Gaza: 15 anni di blocco e un’infanzia negata ai bambini

palazzi distrutti e macerie dopo un attacco a Gaza

Negli ultimi 15 anni, le bambine e i bambini della Striscia di Gaza hanno sopportato drammatici momenti: cinque escalation di violenza, la pandemia da COVID-19, oltre a un blocco terrestre, aereo e marittimo imposto dal governo di Israele che ne limita la vita. I bambini rappresentano il 47% dei due milioni di abitanti di Gaza e oltre 800.000 non hanno mai conosciuto una vita senza il blocco

Oltre ai danni fisici, alle privazioni economiche e alla mancanza di accesso a servizi essenziali come l'assistenza sanitaria, il blocco ha peggiorato le condizioni psicologiche di molte bambine, bambini e adolescenti.

Intrappolati 

I dati emersi dal rapporto pubblicato oggi segnalano che l’80% dei bambini di Gaza, soffrono di disagio emotivo. Una percentuale, sempre più in aumento rispetto al 55% del 2018, quando è stato realizzato uno studio simile. Il rapporto mette in evidenza un notevole peggioramento delle condizioni in cui sono costretti a vivere bambine, bambini e adolescenti e come la situazione attuale abbia un impatto profondamente negativo sul loro benessere e sulla speranza in un futuro migliore.

Inoltre, il rapporto ha rilevato un considerevole aumento di bambini che hanno riferito di sentirsi spaventati (84% rispetto al 50% del 2018), nervosi (80% rispetto al 55%), tristi o depressi (77% rispetto al 62%) e in lutto (78% contro 55%). Più della metà di loro ha pensato al suicidio (il 55% di loro) e tre su cinque hanno commesso atti di autolesionismo (59%).

I genitori o caregiver che hanno partecipato alla raccolta dati, hanno sottolineato che il 79% dei bambini e degli adolescenti hanno avuto un aumento degli episodi di enuresi notturna rispetto agli scorsi anni e circa il 59% di loro ha affermato che molti minori hanno difficoltà nel linguaggio e nella comunicazione, o soffrono di mutismo reattivo temporaneo, un sintomo che è conseguenza di traumi o abusi.

Determinati aspetti, hanno un impatto enorme sullo sviluppo, l'apprendimento e l'interazione sociale di bambine, bambini e adolescenti, sia nell’immediato che a lungo termine.

Se il blocco fosse rimosso…

Per la stesura del rapporto abbiamo consultato 488 bambini e 168 genitori e assistenti nella Striscia di Gaza, ripetendo una nostra ricerca simile condotta nel 2018 per i diritti dell'infanzia. Riportiamo alcune delle testimonianze più forti rilasciate da due bambini intervistati.

Ameera, 14 anni, ci ha raccontato come cambierebbe la sua vita se l’embarco fosse stato rimosso oggi, dicendoci che si sentirebbe più connessa al mondo intero. “Potrei fare quello che voglio e andare dove voglio. Studierei informatica e in particolare mi laureerei in progettazione della realtà virtuale. Questo è ciò che voglio davvero fare nella mia vita, ma non posso farlo qui a Gaza, non abbiamo un programma del genere".  

Amr, 14 anni, ricorda ancora la paura che ha provato durante l'escalation di violenza dell’anno scorso: "Durante la notte non riuscivo a dormire perché avevo gli incubi. Avevo davvero paura che bombardassero la nostra casa o che bombardassero di nuovo i nostri vicini. Ero nervoso. Raccontavo a mio padre degli incubi e lui mi rassicurava che non sarebbe successo".

Jason Lee, direttore di Save the Children nei Territori palestinesi occupati, ha dichiarato: “I bambini di Gaza con cui abbiamo parlato per realizzare questo rapporto, hanno raccontato di vivere in un perenne stato di paura, preoccupazione, tristezza e sofferenza, in attesa che scoppi il prossimo round di violenza e che si sentono incapaci di dormire o di concentrarsi. L'evidenza fisica del loro disagio, con enuresi notturna, perdita della capacità di parlare o di completare i compiti di base, è scioccante e dovrebbe servire da campanello d'allarme per la comunità internazionale”.
Nel video viene riportata l’intera testimonianza dal campo del direttore Jason Lee:


Chiediamo a tutte le parti di affrontare le cause profonde di questo conflitto e attivare azioni concrete per proteggere tutti i bambini e le famiglie che meritano di vivere in sicurezza e dignità. Inoltre, chiediamo al governo di Israele di adottare misure immediate per rimuovere il blocco della Striscia di Gaza nel quadro della Risoluzione 1860 (2009) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La comunità internazionale dovrebbe urgentemente chiedere a Israele di compiere questi passi, oltre a porre fine all'occupazione in corso e a lavorare con tutti gli attori in campo, affinché si creino le condizioni per rinnovare i colloqui tra le parti in conflitto e arrivare ad una giusta soluzione.
 

Per approfondire leggi il comunicato stampa.

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