Come parlare di guerra a scuola e cosa c’entra l’articolo 11 della Costituzione?

ragazzi e ragazze seduti ad un tavolo in un aula di un punto luce ascoltano un educatore che gli parla

La domanda più importante che potremmo sentirci rivolgere dagli studenti, soprattutto delle primarie e secondarie di I grado, è: ma siamo o no in guerra? Come sappiamo, l’Italia ha nella sua Costituzione il principio pacifista, contenuto tra gli articoli fondamentali: si tratta dell’art. 11, il quale recita:

"L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo."

L’articolo 11: come parlarne in aula

La scelta del termine “ripudia”, invece che “rinuncia”, racchiude in sé la condanna morale verso gli orrori e la distruzione causati dalla Seconda guerra mondiale e, soprattutto, il rifiuto di ogni propaganda militarista, di politiche e ideologie che giustifichino o nobilitino l’utilizzo della guerra – di aggressione e offesa, oltre che come alternativa legittima allo sforzo diplomatico e al dialogo in caso di controversie internazionali. I padri e le madri costituenti stabilirono una rottura netta col passato recente, dove nazionalismo e imperialismo avevano portato al vicolo cieco della guerra totale.

3 Attività didattiche per comprendere la guerra contemporanea

Per cominciare, segnaliamo una attività utile a comprendere la guerra contemporanea: 

  • Uranica: si tratta di un gioco storico-didattico di simulazione, realizzato dall’Associazione Lapsus ispirandosi proprio al conflitto russo-ucraino del 2014, e interno al laboratorio Come cambia la guerra nel ‘900 (rivolto alle scuole secondarie di I e II grado).

Parlare di guerra a bambini, bambine o ragazzi e ragazze molto giovani significa anzitutto affrontare la confusione e il rumore di fondo costante in cui siamo immersi, proprio di un sistema informativo che produce distorsioni cognitive, stati emotivi di preoccupazione e ansia, confusione.

E allora partiamo da qua: la scuola può avere un grande e fondamentale ruolo nel mettere ordine, confrontandosi con il mainstream e le miriadi di informazioni a cui siamo tutti e tutte soggetti. Come?

  • Una prima attività da realizzare con la propria classe è la ricostruzione essenziale del contesto da cui è derivato il conflitto, che quindi dovrà appoggiarsi necessariamente sul metodo storico. Per fare ciò, consigliamo di applicare alcune delle attività contenute nel manuale del 2012 "Storia…facendo. Spunti operativi per un percorso di storia a partire dalla prima classe della scuola elementare" a cura dell’ISTORETO (Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea), in particolare quelle proposte nel capitolo 3 (p. 25), La ricerca e la produzione di informazioni per ricostruire il passato: sebbene suggerite in un contesto scolastico, possono essere adattate a seconda della classe d’età a temi differenti;
  • Riportiamo poi un articolo recente pubblicato da Historia Ludens, rispetto ad attività possibili per un laboratorio sul tempo presente da applicare a eventi della stretta attualità, imparando a costruire e applicare una griglia interpretativa critica.

Affrontare le fake-news legate al conflitto e non 

Il tema dell’educazione ai media acquisisce maggiore importanza durante un conflitto armato a cui tutta la popolazione, minori e adulti, è sovraesposta mediaticamente in modo intensivo tramite più canali (mass media, social network).

Da questo punto di vista, in un clima di mobilitazione crescente degli animi, la scuola rappresenta un presidio di razionalità e intelligenza critica.

Suggeriamo quindi alcuni laboratori che possano favorire lo sviluppo del pensiero computazionale (consapevolezza dei nessi causali) e competenze orientative nel campo dell’informazione:

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