Un bambino su 6 soffre le violenze della guerra o le sue conseguenze

Bambino in guerra

Condividiamo con forza le parole del Papa nella Giornata Mondiale della Pace 2019, che richiamano l’attenzione della comunità internazionale sui bambini vittime dei conflitti: “Nel mondo, un bambino su sei è colpito dalla violenza della guerra o dalle sue conseguenze”.  Infatti, come affermava con forza nel 1919 Eglantyne Jebb, la fondatrice della nostra organizzazione, ogni guerra è una guerra contro i bambini.

Le conseguenze per i minori che vivono in zone di conflitto o che sono costretti a fuggire in altri paesi da soli o con le loro famiglie, sono enormi. Riguardano il rischio di morire per l’assenza di cure mediche o per fame, o di vedere compromesso il loro futuro per i traumi subiti, perché sono tagliati fuori dall’educazione e esposti al rischio di violenze, e, nel caso delle bambine, a quello dei matrimoni precoci

Due bambini su 3 che soffrono di malnutrizione cronica si trovano in paesi dove c’è la guerra, mentre nelle 10 aree maggiormente devastate dai conflitti – RD Congo, Sudan, Afghanistan, Yemen, Somalia, Sud Sudan, Siria, Nigeria, Repubblica Centrafricana e Iraq - più di 4,5 milioni di bambini sotto i cinque anni (in aumento del 20% rispetto al 2016) sono colpiti da malnutrizione acuta grave. In Yemen, circa 120.000 bambini sono in questo momento in condizioni catastrofiche e rischiano di perdere la vita a causa della crisi alimentare conseguenza del conflitto. Ma ci sono anche conseguenze gravi che lasciano il segno su un numero ancora più ampio di bambini, come accade per i 27 milioni di minori che non hanno più accesso all’educazione perché le loro scuole sono prese di mira dagli attacchi, occupate dai gruppi armati o perché i genitori hanno paura di mandare i figli a scuola. Essere tagliati fuori dalla scuola aumenta anche il rischio di sfruttamento del lavoro minorile, che nelle aree di conflitto supera del 77% la media globale, mentre per le bambine i contesti di guerra sono un incentivo ai matrimoni precoci, decisi spesso dalle famiglie nel tentativo di evitare altri tipi di abusi e violenze. In Yemen, la percentuale di spose bambine supera oggi i 2/3 del totale delle giovani nel Paese, rispetto alla metà prima dell’escalation del conflitto, mentre tra i rifugiati siriani in Giordania, la percentuale di ragazze sposate prima di aver compiuto i 18 anni è quasi triplicata tra il 2011 e il 2014 raggiungendo il 32%.

“Nessun bambino dovrebbe essere vittima delle violenze, della paura e dei traumi che possono avere gravi conseguenze sullo sviluppo fisico e mentale. I diritti umani fondamentali e il diritto internazionale, che dovrebbero proteggere i bambini dagli effetti devastanti della guerra, sono violati continuamente e impunemente,” ha dichiarato Daniela Fatarella, Vicedirettrice di Save the Children “I governi di tutto il mondo, come suggerisce Papa Francesco nel suo discorso, possono e devono fare tutto ciò che è in loro potere per mettere fine a questa inaccettabile violenza. In particolare chiediamo che tutti i bambini siano protetti da uccisioni e menomazioni, che scuole e ospedali siano considerati luoghi sicuri di protezione per i bambini e che ogni bambino colpito dalla guerra riceva il supporto necessario affinché possa ricostruire il proprio futuro.”

Per approfondire leggi il comunicato stampa.