59/26) - Question of Palestine
[4] https://www.ochaopt.org/content/un-reiterates-its-call-demolitions-end-and-international-law-be-respected

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